“ RIPENSARE LE PEDAGOGIE” : IL 7 e 8 SETTEMBRE A BRESCIA IL NUOVO CONVEGNO DI SCHOLE’

RGANIZZATO DALLA MORCELLIANA E DALL’ EDITRICE LA SCUOLA : DOPO L’INTRODUZIONE DI PAZZAGLIA LE RELAZIONI  PRINCIPALI  AFFIDATE  A  RIVOLTELLA, NATOLI, TOGNON, FILORAMO. OLTRE UN CENTINAIO  I  PEDAGOGISTI  IN  ARRIVO  DAGLI  ATENEI ITALIANI

 Fedele al consueto appuntamento di ogni anno, si svolgerà a Brescia presso il Centro di spiritualità “Mater Divinae Gratiae” – nel pomeriggio del giorno 7 e la mattina dell’ 8 settembre 2017 il LVI Convegno di Scholé. Organizzato dall’editrice Morcelliana e dall’editrice La Scuola, coordinato da Luciano Pazzaglia, attirerà in città oltre un centinaio studiosi dell’educazione e delle istituzioni scolastiche. “Ripensare le pedagogie“, questo il titolo del colloquio per questa nuova edizione , che vedrà affiancare alle relazioni dei pedagogisti quelle di esperti di altre discipline –dalla filosofia alla storia delle religioni- con l’intento di allargare gli orizzonti. “La scelta è  nata, innanzi tutto, dalle considerazioni riguardanti l’acutizzarsi che nell’attuale società globalizzata e multiculturale vengono ad avere le urgenze educative. Basterebbe pensare alla crescente separazione tra società ricche e società povere, al diffondersi nel campo scolastico di certa cultura meritocratica di stampo neo-liberale…, non c’è da stupirsi che anche nel nostro Paese larghe fasce di giovani, soprattutto delle periferie urbane, corrano il rischio di subire autentiche forme di ghettizzazione”, spiega il professor Pazzaglia, segretario di “Scholé”. E aggiunge: “Non meno seri, poi, sono i problemi educativi sollevati dal carattere multiculturale che le grandi migrazioni stanno imprimendo alla nostra società, le cui scuole sono frequentate, in percentuali sempre più alte, da figli di stranieri”. Qui le difficoltà principali stanno non solo, nell’ elaborare una proposta pedagogico-didattica che promuova i nuovi arrivati senza penalizzare i nativi, quanto nel riuscire a realizzare a partire dalla scuola, una vera convivenza tra le identità socio-culturali e religiose presenti . Sfida che implica un approccio alla complessa questione educativa lontano da analisi approssimative, capace di favorire non solo una maggior compattezza fra aree che raggruppano ad esempio la pedagogia, la storia della pedagogia, la pedagogia sociale, ma un reale ripensamento della pedagogia nel suo insieme. “A tal proposito occorre ricordare che non è mai esistita una scienza dell’educazione allo stato puro in cui tutti si riconoscessero, ma si sono sempre date e continuano a darsi tante pedagogie quante sono le visioni sull’uomo e sulla realtà con le quali gli studiosi vanno incontro ai problemi educativi che di volta in volta si presentano”,  afferma Pazzaglia. E spiega  : “Non a caso fino all’altro ieri si parlava di pedagogia laica, cattolica, marxista, tutte diverse nelle loro visioni del mondo e tutte animate da alcune fondanti come quella secondo cui, nel suo nascere, il soggetto assumerebbe un impegno con la propria vocazione di uomo e la scienza dell’educazione  dovrebbe individuare il  processo che ne rende compiuta l’ umanizzazione…”. Ma c’è dell’altro: la riflessione pedagogica è oggi chiamata a misurarsi con un contesto inedito sul piano epistemologico e antropologico: perché, se stanno venendo meno le grandi costruzioni pedagogiche di carattere ideologico e politico, la pedagogia continua a essere declinata al plurale, in termini di pedagogia scolastica, del bambino, dell’adolescente, dell’adulto, della disabilità, dei sentimenti mentre  emergendo nuove discipline come le scienze tecnologico-digitali, che, per l’ impatto  sui processi guadagnano il centro della scena, insieme ad esempio alle neuroscienze, con tali ripercussioni che, in sede pedagogica, vengono ad avere le neuroscienze e in una prospettiva del genere sorge legittimo il quesito se abbia ancora senso parlare di educazione morale. Abbandonate le rivendicazioni di improbabili monopoli e primati , condivisi in partenza significati di  concetti-base, ecco l’importanza di un dialogo tra tutte le scienze che abbia come denominatore comune l’attenzione  ai processi  ai processi educativi in chiave interdisciplinare . Da qui la nuova formula di Scholè 2017 che vedrà confrontarsi pedagogisti e specialisti provenienti da altre discipline. “Pertanto il programma prevede che, nella prima sessione (presieduta da Milena Santerini), Giuseppe Tognon, storico della pedagogia, incaricato di riferire sulla fondatezza di una pedagogia al singolare, dialoghi con Giovanni Filoramo, storico del cristianesimo cui si è chiesto di focalizzare le modalità con cui le religioni, sottoposte all’impatto con la modernità, la globalizzazione e i grandi sommovimenti demografici, possano farsi portatrici di una proposta educativa; mentre, nella seconda sessione (presieduta da Alessandra La Marca), Pier Cesare Rivoltella, docente di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento, si soffermi sui rapporti tra pedagogia e razionalità scientifiche, in dialogo con Natoli, docente di filosofia teoretica, cui si è rispondere ad un quesito ineludibile: in una società fluida è ancor possibile praticare un’educazione alle virtù?” Alla partenza però, tra i pedagogisti d’ispirazione cristiana e non solo, quasi una certezza: non può esservi mai educazione se non vi è saggezza, che non è solo dottrina ma è pratica di vita. 

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