Siamo tutti responsabili: la vergogna del “Canned Hunting”

SIAMO TUTTI RESPONSABILI. LA VERGOGNA DEL “CANNED HUNTING”. Un articolo di Andrea Casarini.

Sebbene il turismo naturalistico sia in forte espansione, in molte zone dell’Africa esiste un’ altro tipo di “turismo” collegato alla caccia in una sua variante agghiacciante ed ancora più crudele ed estrema: il “Canned Hunting” ovvero la caccia in scatola. Il nome rende bene l’idea; questo “tipo di caccia” è solo ed esclusivamente questione di soldi! Animali come il leone, vengono appositamente allevati in aree recintate al solo scopo di essere cacciati senza avere nessuna possibilità di fuga: per loro, c’è solo ed esclusivamente la certezza della morte e per il cacciatore, la certezza e la “mera soddisfazione” del trofeo.

Anzi … quello che rende questa pratica ancora più abominevole è che gli gli animali vengono appositamente allevati a questo scopo riponendo la fiducia in quegli “uomini” che li allevano fin da piccoli e che li abituano al contatto umano. La vendita di mammiferi esotici alla caccia in scatola è un grande affare per allevatori privati, commercianti di animali, giardini zoologici e disdicevoli operatori di caccia. Voglio ricordare che l’ overbreeding di animali esotici in cattività aggrava il problema del Canned Hunting in quanto l’allevamento indiscriminato produce animali in eccedenza, che vengono poi venduti, scambiati o altrimenti distribuiti a espositori, circhi, commercianti di animali, allevamenti di selvaggina che acquistano animali direttamente da tali fonti o nelle aste.  Inoltre, sebbene la legge sulle specie minacciate di estinzione protegga le specie di animali elencati come in pericolo o minacciati, non proibisce la proprietà privata degli animali in via di estinzione e può persino consentire la caccia di specie esotiche in via di estinzione.

Il punto fermo sul Canned Hunting è uno solo:

  • Resta solo una brutale esecuzione che nulla ha a che vedere con la tradizionale caccia grossa, seppur ampliamene discutibile, dove gli animali braccati in natura sono in movimento avendo, di conseguenza, una minima possibilità di scamparla.
  • Resta solamente un’importante fonte di introiti dall’estero per l’industria della caccia (“coraggiosi cacciatori” di trofei provenienti in gran parte dagli Stati Uniti e dall’Europa) che rende difficile, se non impossibile convincere e fare pressioni sui responsabili governativi che promuovono il Canned Hunting come fonte di reddito definendolo altresì come “utilizzo sostenibile di risorse naturali”.

Forse bisognerebbe porsi delle domande e pensare seriamente al significato di questa terminologia spiegando a questi “illuminati mentecatti” quello che si intende per utilizzo sostenibile delle risorse naturali. Ma quando l’utilizzo di una risorsa naturale può dirsi sostenibile? In generale possiamo dire che una risorsa naturale è utilizzata dall’uomo in modo sostenibile quando, conoscendo la sua capacità di riprodursi (si pensi ai pesci come risorsa naturale) non si eccede nel suo sfruttamento oltre una determinata soglia.


Quando l’uso di una risorsa supera questa soglia, significa che si va incontro a un suo progressivo e pericoloso impoverimento o in termini di quantità o in termini di qualità
Se questo impoverimento della risorsa naturale è definitivo (scomparsa della specie), si dice che si è provocato un danno “irreversibile”, ovvero non si può più tornare sui propri passi e riportare in vita la specie.
Concludo con le parole di Kevin Richardson meglio conosciuto come “l’uomo che sussurrava ai Leoni”: “Semplicemente non riesco a capire come si possa voler sparare ad un leone evidentemente confinato in uno spazio delimitato e che non ha la benché minima possibilità di scappare al sedicente cacciatore… Dare la caccia in scatola ai leoni, secondo me, è come uccidere i pesci con la dinamite in uno stagno e poi chiamarsi pescatori”.

di Andrea Casarini

Immagini tratte da africatrophyhunting.com