Sì dell’Ue alla fusione Monsanto – Bayer. Slow Food: operazione sulle spalle degli agricoltori

In base al regolamento Ue sulle concentrazioni, la Commissione europea ha autorizzato l’acquisto di Monsanto da parte della Bayer ma avverte che «Questa concentrazione è subordinata alla cessione di un vasto insieme di attività«, in particolare per quanto riguarda sementi, pesticidi e agricoltura digitale- La commissaria Ue alla politica della concorrenza,  Margrethe Vestager, ha spiegato: «Abbiamo autorizzato il progetto di acquisto di Monsanto da parte di Bayer perché le misure correttive proposte dalle parti, che superano largamente i 6 miliardi di euro, rispondono pienamente alle nostre preoccupazioni in materia di concorrenza. Le nostre decisioni permettono di garantire che la concorrenza e l’innovazione resteranno effettive sul mercato delle sementi, dei pesticidi e dell’agricoltura numerica, anche dopo il risultato di questa concentrazione. In particolare, abbiamo fatto in modo che il numero di protagonisti mondiali in concorrenza attiva su questi mercati resti lo stesso. Questo è importante perché abbiamo bisogno della concorrenza perché gli agricoltori possano scegliere tra differenti varietà di sementi e di pesticidi a prezzi abbordabili. E abbiamo anche bisogno della concorrenza per incitare le imprese a innovare nell’agricolturadigitale e a continuare a sviluppare dei nuovi prodotti che rispondano alle norme regolamentari elevate in vigore in Europa, nell’interesse di tutti gli europei e dell’ambiente».

Spiegazioni tecnicisti che che non convincono per niente il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, che ha commentato così il via libera all’acquisizione da parte della Bayer del colosso degli OGM e dei pesticidi: «Continueremo a vigilare sui comportamenti dei giganti del mercato. Una tale concentrazione di potere non può che indurre alla massima prudenza». Secondo Pascale, «La questione è tutt’altro che ristretta alle sue conseguenze sui mercati finanziari. La fusione Bayer-Monsanto, ultima di una serie di mega-acquisizioni nel settore agrochimico, chiama in causa il confronto sugli organismi geneticamente modificati nonché la questione glifosato, rispetto alla quale tutto si è fatto tranne che chiarezza. Anche a causa dello strapotere di Monsanto sulla ricerca scientifica. Se le prime fusioni potevano essere comprese in una logica di razionalizzazione dei costi, ora non c’è nemmeno questa giustificazione: la ricerca procede ormai su segmenti molto specializzati. Qui siamo di fronte a mere operazioni finanziarie, che non apportano alcun beneficio al progresso scientifico e puntano semmai a ricavare ulteriori margini di guadagno a scapito degli agricoltori e dei consumatori».

Per Vincenzo Vizioli, presidente dell’ Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica ,«Le limitazioni poste alla fusione dalla Commissione sono risibili  perché valide solo per il territorio europeo. Ma qui abbiamo a che fare con Multinazionali capaci di spostare ricerca e produzione dove vogliono, nonché affidare attività a società satelliti quali la Basf».

L’Aiab ricorda che «La fusione darà vita a un gruppo che controlla da solo circa un quarto del mercato dei semi e dei pesticidi mondiali. E consolida nelle mani di tre colossi – oltre al neonato Bayer-Monsanto ci sono Chemchina-Syngenta e Dow-Dupont – il 75% del settore sementi e pesticidi».

Vizioli  evidenzia che «Continua a restringersi in poche e inquietanti mani la biodiversità coltivata nel mondo. Chi controlla i semi produce anche i pesticidi per coltivarle, rendendo praticamente impossibile sperare in selezioni utili a modelli agricoli alternativi come il biologico, Tantomeno credere a studi su varietà resistenti a patologie, che concorrerebbero a diminuire gli introiti dei pesticidi da loro stessi prodotti. Ancora di più è necessario che si dia vita a un piano sementiero nazionale per il biologico richiesto dalle associazioni del settore, anche per fare qualcosa per non essere una delle tante provincie dell’impero».

Nella lettera inviata da Slow Food e altre associazioni alla commissaria Vestager alla vigilia del voto  veniva sottolineato anche  un aspetto: «Oltre a consegnare più di un quarto del mercato mondiale di sementi e pesticidi nelle mani di un’unica multinazionale, la fusione Bayer-Monsanto pone interrogativi preoccupanti sulla quantità di dati che il neonato colosso si troverà a maneggiare. Bayer-Monsanto diventerà il principale protagonista della raccolta di dati, esponendo gli agricoltori a rischi e problematiche simili a quelli che stanno interessando piattaforme come Google, Amazon e Facebook».

Le associazioni concludono:  «In assenza di un quadro giuridico preciso, l’operazione consentirà all’azienda di accumulare, controllare e monetizzare enormi quantità di dati, anche a discapito dell’innovazione di settore e dei concorrenti».

Fonte: Greenreport.it