Xylella fastidiosa: prevenire e curare nel rispetto di ambiente e salute

Scoppiato ad inizio 2015 in Salento, il caso Xylella Fastidiosa è stato inizialmente sottovalutato, finché non è diventato un vero e proprio caso mediatico, per colpa, come molto spesso accade, di speculazioni giornalistiche ed autorità incompetenti. La X. fastidiosa è un batterio gram-negativo non sporigeno appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae caratterizzato da una elevata variabilità genetica e fenotipica che si trasmette attraverso insetti vettori (es. Cicaline, famiglia Cicadellidae) che, con l’apparato boccale di tipo “pungente – succhiante”, acquisiscono il batterio nutrendosi dai vasi xilematici delle piante infette trasmettendolo a quelle sane. Colpisce oltre 150 specie vegetali, tra cui piante coltivate di interesse agricolo (agrumi, vite, pesco, mandorlo, olivo, ecc.), specie ornamentali (oleandro), essenze forestali (acero, quercia, ecc.) e specie spontanee (erbe ed arbusti); il batterio può essere presente in uno stato latente in molti ospiti asintomatici (es. Artemisia douglasiana, Echinochloa spp.) che costituiscono una fonte di inoculo per i vettori.

Da sinistra verso destra alcuni dei possibili vettori di XF in Italia e in Europa:
Philaneus spumarius L. o sputacchina media – Zeuzera pyrina o rodilegno giallo – Cicadella lasiocarpae
La sintomatologia riconducibile alla sottospecie del batterio associata al “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” in Puglia sono la bruscatura fogliare (‘leaf scorching’) con disseccamenti nella parte apicale e/o marginale della lamina, disseccamenti più o meno estesi a carico della chioma con interessamento dapprima di rami isolati e poi di intere branche e/o dell’intera pianta e imbrunimenti interni del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle branche e del fusti. L’EPPO (Organizzazione Europea per la Protezione delle Piante) considera Xylella fastidiosa come un organismo da quarantena e l’ha inserito nella lista A1 (OEPP/EPPO, 1989); è un organismo da quarantena anche per il COSAVE (Comutè de Sanidad Vegetal – Sud America) e, limitatamente alla ssp. pauca, perfino per gli Stati Uniti.
Per l’Unione europea a il batterio Xylella fastidiosa  è un organismo da quarantena (allegato I AI della Direttiva del Consiglio 2000/29/CE); ciò significa che una volta individuato sulla pianta e in seguito all’accertamento del servizio fitosanitario regionale, gli esemplari colpiti devono essere distrutti in modo da bloccare la diffusione dell’agente patogeno. Tuttavia la controversa questione sul da farsi impone tassativamente di rivolgersi al servizio fitosanitario locale se si hanno sospetti di presenza o si è individuata tale patologia. I metodi di lotta diretta e di difesa contro la Xylella fastidiosa attraverso l’utilizzo di pesticidi si sono rivelati inefficaci nella maggior parte dei casi in quanto l’eziologia di tale malattia non è ancora del tutto chiara. Secondo la Lega Tumori Leccese (LILT), la “cura è di gran lunga peggiore dell’infezione, essendo la chimica (e i pesticidi lo sono) responsabile di gravi danni alla salute umana”; dura anche la posizione del Forum Ambiente e Salute che parla di una strategia non sostenuta da ricerche a 360° (focalizzate sulla xylella ma che non hanno escluso responsabilità dei funghi) e dall’elaborazione di una cura con pesticidi che potrebbe aiutare gli ulivi avvelenando il resto delle coltivazioni e della macchia mediterranea, favorendo soltanto le multinazionali che producono i prodotti che gli agricoltori dovranno acquistare con i propri fondi.

L’unico metodo che sembra avere un risultato veramente efficace, si parla sempre di basse probabilità di contagio, è la prevenzione attraverso l’uso di buone pratiche agronomiche ampiamente diffuse nello secolo scorso, grazie alle quali si ostacola il vettore di Xylella.
La gestione corretta del suolo può essere un aiuto efficace; ad esempio è importante ridurre le perdite di acqua per evaporazione del terreno aumentandone al contempo la macro porosità e favorirne un buon arieggiamento.
La rimozione degli scarti di potatura tramite bruciatura andrebbe eseguita in quanto eventuali parassiti possono annidarsi tra le ramaglie, al riguardo comunque vigono normative comunali ed è meglio fare riferimento ad esse per non incorrere in problemi.
Per la potatura in se è necessario attuare le norme basilari come praticare i tagli in giornate asciutte quando l’umidità non è elevata e seguire tutti gli accorgimenti necessari come la protezione dei tagli più grossi con prodotti specifici; secondariamente si dovrà provvedere a sterilizzare la strumentazione di lavoro soprattutto per gli strumenti di taglio per la potatura anche se non è strettamente necessario, così facendo però si può evitare l’inoculo di altri agenti patogeni.

Altro sistema di lotta e prevenzione è l’utilizzo delle “acque di vegetazione”: sono delle acque ricavate tramite centrifugazione, la componente oleosa delle olive viene isolata, ricche in acidi fenolici e pare che gli agricoltori che normalmente le utilizzavano per irrorare i campi come fertilizzante, non abbiano contratto l’infezione.

Di Andrea Casarini