WWF: risorse al limite. Anche nel Mediterraneo

Fonte: greenreport.it – Foto di Claudia Amico 

In occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione, il Wwf richiama l’attenzione  sugli oceani, ambienti tra i più sfruttati del pianeta: «il 33% degli stock ittici mondiali monitorati è sfruttato in eccesso e più del 60% è  sfruttato al massimo delle loro capacità. 3 miliardi di persone nel mondo consumano pesce, così ché il drammatico impatto della pesca insostenibile mette a rischio non solo gli stock ittici, ma anche il sostentamento delle popolazioni. Una situazione peggiorata anche dagli effetti del cambiamento climatico globale sui mari del mondo che aggiunge problemi quali acidificazione, riscaldamento delle acque, aumento del livello del mare, effetti che si stanno manifestando soprattutto nell’emisfero sud del pianeta».

Secondo la presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, «Lo sfruttamento degli oceani mette a rischio la sopravvivenza di buona parte dell’umanità, non solo la sicurezza di circa un miliardo di persone che dipendono, direttamente o indirettamente dalle risorse ittiche come fonte di cibo e di reddito, comunità che vivono soprattutto in paesi in via di sviluppo. I mari e gli oceani ricoprono gran parte del nostro pianeta, alterarne gli equilibri ecosistemici potrebbe provocare danni irreversibili. Nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione la parola d’ordine è consapevolezza ed educazione ai consumi».

Un allarme lanciato dal Panda anche  attraverso la  nuova campagna di comunicazione paneuropea e multimediale “Questa specie presto sparirà (anche il pesce)” che evidenzia «il legame tra le minacce della pesca insostenibile e la sicurezza alimentare e economica di milioni persone nel mondo – pescatori, trasformatori, inscatolatori, così come tutti colori che dipendono dal pesce come risorsa di nutrimento».

La Campagna  punta a diffondere semplici consigli per un consumo responsabile di pesce,  tramite la sua guida online realizzata nell’ambito del progetto Fish Forward».

Il Wwf è convinto che i consumatori europei possono fare qualcosa per cambiare questa tendenza: »L’Europa rappresenta il più grande mercato ittico del mondo: il 60% di pesce e molluschi che circola sui banchi frigo o nelle pescherie è di importazione e più della metà di questo proviene da paesi in via di sviluppo. L’Europa potrebbe quindi diventare l’attore chiave per il cambiamento dell’industria ittica globale. Scegliere di favorire la pesca sostenibile in questo caso, fa la vera differenza, specialmente nei confronti di milioni di persone il cui sostentamento dipende dal pesce. La Campagna chiama in causa consumatori, commercianti e rappresentanti dell’UE e delle istituzioni degli Stati membri, come componenti di una filiera, perché ognuno si assuma le proprie responsabilità nel favorire lo sviluppo di un mercato ittico sostenibile in tutto il mondo».

Le indicazioni fornite dalla Guida riguardano gli acquisti sia nella grande distribuzione che nelle pescherie locali: nel primo caso la scelta di prodotti ittici provenienti dall’estero va indirizzata verso prodotti certificati Marine Stewardship Council (Msc) o  Aquaculture Stewardship Council (Asc) i due ‘ecolabel che certificano il pesce allevato secondo criteri di sostenibilità e che attestano la sostenibilità della pesca, «Mentre al banco del fresco – spiegano al Wwf – non è solo questa la strada per un consumo responsabile, ma è importante scegliere prodotti provenienti da pesca locale, che siano superiori a certe dimensioni e orientarsi sulla scelta delle specie meno conosciute (pesce povero), e tuttavia buone da mangiare. Gli stock di queste specie infatti sono spesso in condizioni migliori. È solo attraverso un consumo responsabile che si potranno proteggere i mari contro l’uso indiscriminato delle risorse naturali e tutelare le comunità locali dalle minacce a cui sono sottoposte, spingendo i Governi a mettere in atto politiche di lotta alla pesca illegale e verso pratiche più sostenibili».

Il Panda italiano lancia nuovamente un allarme per il Mediterraneo: «E’ ormai in uno stato di grave crisi: decenni di cattiva gestione e sfruttamento hanno pesantemente impoverito le sue risorse marine, fino al punto che oggi più dell’80% degli stock monitorati risulta sovra sfruttato». Tutto ciò si traduce in un’enorme minaccia per quei pescatori artigianali che pescano seguendo le regole e per le comunità costiere locali in generale. La flotta di pesca artigianale rappresenta infatti l’84% del totale: si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore vivono intere comunità e paesi.

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