Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione

Nel paesaggio politico contemporaneo, in cui domina ancora lo Stato-nazione, il migrante è malvenuto, accusato di essere fuori luogo, di occupare il posto altrui. Eppure non esiste alcun diritto sul territorio che possa giustificare la politica sovranista del respingimento.

In un’etica che guarda alla giustizia globale, Donatella Di Cesare con limpidezza concettuale e un passo a tratti narrativo riflette sul significato ultimo del migrare.

Abitare e migrare non si contrappongono, come vorrebbe il senso comune, ancora preda dei vecchi fantasmi dello jus sanguinis e dello jus soli. In ogni migrante si deve invece riconoscere la figura dello «straniero residente», il vero protagonista del libro Stranieri residenti (Editore Bollati Boringhieri). Atene, Roma, Gerusalemme sono i modelli di città esaminati, in un affresco superbo, per interrogarsi sul tema decisivo e attuale della cittadinanza. Nella nuova età dei muri, in un mondo costellato da campi di internamento per stranieri, che l’Europa pretende di tenere alle sue porte, Di Cesare sostiene una politica dell’ospitalità, fondata sulla separazione dal luogo in cui si risiede, e propone un nuovo senso del coabitare.

Donatella Di Cesare, professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università La Sapienza, è tra le voci filosofiche più impegnate nel dibattito pubblico contemporaneo. Tra i suoi ultimi libri Bollati ha in catalogo: Heidegger & Sons, Eredità e futuro di un filosofo e Tortura.