“Tonino” La recensione di Alexander Prokhorov per “Diari di Cineclub”

Tonino” il documentario di Ceccarini e Molinari dedicato a Tonino Guerra l’ultimo grande genio del “Rinascimento del italiano”.  (Di Alexander Prokhorov per Diari di Cineclub) 

… A Pennabilli Tonino ci ha mandato un messaggio con il vento,

quando lo abbiamo ascoltato, ci siamo voltati non c’era nessuno,

ma sapevamo che Tonino era lì con noi…

Daniele Ceccarini e Mario Molinari

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Incontrare il documentario di Daniele Ceccarini e Mario Molinari su Tonino Guerra è l’occasione per riflettere con se stessi non da soli, ma con uno straordinario uomo di cinema e maestro di vita. Tonino Guerra è un intellettuale unico e indimenticabile, dal cuore generoso e traboccante di idee e vitalità, uno dei più importanti sceneggiatori della storia del cinema italiano e mondiale, ha firmato più di 100 sceneggiature e collaborato con i più importanti registi al mondo, tra i quali basta citare alcuni nomi per rendersi conto della sua grandezza: Fellini, i fratelli Taviani, Visconti, Rosi, Petri, Montaldo, Tarkovskij, Anghelopoulos, ha firmato alcuni tra i più importanti film della storia del cinema come Amarcord, Zabriskie Point, Kaos, Blow up,Matrimonio all’Italiana, Il caso Mattei. “Ma sarebbe un errore ricordarlo solo come un grande sceneggiatore”, afferma Mario Molinari:Tonino Guerra era un artista a tutto tondo che variava dalla scultura, alla pittura, dalla poesia alla scrittura, un artista completo”. “Forse una delle personalità più importanti e vivaci dal punto di vista creativo del 900”, continua Daniele Ceccarini. “Noi ci siamo avvicinati in punta di piedi di fronte a tanto materiale, e ci siamo lasciati trascinare dalle sue parole, dalle sue opere e da quei luoghi che lui amava tanto”.

Gli autori infatti hanno tenuto in gran conto l’anima profetica di Tonino Guerra, quella che, ben prima degli odierni allarmi sul riscaldamento globale, lo spingeva verso la terra e l’amore per l’ambiente, verso la tutela di quella bellezza che è “il vero petrolio” del nostro Paese. Quando all’inizio del documentario si sente la voce commossa di Sergio Zavoli si avverte subito la sensazione di quanto la vita sia fragile, breve, incerta. Tutti noi sogniamo giardini incantati al di là dell’orizzonte e dimentichiamo di godere della vista di un fiore, di un cielo stellato, del vento che ci parla. Questo è in fondo il vero messaggio di Tonino: essere presenti a noi stessi, alla vita che ci sfugge e amare tutto ciò che abbiamo intorno a noi. Tonino ha anticipato i tempi, ha capito la profonda umanità del mondo contadino, la saggezza di un antico sapere. Ha rifiutato il calice dell’arroganza e della prepotenza dei tempi nuovi e ha amato il profumo dell’erba Luigia che invade le case abbandonate che lui amava cercare e scoprire con l’amico Gianni. Ha conservato in giardini meravigliosi piante che la ferocia dei tempi voleva cancellare.  La poetessa

Rosita Copioli afferma in una recensione pubblicata su “L’Avvenire”: “Senza avere conosciuto di persona Tonino Guerra, Daniele Ceccarini e Mario Molinari si innamorano di lui e come due conversi di un nuovo ordine secolare, girano un film sulle varie sfaccettature della sua vita, che ne coglie l’essenza, come se li avesse guidati” e continua affermando che una delle componenti più importanti del lungometraggio è la nostalgia. “Senza questa nostalgia che si accompagna allo sdegno verso lo stravolgimento del paesaggio e lo snaturamento della vita non avrebbero potuto restituire il profumo della poesia di Guerra, al centro del lungo lavoro di sceneggiatore in più di cento film del grande cinema di De Sica, Rosi, Petri, Antonioni, Fellini, i fratelli Taviani, Montaldo, Tarkovskij, Anghelopoulos, le cui immagini e parole scorrono qui insieme alle sue in un perfetto mosaico di documenti. Un’attività tutta da studiare, pensa Tatti Sanguineti, perché Guerra ne ha lasciato poche tracce scritte e sosteneva che il merito e valore del film «è soltanto del regista: lo sceneggiatore può anche regalare dei momenti di poesia, ma il film è luce, il film è fatto dalle immagini».

Il documentario, una produzione indipendente di Paola Settimini con Giovanna Servettaz, racconta la magia e il romanticismo di Tonino Guerra ripercorrendo i luoghi della Romagna da lui tanto amati, in un mare di sapienza letteraria e antica saggezza; Ceccarini e Molinari restituiscono il senso dell’attività poliedrica di questo grande e unico artista. Nel documentario si alternano le testimonianze e i ricordi di amici che da lui andavano a proporgli lavori importantissimi, Sepulveda, Farinetti, Sgarbi, i fratelli Taviani e ad ognuno di loro ha dato una risposta anche esistenziale. Così nel documentario di Ceccarini e Molinari si sente la musica che guidava la fantasia di Tonino, il canto degli uccelli, il profumo dei fiori e ancora una volta il nostro io avverte la necessità che la vita deve essere vissuta attimo per attimo, che non si può rimandare il momento per cominciare a vivere. Oggi ci siamo: respiriamo a fondo la bellezza delle cose, impariamo ad amare e ad esistere consapevoli che tutto ciò che ci circonda non è nostro, ma delle generazioni che verranno. 

Afferma Patrizia Turchi: “un lavoro molto preciso e accurato, quello di Ceccarini e Molinari, che riesce nella sua espressione filmica ad assumere pienamente la lezione del Maestro: la bellezza va cercata, sentita, ascoltata, assaporata e va proposta con la leggerezza di una predisposizione suggerita, che può fiorire in una elaborazione poetica”.  Quando guardate il documentario, ma si potrebbe meglio dire il film su Tonino, queste sensazioni da confuse diventano chiare, lucide e Tonino vi insegna per sempre un nuovo modo di respirare. Pennabilli diventa una sorta di Itaca da raggiungere per ritrovare la propria identità. L’albero di Sorba, gli antichi meli, che fanno frutti piccoli e delicati, sono simboli di tutto ciò che la macchina del potere vuole distruggere e che deve continuare ad esistere. E’ un urlo che diventa un canto di gioia alla bellezza del mondo, e nella mente di Tonino la parola mondo aveva un significato particolare; lui che amava tanto la Russia, sapeva che in russo mondo si dice “mir”, una parola che vuol dire anche pace.

http://www.cineclubromafedic.it/images/ccroma/diaricineclub/diaricineclub_050.pdf

Alexander Prokhorov, giornalista, traduttore, poeta (Mosca, 1959). E’ stato direttore della Redazione Italiana de “La Voce della Russia” (ex Radio Mosca). Ha condotto trasmissioni radiofoniche dedicate (“Dialogo. Parliamoci chiaro”, “Noi e Voi”, “La Piazza degli Affari”).  Alexander Prokhorov per Diari di Cineclub