Ultimi due week-end di Settembre a Borgo Val di Taro tra storia, funghi e tanti “amor”. Di Raffaella Bragazzi

Cari lettori questa settimana voglio parlarvi di Borgo Val di Taro, un rinomato centro turistico che si trova nell’Appennino parmense. Il “Borgo”, come lo chiamano affettuosamente i suoi abitanti, è una cittadina che offre molto al visitatore sia dal punto di vista naturalistico (è collocata in una splendida valle che, in epoca preromana, era abitata da una tribù ligure) sia culturale (nel corso dell’anno vengono organizzati molti eventi degni di nota) sia gastronomico.

In autunno il motivo in più per “scoprirla”, in particolare se siete dei gourmet, è rappresentato dall’annuale Fiera del fungo porcino. Il fungo è una delle più grandi risorse di Borgo Val di Taro e per questo i borghigiani lo celebrano per ben due volte nel corso dell’anno: in primavera rendendo omaggio al prugnolo (superlativo per la preparazione di primi piatti) e in autunno al porcino, il re dei funghi.

funghi

Quest’anno la Fiera del Fungo di Borgotaro si svolgerà da Sabato 17 a Domenica 18 Settembre e da Sabato 24 a Domenica 25 Settembre cambiando, per ben due fine settimana, il volto di un centro storico in cui spiccano la torre superstite dell’antica rocca, pregevoli palazzi gentilizi, un’importante chiesa barocca e un museo ricavato in ciò che resta della cinta muraria che un tempo cingeva il borgo. Al governo della piccola cittadina si sono succedute nel tempo la potente famiglia genovese dei Fieschi, quella piacentina dei Landi e il duca di Parma Ottaviano Farnese.

Tre dei più bei palazzi del centro storico (Palazzo Bertucci, Palazzo Manara e Palazzo Boveri) si trovano in Via Nazionale, la via che un tempo percorreva il Principe Farnese quando si recava al castello.

Il Palazzo dei Conti Bertucci (insigniti del titolo nobiliare dal Duca Francesco I Farnese) è il maestoso palazzo che si trova a lato della scalinata Nazario Sauro e che sembra, al di là del ponte San Rocco, far la guardia al borgo. Durante i giorni lavorativi è possibile visitarne il piano nobile impreziosito da interessanti affreschi che ornano i soffitti dei saloni dedicati alle divinità mitologiche romane come Bacco, Venere, Giunone e Giove.

borgotaro1Proseguendo su Via Nazionale incontriamo il palazzo detto del Pretorio che un tempo apparteneva ai marchesi Manara. Il palazzo la cui facciata presenta ricchi ornamenti e un elegante loggiato è ora sede del Municipio di Borgo Val di Taro. A lato si trova l’entrata della biblioteca Manara in cui sono custoditi alcuni volumi risalenti al 1500. All’incrocio fra via Nazionale e via S.Domenico, si colloca quello che è, senza dubbio, l’edificio più scenografico del borgo: Palazzo Boveri adornato da tre grandi stemmi. Sul portone spicca lo stemma della famiglia mentre al centro della facciata, abbellita da stucchi e cartigli, si trova quello della famiglia Farnese con i classici tre gigli. Questo stemma venne aggiunto in occasione del passaggio, a Borgotaro, di Elisabetta Farnese. Elisabetta, duchessina e poi Principessa di Parma soggiornò in questo palazzo per due giorni prima di proseguire il viaggio che l’avrebbe portata in Spagna per raggiungere il re Filippo V diventato suo sposo per procura. L’altro stemma imponente appartiene alla casa imperiale d’Austria divenuta, in seguito, proprietaria del palazzo. Gli stemmi delle Famiglie nobili borghigiane trovarono invece posto sopra le architravi delle finestre mentre il sotto dei davanzali vennero decorati con le rappresentazioni dei prodotti del territorio della valle.

In memoria del passaggio di Elisabetta Farnese venne eretto, nel borgo, anche un monumento che si trova poco lontano da Palazzo Boveri e raffigura la regina in un grande medaglione in marmo bianco. Che i Boveri fossero una delle principali famiglie del borgo è testimoniata dal fatto che il loro stemma sormonta anche il portale principale della Chiesa di San Domenico al cui interno si trova una statua della Madonna in legno intagliato e dorato di grande valore artistico risalente al XVI secolo.

Proseguiamo la nostra passeggiata e in Via Battisti incontriamo un edificio che rappresenta l’offerta museale del borgo, il Museo delle Mura sede di eventi e mostre nonché dell’Ufficio Turistico di Borgo val di Taro. La nostra visita del centro storico non può che concludersi in Piazza XI Febbraio, già Piazza Castello. Sulla piazza si trovano l’unica torre rimasta dell’antico castello, la chiesa di Sant’Antonino famosa per il suo organo Serassi del XIII secolo, considerato uno dei più preziosi organi al mondo, e Palazzo Tardiani, un bellissimo edificio per molti anni sede dell’Ospedale del borgo.

Ho volutamente concluso il nostro tour turistico in questa piazza poiché essa, ogni anno, diventa il fulcro della Fiera del Fungo porcino. Quest’anno la manifestazione sarà ancora più accattivante poiché tra le consuete dimostrazioni e showcooking potrebbero cimentarsi anche  Andrea Torelli, il giovane fotografo trentino concorrente dell’ultima edizione di Masterchef Italia e ora entrato a far parte della brigata di Antonino Canavacciuolo, e lo chef siciliano Luca Giovanni Pappalardo esperto anche di storia dell’arte e di storia della gastronomia.

amorOltre ai funghi ci sono altri due prodotti che sono tipici della gastronomia borghigiana: la torta d’erbe (preparata impastando farina, olio, sale e acqua a cui si aggiunge una farcitura a base di bietole lessate, parmigiano reggiano, olio e uova) e gli amor un dolce squisito costituito da due cialde di wafer che racchiudono una delicatissima crema di vaniglia e burro. La ricetta (segretissima) è svizzera. Fu, infatti, importata all’inizio del Novecento da un pasticcere engadinese che, come molti altri svizzeri, in quell’epoca si trasferì nella valle del Taro. Agli amor i borghigiani dedicano ogni anno addirittura una festa che, solitamente, si svolge nel mese di agosto.

Questa volta i miei consueti consigli su quale piatto tipico assaggiare sono del tutto superflui poiché vi basterà curiosare tra gli innumerevoli stand presenti alla fiera per scovare qualche prelibatezza che vi permetterà di concludere degnamente la vostra gita. Prima di ripartire, però, non dimenticate di acquistare oltre, naturalmente, ad un vasetto di funghi sott’olio e una confezione di funghi secchi anche un altro prodotto tipico della zona come il miele di castagno. E’ un miele dal sapore leggermente amarognolo che una volta a casa, oltre a ricordarvi Borgo Val di Taro, si rivelerà quel tocco in più per accompagnare i secondi piatti di carne di maiale o un bel tagliere di formaggi stagionati.

Per ulteriori delucidazioni: Ufficio Informazioni Turistiche Borgo Val di Taro – Tel: 0525-96796

Buon fine mese e alla prossima…

Raffaella Bragazzi

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