Ultime due domeniche di ottobre a Moncalvo per la “Fiera del Tartufo”. Di Raffaella Bragazzi

Ho pensato di dedicare questo mio secondo articolo del mese di ottobre a Moncalvo, la “più piccola Città d’Italia” e prima capitale storica del basso Monferrato che dista circa 20 km da Asti. La proposta di visitare questo borgo medievale, che si trova in una delle zone collinari del Piemonte riconosciuta dall’Unesco per i suoi paesaggi vitivinicoli Patrimonio dell’Umanità, risulterà particolarmente gradita ai buongustai.

moncalvo-tartufoSe dalle uve di molti dei vigneti che caratterizzano il paesaggio nasce il famoso Barbera, nel sottosuolo dei boschi circostanti cresce infatti quel fungo particolare che è il tartufo bianco. A quest’ultima prelibatezza, il 23 e il 30 ottobre prossimi, Moncalvo dedica una fiera giunta quest’anno alla 62° edizione. Sono sicura quindi che ai più golosi tra voi non dispiacerà troppo mettere mano al portafoglio per acquistare, se non un tartufo di ragguardevole grandezza, almeno un vasetto che ne contenga alcuni di piccole dimensioni da poter poi affettare con l’apposito taglierino. Sono sufficienti poche sottili lamelle rigorosamente a crudo per impreziosire e rendere “afrodisiaca” anche una pietanza semplice come l’uovo al tegamino.

Vuole la leggenda che il tartufo, proprio a causa di questa sua ipotetica particolarità, sia stato particolarmente apprezzato già nell’antichità. Per questo motivo venne consacrato a Venere (la Dea dell’amore) e annoverò tra i suoi estimatori tanti uomini illustri, da Plinio il Vecchio al poeta satirico Giovenale dal medico greco Galeno di Pergamo che sembra arrivasse al punto di consigliarne l’uso ai suoi pazienti afflitti da impotenza sino ad una maestra nell’arte della seduzione come Lucrezia Borgia che, si dice, non lo facesse mai mancare sulla sua tavola.

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Moncalvo, però, non merita di essere visitata solo per i tartufi poiché è un centro ricco di storia, di bellezze artistiche, architettoniche e naturali. Non si fa certo fatica a capire il perché questo dolce paesaggio collinare, in cui sorge la cittadina, conquistò anche Cesare Pavese che in questi luoghi, sembra ormai certo, ambientò una parte de Il diavolo sulle colline il secondo dei tre racconti che compongono La bella estate, libro che gli valse il Premio Strega nel 1950.

moncalvo-castelloLe origini di Moncalvo risalgono ai tempi dei romani. Il piccolo borgo subì in seguito, come il resto della Penisola, le invasioni barbariche per poi diventare proprietà, nel corso dei secoli, della Chiesa di Asti, dei marchesi del Monferrato, del marchese di Saluzzo e, poi, dopo alterne vicende dei Gonzaga di Mantova. In ultimo entrò a far parte dei possedimenti dei Savoia. Nel 1774 Vittorio Amedeo III la elesse al rango di Città. Il periodo storico più importante per Moncalvo è stato quindi, senza dubbio, quello medievale. Ciò fu dovuto al fatto che il borgo, arroccato sopra un colle, rappresentasse un ottimo baluardo di difesa per le casate nobiliari che, in epoche diverse, esercitarono il proprio dominio in questa zona del Monferrato.

In particolare nel Cinquecento e nel Seicento il Castello di Moncalvo, i cui resti si trovano nel cuore del centro storico della cittadina, proprio a causa della sua importanza strategica (dal piazzale su cui sorge lo sguardo può spaziare su tutte le colline circostanti) divenne uno dei più grandi complessi fortificati della regione. Dell’antico maniero sono ancora visibili i bastioni e la torre panoramica.

Grazie al Comune di Moncalvo la fortezza una quindicina d’anni fa è stata restaurata e oggi il turista può concedersi una “passeggiata” nell’antico camminamento (una galleria lunga circa 13 metri che una volta veniva percorsa dalle ronde dei soldati) o degustare all’interno di una particolare bottega, che si trova in uno dei Torrioni del Castello, molti prodotti tipici locali.

moncalvo-piazzaLa città riserva liete sorprese anche per gli appassionati di storia dell’arte che, oltre ad apprezzare l’architettura delle chiese e dei palazzi in stile gotico-rinascimentale e barocco di cui la cittadina è ricca, potranno visitare il Museo Civico di Moncalvo dove sono custodite opere realizzate da artisti del calibro di Guttuso, Morandi, Modigliani e Chagall.

Moncalvo è famosa anche per aver dato i natali al padre di Rosa Vercellana meglio conosciuta come “la Bela Rosin” la splendida fanciulla di cui si innamorò Vittorio Emanuele II, il Primo re d’Italia. Il Savoia pur amandola profondamente non poté sposarla (era già coniugato con Maria Adelaide di Asburgo-Lorena) ma le concesse i titoli nobiliari di Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda. Solo molti anni dopo, nel 1869, i due amanti poterono unirsi in un matrimonio morganatico.

Il re, che frequentava spesso questo territorio del Monferrato per le sue battute di caccia, oltre ad essere un grande amatore, era anche un rinomato buongustaio. Si dice che fosse solito concedersi, dopo aver trascorso la giornata a cacciare, un gustoso bollito misto alla Piemontese (piatto che prevede sette tagli di carne, sette ammennicoli e sette salse) accompagnato da un bicchiere di robusto Barbera.

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Se non siete attratti da un piatto così sostanzioso, ma volete concedervi ugualmente qualche peccatuccio di gola vi consiglio di assaggiare altre pietanze tipiche di Moncalvo. Avrete la possibilità di scegliere tra una porzione di agnolotti, gnocchi di patate, risotto mantecato con formaggio della zona o tajarin (tagliolini) magari arricchiti da una “grattatina” di tartufo bianco. Non alzatevi da tavola senza esservi prima deliziati con un bunet (budino con cacao e amaretti) e prima di ripartire non dimenticatevi di acquistare come souvenir una bottiglia di vino prodotto in zona.

Per maggiori informazioni:

Ufficio del Turismo di Moncalvo tel. 0141-916467

Buona gita…

Raffaella Bragazzi

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