Vittorio De Sica e gli ebrei salvati dai rastrellamenti con il film “La porta del cielo”

ROMA – La porta del cielo è un film del 1944, commissionato dal Vaticano, diretto da Vittorio De Sica e sceneggiato da Cesare Zavattini, girato a Roma durante i mesi dell’occupazione tedesca. Grazie a questo film e all’intuizione e all’eroismo di De Sica e Zavattini, centinaia di ebrei vennero salvati dalla deportazione perchè scritturati come comparse.

Le riprese del film iniziarono il primo giorno di marzo del 1944. Poche sere prima dell’inizio delle riprese De Sica e Zavattini assistettero ad una deportazione di ebrei romani:due camion, uno con i bambini e le donne e l’altro con gli uomini. Tornati a Cinecittà cominciarono così a scritturare partigiani, ebrei, amici di intellettuali. Si chiusero, dalla mattina successiva, nella splendida Basilica di San Paolo fuori le mura, sulla quale sventolava la bandiera bianca e gialla del Vaticano, che non era in guerra con nessuno. Erano più di 800 persone, che vivevano lì dentro. Tutti i componenti della troupe ebbero uno speciale permesso di circolazione. Le autorità nazi-fasciste erano perfettamente a conoscenza di ciò che stava succedendo all’interno della Basilica, ma non potevano intervenire per l’extraterritorialità perchè la stessa era a tutti gli effetti territorio Vaticano.

Per settimane De Sica continuò a girare senza pellicola e avrebbe continuato per mesi in attesa della Liberazione. Arrivò poi l’alba del 4 giugno 1944 e anche dall’interno della Basilica si udirono i rumori dei carri armati americani, le grida della gente in festa: le truppe alleate avevano sfondato e gli americani erano entrati nella Capitale, Roma era stata liberata.

Oggi ho visitato il grande Cimitero Monumentale del Verano a Roma, dove, insieme a tanti personaggi famosi riposa anche Vittorio De Sica. Una piccola pietra era adagiata sul grande marmo. Sulle tombe dei cimiteri gli ebrei depongono sempre pietre al posto dei fiori per ricordare i loro cari e anche le origini del loro popolo. Simbolo quella piccola pietra che a distanza di oltre 70 anni quel gesto eroico, e forse poco conosciuto, del generoso Vittorio De Sica è sempre vivo per i sopravvissuti e per i loro discendenti.

Paola Settimini