SPECIE SELVATICHE IN CITTÀ: UN FENOMENO IN CRESCITA di Andrea Casarini


Da molto tempo è noto che le aree urbane abbiano un importante effetto sulle specie animali in quanto, dal punto di vista ecologico, le città rappresentano uno tra gli ambienti più dinamici le cui continue modificazioni costituiscono, senza ombra di dubbio, la caratteristica più peculiare.
La dinamicità di questo “ecosistema urbano” si traduce in una elevata eterogeneità e nella disponibilità, in tempi molto rapidi, di nuove nicchie ecologiche che determinano una inusuale e nuova offerta di spazi e stili di vita con conseguentemente inurbamento di molte specie animali appartenenti a quella categoria che tecnicamente si definisce come “fauna selvatica”.
La presenza di animali all’interno delle città è nota a tutti, almeno per quanto riguarda le specie più comuni, quali piccioni, gabbiani, merli, storni, cornacchie, ratti, topi, ecc.. ; meno diffusa è la conoscenza sull’effettiva ricchezza della fauna che frequenta giardini pubblici, parchi urbani e tratti cittadini di fiumi.
Eppure, indagini condotte sulla presenza di animali all’interno delle aree urbane hanno dato risultati spesso sorprendenti; basti pensare che delle 500 specie di uccelli presenti in Italia, 356 sono state osservate in modo più o meno regolare nelle città e che ben 193 vi nidificano.
Stesso discorso vale anche per i Chirotteri (pipistrelli) il cui numero di specie che frequentano le città quale sito di rifugio o di caccia è molto elevato; delle oltre 30 specie presenti in Italia quasi la totalità può frequentare i centri urbani o le sue periferie.


Secondo i dati emersi dallo studio “Global urban signatures of phenotypic change in animal and plant populations” i casi i di cambiamento fenotipico come le alterazioni di dimensione, sviluppo o comportamento, dimostrano sempre più chiaramente come «l’urbanizzazione sia caratteristica per la sua eterogeneità e per la rapidità dei cambiamenti che possono verificarsi: questi fattori determinano quali debbano essere i preadattamenti delle specie candidate a divenire urbane”.
In particolare le specie opportunistiche o onnivore sono avvantaggiate negli ecosistemi urbani, perché riescono a colonizzare habitat con nicchie ancora libere; esempi ben noti sono ad esempio il Piccione (Columba livia), il Passero d’Italia (Passer italiae), il Ratto nero (Rattus rattus), il Surmolotto (Rattus norvegicus) o il Topolino delle case (Mus domesticus). Trattasi, nella maggior parte dei casi, di specie commensali dell’uomo, che grazie alle caratteristiche dell’ambiente urbano (più caldo e luminoso con conseguenti modificazioni del foto e termo periodo sull’attività riproduttiva) e dei suoi cittadini (che offrono in modo più o meno volontario grandi quantità di cibo) sono caratterizzate da continui ed elevati incrementi numerici.
Proprio questi vantaggi offerti dalle città ed aree ad esse limitrofe, hanno fatto sì che molte specie selvatiche abbiano scoperto come gli ambienti artificiali costituiscono spesso dei buoni “surrogati” dei siti di nidificazione o rifugio: le cantine e i sottotetti diventano grotte per i pipistrelli, i centri storici ed archeologici diventano rifugi per le specie rupicole, i lampioni diventano posatoi per diverse specie di uccelli mentre, un ventaglio molto più ampio di specie frequenta le aree verdi e i tratti urbani dei fiumi. Qui non si trovano solo uccelli ma anche mammiferi: in molti parchi ci sono ricci, conigli selvatici (come al “Franco Agosto” nel centro di Forlì) e scoiattoli rossi, che stanno colonizzando il verde urbano soprattutto in Piemonte e in Emilia-Romagna; delle faine si ha segnalazione certa fra le case di Gubbio e di Siena mentre, soprattutto nelle ore notturne, volpi e cinghiali frequentano molti centri abitati in cerca di facile cibo. Questo dato è significativo e ci dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, come le città presentino anche il vantaggio di un minor disturbo da parte di eventuali predatori e, sebbene possa sembrare strano, di un minore inquinamento da parte di pesticidi che si traduce in una maggiore disponibilità trofica per le specie che si alimentano di insetti.
Bisogna però tenere presente e ricordare che oramai fanno parte della fauna urbana anche alcuni animali esotici introdotti accidentalmente o fuggiti dalla cattività che riescono ad ambientarsi e a prolificare come, ad esempio, le folte colonie di parrocchetti (pappagallini verdi) presenti soprattutto a Roma e a Genova.
Se da un lato si è iniziato a prendere coscienza dell’esistenza di una biodiversità urbana, dall’altro rimane ancora poco conosciuto il modo di gestire correttamente questa ricchezza, affinché la convivenza con questi nuovi “abitanti urbani” possa reciprocamente migliorare attraverso studi e soluzioni mirate atte a ripristinare quello che deve essere il naturale ecosistema di vita dei nostri “nuovi ospiti”.
Concludo con una frase dell’amico Alberto Bonfigli durante una sua visita nel Nostro Oltrepò: “Percorrere una piccola strada di campagna che attraversa una vasta piana rivolta fino all’orizzonte, immerso nel più assoluto silenzio, con lo sguardo che si perde lungo ettari di terreni coltivati, incontrando ogni tanto un casolare e, unici ospiti, uno stormo di gabbiani che forse dal mare non traevano più sostentamento, è un’esperienza speciale anche per chi, come me, giunge da un borgo in collina in terra di Lunigiana”.

Di Andrea Casarini