Smetto quando voglio, il terzo capitolo in sala dal 30 novembre

Terzo e ultimo capitolo della saga di Smetto Quando Voglio, con il gruppo di interpreti invariato e al timone sempre l’autore originale, Sydney Sibilia.

La banda è tornata, questa volta per salvare quell’Istituzione, l’Università e tutti i suoi Baroni, che nel primo capitolo era stata l’innesco che riusciva a scatenare i bravi ricercatori messi all’angolo dal sistema e a trascinarli nel mondo dell’illegalità.

Le doti dei singoli, in questo film che ricorda nella costruzione gli Ocean di Soderbergh, sono messe a disposizione del gruppo per porre in atto un’evasione lampo: poco tempo a disposizione e la necessità di dare tutto per portare a termine il piano di fuga.

Sibilia nel secondo episodio si andava a incartare su alcune scene d’azione troppo lunghe (come quella del treno), giustificate solo da esigenze produttive (l’abbiamo fatta, usiamola tutta) che però allentavano il contatto tra i personaggi e la loro credibilità, minando l’empatia che il primo capitolo era riuscito ad accendere negli spettatori. Qui, in “SQV ad Honorem“, invece i caratteri tornano ad essere umani e le situazioni, anche se ovviamente portate all’eccesso, appaiono sincere e comunque costruite con gli strumenti giusti.

E poi si torna a sorridere. Finita la novità, certo, è difficile ma qualche scena molto divertente, come l’estrazione dell’idrossido di sodio dal cadavere per le autopsie, e alcune battute indovinate portano questo ultimo capitolo decisamente sopra il livello del secondo, molto vicino all’altezza del primo che però aveva dalla sua l’effetto novità.

I personaggi, se in “SQV Masterclass” esageravano nelle proprie caratteristiche diventando quasi petulanti, qui ne dispongono con parsimonia e anche i flashback vengono utilizzati nella giusta quantità. Insomma tra novità, conferme, una sceneggiatura più forte e un gruppo di attori più a suo agio nell’interpretare i membri della banda e non solo, il nuovo film di Sydney Sibilia riuscirà a soddisfare sicuramente il pubblico rimasto sempre affezionato ai questi ricercatori sfigati ma geniali.

Fonte: Cinemaitaliano.info Articolo di Stefano Amadio