Una bizzarra bici a due piani si aggira per le strade: chi è che la guida e come fa a non cadere? Vi sveliamo il mistero

Gira per Lavagna una bizzarra bicicletta a due piani con sopra un distinto signore e lo strano duo non passa certo inosservato. Le domande si susseguono: chi sarà? Perché lo fa? Come gli è venuta sta idea? Ma soprattutto… come diamine fa a salire e scendere? Vi sveliamo tutto.

L’inventore e unico guidatore è Valerio Gennaro, medico epidemiologo dell’ospedale San Martino di Genova: «L’idea è nata dopo aver provato una bici da trampolieri in Piazza Navona a Roma. Mentre tornavo verso casa avevo già deciso che ne avrei costruita una. Come non lo sapevo ancora».

Poi, come sempre, il bisogno aguzza l’ingegno: «Per costruirla è sufficiente saldare due telai, uno sopra l’altro». Sotto quello di una bici solida come potrebbe essere una mountain bike, sopra quello di una “graziella”. Le parti più delicate sono il manubrio, che deve essere regolato alla perfezione e la catena che da più di un metro e mezzo di altezza deve arrivare alle ruote.

Non è pericoloso guidare da così in alto?
«No, anzi è salutare. Cambiare prospettiva e poter osservare il mondo dall’alto agevola, invece che mettere in pericolo».

Ed ecco il nodo cruciale: come si fa a salire e scendere da quell’altezza?
«Beh, il trucco è un piccolo e quasi invisibile gradino laterale».

Sappiamo che tutto questo ha un significato, dei messaggi importanti su ambiente, salute e mobilità, quali sono?
«Il primo è relativo al riciclo. L’idea di base è che tutto può essere riciclato. Spesso ad esempio, alla fine della stagione estiva, molte bici vengono abbandonate sul lungomare. Invece che mandarle in discarica potrebbero essere la base per una nuova ricicletta».

L’attenzione all’ambiente del Dott. Gennaro parte da lontano ed è collegata alla sua professione di epidemiologo dell’IST di Genova, e da qui il secondo messaggio importante: «Studiando le cause primarie dei tumori non posso fare a meno di notare che la qualità dell’ambiente in cui viviamo sia un fattore fondamentale. Per questo da diversi anni sono il referente di zona di Medici per l’Ambiente, un’associazione interamente composta da medici che si impegnano nello studio, ricerca e diffusione delle conoscenze scientifiche, di assicurare le condizioni ambientali necessarie per salvaguardia della salute ed il miglioramento della qualità della vita della generazione attuale e di quelle future».
E arriviamo al terzo aspetto: «La ricicletta è anche un modo per stimolare chi la vede a ripensare totalmente il sistema attuale di trasporto. Il modello a cui dovremmo puntare si avvicina a quello nordico, dove i mezzi di trasporto privati sono quasi del tutto aboliti a favore di mezzi pubblici e biciclette, con l’eliminazione di parcheggi a favore delle piste ciclabili».
In pratica, diminuendo le auto migliora la qualità dell’aria e diminuisce lo “stress da traffico” (e da parcheggio, vista la penuria in certe zone!), al contempo il riciclo (non solo delle bici) diminuirebbe i problemi di smaltimento dei rifiuti, instaurando così un circolo virtuoso che porterebbe più salute ai cittadini mentre gli enti pubblici potrebbero persino a guadagnare dalla raccolta differenziata. Utopia? A dire il vero no, basta cambiare prospettiva. Come su una bicicletta a due piani.

Volete saperne di più sulla ricicletta?
Potete contattare il Dott. Valerio Gennaro all’email valerio.gennaro52@gmail.com

fonte: www.corfole.it