UOMO E NATURA: L’ILLUSIONE DI ESSERE IL “RE DEL CREATO”

A quasi 150 anni dalla 2° Rivoluzione Industriale e 70 anni dall’inizio della 3° la civiltà tecnologica è ancora ai suoi primi balbettamenti.
Eppure, le profonde modificazioni dello stile di vita alle quali l’uomo è potuto giungere fino ad oggi, sono avvenute in un periodo di tempo incredibilmente breve rispetto alla sua storia passata; è infatti solo nel corso del diciottesimo secolo che la civiltà occidentale è entrata di impeto in una nuova dimensione.
La messa a disposizione di una formidabile quantità di energia ha cambiato la scala del fenomeno industriale e di conseguenza le nostre abitudini e, l’utilizzazione dei combustibili fossili rappresentò un avvenimento fondamentale pari a quando i nostri antenati provarono per la prima volta ad accendere il fuoco o levigarono le pietre per farne utensili trasformandosi cos’ in qualcosa di umano…

Di colpo il prelievo delle risorse naturali è cresciuto in modo esponenziale consentendo alla nostra specie di intraprendere opere inimmaginabili sfruttando senza sosta le risorse messe a disposizione da nostra “madre terra” sia per necessità sia per mero profitto economico.
Dal determinarsi di questi fattori e dall’analisi dei “tempi moderni” risulta un nuovo equilibrio tra uomo e natura o…. per meglio dire …. la rottura di un equilibrio che si era mantenuto all’interno di un “range” durante tutta la nostra storia passata.
È inequivocabile che siamo giunti al punto che la nostra civiltà industriale, portata sempre più all’esasperazione, sembra racchiudere in sé stessa il germe della distruzione continuando a credere nella inesauribile ricchezza che la natura ci offre e, ancor più grave, aderendo all’obsoleto concetto di una supremazia incontrastata dell’”essere uomo” nei confronti della natura e di tutto quanto non è opera della nostra mano, del nostro spirito o della nostra conoscenza.
L’uomo non proteggerà mai qualcosa che ignora e che non comprende completamente!!!

Ed ecco allora trovarci ad affrontare in urgenza l’inquinamento con tutte le sue terribili conseguenze, la scarsità delle risorse, l’estinzione di specie animali e vegetali, il sovra sfruttamento dei terreni con conseguente distruzione di complessi ecosistemici, la gestione di fenomeni metereologici sempre più estremi.
Siamo noi soli i fautori del nostro destino e la storia non ci ha insegnato niente!!!

Chi non si ricorda o non ha mai sentito parlare del disastro di Seveso (10 luglio 1976) nell’azienda ICMESA di Meda che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube della tossina TCDD sostanza fra le più tossiche – del disastro di Bhopal (3 dicembre 1984) causato dalla fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile dallo stabilimento della Union Carbide India Limited o del più eclatante disastro di Černobyl (26 aprile 1986) classificato insieme all’incidente avvenuto nella centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi (marzo 2011) come catastrofico con livello 7 massimo della scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale) dell’IAEA??
L’ “homo sapiens” è stato soppiantato dall’ “homo faber” e la dicotomia tra il nostro incredibile potere e la poca razionalità e saggezza con cui lo applichiamo costituisce il “vero dramma” della nostra epoca e ci imprigiona in un circolo vizioso: la tecnologia ha ben apportato dei grossi benefici all’umanità ma, nel contempo, abbiamo volontariamente ed irresponsabilmente omesso e trascurato di controllarla e di accertare quali effetti negativi porti il suo uso e soprattutto il suo abuso.
Questo è il punto!!!
Devono emergere nuovi valori e nuove forme di organizzazione che ci consentono di sopravvivere e progredire in un mondo oramai mutato che dovrà giocoforza rispondere ad una nuova condotta ecologica profondamente diversa da quella che ci ha guidato sino ad oggi.

di Andrea Casarini