Settembre a San Colombano al Lambro per assistere al Palio e partecipare alla sagra dell’uva

san_colombano_al_lambro_-_vista_panoramicaLe giornate si “accorciano” e ciò, unitamente alla ripresa dell’attività lavorativa, contribuisce non poco a far sì che il livello del nostro benessere psico-fisico si abbassi notevolmente.
Settembre però è un mese che offre ancora la possibilità di godere di bei momenti da vivere all’aria aperta.
Spulciando tra i miei “appunti di viaggio” ho scovato una località che ogni anno, in questo periodo, riserva ai turisti due belle opportunità di svago.
Si tratta di San Colombano al Lambro che ho visitato anni fa in occasione dell’autunnale rassegna gastronomica del lodigiano a cui partecipavano alcuni ristoranti del luogo.
In questo bel borgo, che si trova su una dolce collina ricca di vigneti che si innalza tra la Pianura Lodigiana e la Bassa Pavese, si produce inoltre un ottimo vino DOC che è una delle tante eccellenze di cui può fregiarsi Milano (dite la verità questa non ve l’aspettavate…Ciò è possibile poiché San Colombano al Lambro è un’exclave della città metropolitana meneghina). vigneti-a-s-colombanoCome vedete i motivi per visitare la méta che vi propongo sono tanti non ultima la strada panoramica che percorrerete per raggiungerla poiché, salendo dolcemente verso il borgo, vi permetterà di ammirare un paesaggio in cui la pianura lascia pian piano il posto ad un territorio nuovo, in cui spiccano boschi e vigneti, consentendovi di spaziare con lo sguardo sino agli Appennini che si stagliano in lontananza.
La vista che dalla sommità del colle si gode sulla vallata impressionò anche Francesco Petrarca che nel 1353, in una lettera indirizzata all’allora arcidiacono di Genova, scrisse “… gradita solitudine, amico silenzio…Io non conosco altro luogo, che in positura si poco elevata, si vegga intorno si vasto prospetto di nobilissime terre …”
Petrarca all’epoca risiedeva nel castello di San Colombano in qualità di ospite di Giovanni Visconti, mentre Bramante e Leonardo vi soggiorneranno al tempo di Ludovico il Moro. Il maniero, sin dai tempi della sua edificazione, ha sempre svolto un ruolo di grande importanza sia per il potente di turno, a causa della sua posizione strategica tra Milano e Piacenza, sia per i Banini (così si chiamano gli abitanti di San Colombano). Si trattava, infatti, di un castello-recinto edificato su due corti diverse di cui la più bassa, denominata ricetto, oltre ad ospitare le abitazioni di artigiani e agricoltori era dotata di una torre che svolgeva la funzione di vero e proprio “forziere” per il grano e le scorte alimentari della popolazione. Della sua rilevanza si accorse anche Federico Barbarossa che nel 1164 dopo averlo distrutto, durante la sua seconda discesa in Italia, lo riedificò ancora più imponente di prima dotandolo anche di un sistema di fortificazioni 17140438collegate tra loro che, in caso di emergenza, consentiva alla corte di fuggire in aperta campagna.
Nel corso dei secoli, al maniero, si succedettero poi i Visconti, gli Sforza e i frati certosini, a cui si deve la costruzione del cosiddetto “Portone” nel cui pilastro furono murate una pergamena e una moneta d’argento con l’immagine di Carlo II di Spagna che aveva conferito a S. Colombano il titolo araldico di Borgo insigne.In seguito il castello venne trasformato nella residenza signorile dei Belgioioso che, nel 1940, lo donarono all’Università Cattolica del Sacro Cuore, riservandosene però il diritto di usufrutto.
Oggi appartiene in parte alla famiglia attualmente proprietaria della rocca e in parte al Comune.
Grazie ai volontari delle associazioni “Il Borgo e il Colle” e dei “Rioni” ogni prima domenica del mese, escluso il periodo invernale, è possibile visitare il Parco e alcune sale del Castello. Oltre al Castello merita una visita la chiesa parrocchiale che sorge sulla piazza principale che si trova di fronte alla torre d’ingresso al ricetto. Al suo interno si può ammirare, oltre all’imponente organo, un bellissimo Crocefisso ligneo che un tempo veniva portato in processione dagli abitanti per propiziarsi la benevolenza divina prima dei raccolti. Un buon raccolto, in particolare dell’uva, ha sempre castellorappresentato una risorsa vitale per l’economia del borgo. Tanto è vero che il vino, al pari del grano, veniva custodito all’interno della torre che si trovava al centro del ricetto. Oltre che di viti, le colline di San Colombano sono particolarmente ricche di ciliegie tanto che a questo frutto (ricco di vitamine, sali minerali e melatonina naturale) i Banini dedicano una festa che si svolge all’inizio del mese di giugno. Ed ora, dopo avervi descritto per sommi capi, i due edifici più importanti dedichiamoci alle due manifestazioni settembrine di cui vi ho accennato all’inizio dell’articolo.
La prima è il Guiderdone Banino, una splendida festa che ogni anno riporta il borgo in piena epoca medievale.I festeggiamenti inizieranno la sera di sabato 10 settembre quando, nel cortile interno del Castello, si svolgerà una partita di scacchi viventi in costumi medievali intervallata da scene di duelli e allietata da danzatori e musici. Domenica pomeriggio, dopo la sfilata in costume di dame e cavalieri, la manifestazione vivrà il suo momento clou con la Quintana, il torneo disputato dai migliori rappresentanti dei rioni di San Colombano che si sfideranno per aggiudicarsi la Cingolina, il trofeo in bronzo che riproduce la Torre del Castello.
La seconda manifestazione, che quest’anno si svolgerà il 25 settembre, è la sagra dell’uva. I primi ad accorgersi che il colle su cui sorge il borgo, grazie al sottosuolo e all’eccellente esposizione al sole, fosse un ambiente ideale per la coltivazione della vite furono probabilmente i Romani. Questa convinzione nasce pbi727745-014-676x433dal fatto che nella zona sono state ritrovate anfore vinarie e strumenti di cantina, oggi conservati nel Museo Paleontologico di San Colombano che si trova all’interno del seicentesco Palazzo Patigno, risalenti proprio all’epoca romana. Narra però la leggenda che sia stato San Colombano, un monaco irlandese poi divenuto santo, che all’inizio del settimo secolo oltre a convertire al Cristianesimo le tribù padane che abitavano su questi colli, insegnò loro la coltura della vite.Al vino, San Colombano dedica due eventi nel corso dell’anno, celebra quello nuovo con una festa nel mese di giugno e gli dedica appunto la sagra dell’uva nel mese di settembre. In occasione di quest’ultima festa che si svolge nelle vie del borgo e nella corte del Castello potrete assistere alla sfilata nel centro del paese di Carri Allegorici, ispirati al tema del vino, accompagnati da musica e canti e degustare i piatti tipici della zona.
A proposito di cucina, quella che viene proposta in questo bel borgo collinare riassume in sé i sapori delle tradizioni pavesi, lodigiane e piacentine. Quindi, siete avvisati…bando alla dieta e concedetevi qualche peccato di gola…vi assicuro che ne vale la pena. Per quanto riguarda il souvenir da acquistare penso che una bottiglia di San Colombano DOC possa rappresentare il “ricordino” perfetto.

Per maggiori informazioni: 0371.293236/293219 (Comune) – 0371.898265 (“Il Borgo e il Colle”).
Alla prossima…

Raffaella Bragazzi  

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