Zanzara Tigre da non sottovalutare. Di Andrea Casarini

Insetto appartenente all’ordine dei Ditteri la zanzara tigre,  originaria del Sud Est asiatico, sfruttando i trasporti commerciali umani rappresenta un tipico esempio di  organismo con  grande capacità colonizzatrice. Infatti, nella metà del XX secolo si è  diffusa in Africa e nel Medio Oriente e a seguire nel continente Sud Americano, negli Stati Uniti d’America, in Oceania e per ultima in Europa (1)

I primi esemplari riprodotti in Europa sono stati ritrovati a Laç nell’Albania settentrionale nell’agosto 1979 mentre, in  Italia, fa la sua comparsa intorno agli anni ’90  attraverso il commercio di pneumatici usati importati da un’azienda genovese in rapporti commerciali con paesi extraeuropei, tra i quali il Giappone e gli Stati Uniti (2). Da qui, negli ultimi 35 anni  si è diffusa praticamente in tutta la penisola (unica regione che sembra esserne completamente priva è la Valle d’Aosta) ove,  la presenza di “siti a rischio”, come appunto i pneumatici usati e altri contenitori dove ristagnano anche piccole quantità di acqua ha favorito  la creazione di “aree primarie di colonizzazione” dalle quali inizia l’insediamento del territorio circostante “le mappe di diffusione sono visibili sul sito dell’European Centre Disease Prevention and Control”.

Ad oggi la zanzara tigre non deve  più  essere considerata  come un semplice “fastidioso insetto” ma come un  pericoloso vettore di arbovirus di grande importanza sanitaria inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo redatto dallo IUCN/ISSG. (3)

Ne è un prova l’episodio epidemico di febbre da Chikungunya virus verificatosi in alcune zone della Regione  Emilia Romagna nell’estate del 2007 e che ha rappresentato la prima comparsa di una malattia umana da arbovirus, trasmessa da uomo ad uomo attraverso una zanzara in un paese a clima temperato ed al di fuori dell’area endemica.

Nel bacino del Mediterraneo oltre a quello della Chikungunya l’Aedes albopictus risulta implicata nella trasmissione in natura di diversi arbovirus:

  1. 3 Flavivirus (Dengue, West Nile e Encefalite Giapponese)
  2. 6 Bunyavirus (Jamestown Canyon, Keystone, LaCrosse, Potosi, Chache Valley, Tensaw)
  3. 2 Alfavirus (Chikungunya, Encefalomielite Equina dell’Est).

Per quanto riguarda la stretta socializzazione con gli uomini, la zanzara tigre in Europa è molto simile alla zanzara comune ma, mentre le zanzare appartenenti alla  specie Culex pipiens (4)  preferiscono specchi d’acqua più ampi per la deposizione delle uova e tollerano meglio il freddo, l’ Aedes albopictus occupa una nicchia piuttosto ampia che non si sovrappone con quella di specie autoctone e/o naturalizzate, le quali non risultano così in grado di ostacolarne la diffusione.

Purtroppo, il fenomeno delle invasioni  di specie alloctone, non solo relativo alle zanzare, è in rapida e costante crescita ed interessa tutti i tipi di ecosistemi e gruppi tassonomici rappresentando, a livello globale, la seconda causa di minaccia per la biodiversità   con effetti in alcuni casi devastanti  sia per  gli ambienti naturali sia  per gli organismi che vivono al loro interno.

Altra problematica legata alle  invasioni biologiche di specie alloctone  è quella legata agli elevati costi economici ,sociali e sanitari  che rendono ancora più urgente approntare rapide soluzioni.

Rispondere a questo tipo di invasioni è quindi una sfida particolarmente complessa che  richiede un piano di lotta integrata  piuttosto amplio e diversificato che consta:

  1. censimento e mappatura dei focolai larvali non eliminabili e dei “siti sensibili”
  2. lotta anti larvale (eliminazione dei focolai, prevenzione alla creazione di nuovi focolai, trattamenti larvicidi, utilizzo di predatori come Gambusia e Copepodi Ciclopoidi ecc…)
  3. lotta agli adulti (trattamenti adulticidi a carattere straordinario, metodi di protezione meccanici e personali)
  4. monitoraggio quantitativo dei livelli di infestazione
  5. divulgazione, educazione, sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza (Ordinanze, Regolamento di Igiene Pubblica ecc..)
  6. utilizzo di tecniche innovative per prevenire la diffusione della specie

(1) J.-E. Scholte & F. Schaffner (2007): Waiting for the tiger: establishment and spread of the Aedes albopictus mosquito in Europe. In: Emerging pests and vector-borne diseases in Europe. Volume 1, W. Takken & B. G. J. Knols, ed. Wageningen Academic Publishers.

(2) Diffusione mondiale e in Italia “Romeo Bellini, Marco Carrieri”   Centro Agricoltura e Ambiente di Crevalcore

(3) Global Invasive Species Database (gestito dalla Species Specialist Group Invasiva (ISSG) della Species Survival Commission (SSC) della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) .                                                                                                                            (4) M. Carrieri et al. (2003): On the Competition Occurring Between ‘Aedes albopictus’ and ‘Culex pipiens’ (Diptera: Culicidae) in Italy. Environ. Entomol. 32(6):1313-1321

Andrea Casarini