Rojava, una democrazia senza stato

Nonostante il brutale conflitto in corso, il Rojava curdo-siriano sta consapevolmente sperimentando forme di democrazia diretta in grado di proporre a un Medio Oriente martoriato un modello di società antagonista sia ai regimi dittatoriali alla Assad sia ai regimi teocratici alla ISIS.

Rifacendosi al confederalismo democratico elaborato dal leader curdo Abdullah Ocalan, detenuto in un carcere turco dal 1999, la popolazione del Rojava ha iniziato ad autogovernarsi attraverso una rete di assemblee e consigli in cui vengono decisi aspetti cruciali della vita sociale come l’autodifesa militare e l’amministrazione della giustizia. Questa visione non-statale dell’organizzazione sociale, fortemente influenzata dal municipalismo libertario di Murray Bookchin, si rivela rivoluzionaria anche per il contributo fondamentale delle donne, che partendo dalla critica della disparità uomo/donna sono arrivate a identificare nello Stato il principio organizzatore da abbattere.

Si viene così a delineare una democrazia senza Stato e del tutto sperimentale che può diventare un modello sociale esportabile in tutto il mondo.

Rojava una democrazia senza stato (Edizioni Elèuthera) è a cura di Dilar Dirik , David Levi Strauss,  Michael Taussig, Peter Lamborn Wilson. E’ una raccolta di saggi di Murat Bay (reporter turco), Janet Biehl (ecofemminista americana), Dilar Dirik (attivista e femminista curda), El Errante/Paul Z. Simons (giornalista e attivista americano), David Graeber (antropologo americano), Havin Guneser (giornalista e attivista curda), David Levi Strauss (critico d’arte americano), Salih Muslim Mohamed (politico curdo-siriano), Pinar Ogunc (giornalista turca), Jonas Staal (artista olandese), Michael Taussig (antropologo australiano), Newsha Tavakolian (fotoreporter iraniana), Nazan Ustundag (sociologa turca), Bill Weinberg (giornalista e blogger americano), Peter Lamborn Wilson (scrittore e attivista americano).

Queste testimonianze sui rivolgimenti in atto nel Rojava siriano descrivono, nelle sue luci e ombre, un esperimento di autogoverno dai forti connotati libertari. Nel pieno di una sanguinosa guerra civile che ricorda la Spagna del 1936-1939, un popolo in armi – donne comprese – sta creando una democrazia dal basso che va configurandosi come un’autentica rivoluzione sociale.