Verità e fakenews sulla vespa vellutina o calabrone killer

Un articolo di Andrea Casarini

Arriva il calabrone killer, la “vespa aliena” che uccide con la sua puntura.
Calabrone killer, dalla Cina all’Italia: la sua puntura può uccidere…

Come da qualche anno a questa parte, soprattutto nel periodo estivo, appaiono fake news ed articoli allarmistici su un insetto appartenente all’ordine Hymenoptera famiglia Vespidae, scientificamente conosciuto come Vespa velutina e chiamato da “molti esperti” calabrone killer gigante.
Interessandomi di entomologia fin da ragazzo vorrei fare chiarezza una volta per tutte sulla reale pericolosità di questo famigerato “serial killer”.
Dalle zone di origine questa specie è stata accidentalmente introdotta in Corea del Sud nel 2003 e in Francia nel 2005 nei dintorni di Bordeaux molto probabilmente attraverso un carico di bonsai di origine cinese; successivamente dalla Francia, dove la diffusione di questo Imenottero è stata rapida arrivando ad interessare almeno 45 dipartimenti, è arrivata a fine 2013 in altri paesi dell’Europa quali Belgio, Spagna Portogallo ed infine nel 2012 in Italia con il ritrovamento del primo esemplare a Loano.
A fine 2013 la presenza della Vespa velutina è stata accertata con sicurezza in Liguria, soprattutto in provincia di Imperia ed in Piemonte nella parte meridionale della provincia di Cuneo.


A occhio inesperto questo imenottero può apparire molto simile al calabrone europeo (Vespa crabro) anche se possiede diversi dettagli che ne favoriscono e facilitano il suo riconoscimento:

•   In primo luogo è più piccolo rispetto al nostro calabrone europeo dato che raggiunge al massimo i 3 centimetri di lunghezza contro i 5 centimetri della specie nostrana. 
•   L’apice della zampa della Vespa velutina è giallo mentre quella della Vespa crabro è tendente al rossiccio.
•   Risultano neri se visti dall’alto anche testa e torace rispetto al bruno rossiccio del calabrone europeo.
•   L’addome è scuro nella parte prossimale al torace e giallo in quella terminale; configurazione molto simile a quella della nostra specie nostrana che tuttavia presenta una porzione gialla molto più amplia.

Per quanto riguardo il tasso di aggressività e la sua pericolosità nei confronti dell’uomo sfatiamo un mito in quanto è del tutto simile, nei comportamenti, a quello del calabrone europeo e di molti altri imenotteri appartenenti alla famiglia dei Vespidae.


Come per altre specie le sue punture possono rivelarsi molto pericolose sia nel caso siano esse ripetute sia quando i soggetti coinvolti siano allergici al veleno. La reazione può rimanere localizzata alla sede dove è avvenuta la puntura o comportare sintomi e segni generalizzati (reazione sistemica); le reazione localizzate consistono in un’infiammazione o in una risposta allergica circoscritta ai tessuti vicini all’area colpita dalla puntura con la formazione di ponfi dolorosi più o meno estesi ed edemi di almeno 8 centimetri di diametro interessanti l’area.
Lo sviluppo di reazioni allergiche sistemiche, nei soggetti predisposti, si può invece schematizzare in stadi successivi, dei quali i più avanzati si presentano solo nei quadri gravi tanto che, se non si interviene efficacemente nelle prime fasi della reazione, possono portare ad un quadro di shock anafilattico.
In ogni caso l’attenzione generale in questi casi è molto importante, dal momento che 8 persone su 100 possono sviluppare reazioni allergiche in seguito alla puntura di una vespa o, più in generale, di un insetto appartenete all’ordine degli Imenotteri.

Il discorso cambia totalmente se parliamo di biodiversità in quanto questo imenottero è senza ombra di dubbio la minaccia principale per le api che, come ben tutti sappiamo, son in drastica diminuzione in tutto il mondo (la così detta sindrome da spopolamento) a causa dell’uso smodato dovuto ai pesticidi neonicotinoidi.
Se infatti nei suoi luoghi di origine le sue prede si sono evolute tramite comportamenti atti a proteggersi dagli attacchi da noi la situazione è differente e grave.
Essendo una specie aliena priva di nemici naturali le api domestiche (Apis mellifera) sono completamente esposte a questi voraci predatori che, una volta intercettato l’alveare, lo sottopongono ad una pressione predatoria talmente elevata che le api smettono spesso di uscire dall’alveare compromettendo l’impollinazione e, giocoforza, lo stesso futuro della colonia.
Basti pensare che un singolo esemplare di vespa velutina può arrivare a predare un’ape ogni 10 secondi ed addirittura spingersi all’interno degli alveari creando gravissimi danni ed in alcuni casi la distruzione dell’intera colonia.