Un mare di plastica di Andrea Casarini

Trash floating on the Marseille shore line, Bouches-du-Rhône, France. 

La plastica, materiale considerato recente e “moderno” ha invece origini lontanissime che risalgono al XIX° secolo, quando, tra il 1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine (più nota poi come Xylonite).
Il secolo del boom di questo materiale è però la seconda metà del 19° secolo quando, con la scoperta del nylon nel 1935, l’utilizzo di fibre sintetiche esplode diffondendosi in tutti i settori industriali soprattutto per la produzione di beni di largo consumo. Questa crescita favorita dall’aumento esponenziale dell’estrazione di idrocarburi, dallo sviluppo tecnologico e conseguente riduzione dei costi di trasformazione in quanto plastica, petrolio e metano vanno a braccetto è diventata parte della nostra quotidianità con i problemi che tutti ben conosciamo: non è un materiale biodegradabile ed è grave fonte di inquinamento ambientale. Infatti, al primo posto della classifica dei rifiuti che riscontriamo in mare, sulle spiagge o lungo le coste troviamo la plastica; seguono vetro, ceramica, metallo, carta e cartone ecc. Il vero problema sono quindi i nostri stili di vita e le nostre abitudini quotidiane in quanto non facciamo in modo corretto una banale e giusta raccolta differenziata di un materiale che, dato il suo Biblico tempo di decomposizione, se non smaltito in modo corretto diventa il vero nemico dell’uomo e dell’ambiente.
Tempi medi di degradazione naturale dei rifiuti nei terreni – Tempi medi di degradazione naturale dei rifiuti nel mare 

I numeri in tabella dovrebbero farci seriamente riflettere e, di conseguenza, renderci più responsabili nel ridurre i consumi domestici di questo materiale eliminandolo negli appositi contenitori attraverso la raccolta differenziata. Questo è il punto!! Siamo noi e solo noi i “consapevoli inquinatori” di una sporcizia che paghiamo tre volte e che va a deturpare le bellezze naturali gonfiando i costi necessari per le bonifiche e/o smaltimento e perfino mangiando a tavola pesci talvolta avvelenati come ben dimostrato da diversi studi ed esperti del settore.

Sì… perché sebbene l’inquinamento più vistoso sia quello dovuto a oggetti voluminosi, che soffocano o intrappolano gli organismi marini, quello più subdolo è costituito da particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri. Denominate tecnicamente come microplastiche possono essere scambiate per cibo e ingerite da pesci, molluschi e crostacei, accumulandosi nei tessuti.
La concentrazione degli inquinanti organici presenti in questi frammenti, come i cosiddetti ftalati o i metalli pesanti utilizzati in alcune vernici, incrementa perciò ad ogni anello della catena alimentare fino a raggiungere il nostro piatto, con conseguenze sconosciute.
Voglio ricordare che uno dei mari più colpiti da questa forma di inquinamento è proprio il Mediterraneo a causa del bacino semichiuso e dell’alta densità abitativa lungo le sue coste.
Come porre rimedio e come ovviare al problema dell’inquinamento da plastica?

Anche se ne parliamo da anni ed il passaggio alla pratica non è poi così scontato deve giocoforza prevalere l’economia circolare attraverso un processo di valorizzazione dei rifiuti al fine di ricavare materia seconda o energia; i rifiuti non riutilizzabili e non riciclabili possono essere bruciati per produrre energia o utilizzati per produrre oggetti completamente diversi da quelli di partenza. Altro sistema che dobbiamo imparare ad adottare al fine di ridurre l’inquinamento da plastica è quello di spingere sulla leva degli incentivi e sull’educazione civica soprattutto delle giovano generazioni. Insomma, nel nostro piccolo, se vogliamo difendere la salute dei mari e preservarne la biodiversità , la prima semplice cosa da fare è quella di  cambiare le nostre abitudini di acquisto applicando i semplicissimi principi delle 4 R:

Ridurre: optare per prodotti con meno imballaggi, borse in stoffa, batterie ricaricabili
Riusare: scegliere il vuoto a rendere, il vetro al posto della plastica
Riciclare: selezionare i rifiuti ed adottare la raccolta differenziata
Recuperare: produrre oggetti diversi dalla loro funzione originale, inventare nuovi utilizzi
Forse dobbiamo auguraci che la scienza arrivi prima dell’incuria ed inciviltà dell’uomo dandoci l’opportunità di non finire come gli abitanti della città di Leonia, in una famosa favola di Italo Calvino. “Sommersi dalla nostra spazzatura”.

di Andrea Casarini

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