Una triste realtà. La sesta estinzione di massa

Un articolo di Andrea Casarini.

Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta e, al di la del “naturale” disgusto ed antipatia di alcune persone per questi piccoli invertebrati, rappresentano un gruppo di animali molto importante dal punto di vista ecologico.
Infatti, questi piccoli esseri sono il fulcro di tutte le catene alimentari, impollinano la stragrande maggioranza delle piante, mantengono il suolo sano, riciclano i nutrienti, controllano innumerevoli parassiti e, secondo un recente studio della FAO (presentato durante la conferenza internazionale su “Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione”) sono parte integrante delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone.

Purtroppo, secondo i due entomologi Francisco Sánchez-Bayo e Kris Wyckhuys, (ricercatori che lavorano presso la Scuola di Scienze della vita e ambientali dell’Università di Sydney, l’Università del Queensland e l’Accademia cinese delle scienze agrarie di Pechino) che hanno analizzato i dati di 73 diverse ricerche scientifiche, il 40% delle specie di insetti si sta riducendo e un terzo è classificata come “in pericolo”.
Tra 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più.
Uno scenario drammatico che dovrebbe non solo preoccuparci ma allarmarci, in quanto, siamo di fronte ad una “sesta estinzione di massa” che porta in se conseguenze di dimensioni più ampie di quanto possiamo mai immaginare.
Ogni anno, negli ultimi 30 anni, abbiamo perso il 2,5% della loro massa totale; l’uomo ha tutte le responsabilità del caso come comprovato dall’analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Biological Conservation che afferma come la causa principale dietro questo declino sia l’agricoltura intensiva e, in particolare, l’uso massiccio di pesticidi.
A dare manforte, ovviamente e di importanza non secondaria, anche i costanti processi di urbanizzazione, la perdita di habitat, il cambiamento climatico e fattori biologici quali introduzione di agenti patogeni e specie alloctone.
È un dato di fatto che senza gli insetti, soprattutto impollinatori, non ci sarebbe la straordinaria varietà botanica presente in natura.
Il numero di specie di farfalle, ad esempio, è diminuito del 58% su terreni coltivati ​​in Inghilterra tra il 2000 e il 2009; il numero di colonie di api negli Stati Uniti era di sei milioni nel 1947mentre oggi ne mancano all’appello 3.5 milioni.

È un dato di fatto che meno insetti = meno impollinazione = meno garanzia di biodiversità.
Anche i dati relativi allo studio “Importance of Pollinators in Changing Landscapes for World Crops, Royal Economic Society proceedings” forniscono per la prima volta una misura della nostra dipendenza dagli insetti impollinatori nella produzione di cibo; nello specifico gli autori evidenziano come, usando i dati di 200 paesi, si accerta che la produzione di frutta, verdura e sementi di 87 dei maggiori prodotti agricoli mondiali dipende dall’impollinazione animale, mentre solo 28 dei raccolti principali non dipendono dall’impollinazione animale.

Il monito fondamentale da seguire è:

• dire NO a pesticidi killer e all’agricoltura industriale ed intensiva
• dire SÌ a un’agricoltura ecologica, biodinamica e sostenibile contribuendo nel nostro piccolo  nel  sensibilizzare le persone verso queste  tematiche e, soprattutto, lasciando in pace questi adorabili insetti la cui importanza è oramai riconosciuta a livello mondiale.
Oltre a quanto esplicitato sopra altro ruolo fondamentale che svolgono questi piccoli animali è quello di essere ottimi “sistema sentinella animale” nel monitoraggio della qualità dell’ habitat.
Con questo importante concetto il “National Research Council” include ed intende le popolazioni animali esposte a contaminanti ambientali i cui dati possono essere regolarmente e sistematicamente raccolti, analizzati ed identificati al fine di monitorare un’ampia varietà di inquinanti ambientali pericolosi per la salute umana, per le diverse specie animali e per gli ecosistemi.

Per fare un esempio dalla presenza/assenza di Odonati (Libellule) o di Efemerotteri si deduce la qualità ambientale dei nostri fiumi in quanto le libellule sono dei buoni indicatori dei cambiamenti climatici il cui volo è condizionato dalla temperatura dell’aria che incide su intensità e durata della stagione riproduttiva.
Altro esempio è dato dalla presenza-assenza di bruchi di farfalla, di Lampris noctiluca (lucciola) o di alcuni Lucanidi (Lucanus cervus o cervo volante) dai quali si deduce la buona qualità dei nostri boschi.

 

In definitiva alcune specie animali (non solo insetti) sono in grado di rispondere in modo sorprendentemente efficace all’inquinamento o alle avvisaglie di un qualche disastro naturale rendendoli nostri indispensabili alleati nella prevenzione dei rischi naturali e industriali che minacciano la Terra.
La loro scomparsa e/o drastica riduzioni sarebbe drammatica per una svariata molteplicità di fattori ed è per questo che gli scienziati stanno facendo il possibile per avvisare l’opinione pubblica sui rischi che stiamo correndo andando incontro, se inascoltati, a un destino inevitabile causato dalla nostra stessa ingordigia e sete di denaro.

Andrea Casarini

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