Milano: Remo Bianco. Le impronte delle memoria

REMO BIANCO. LE IMPRONTE DELLA MEMORIA

Milano, Museo del Novecento 5 luglio — 5 ottobre 2019

MUSEO DEL NOVECENTO

PIAZZA DUOMO 8, MILANO

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A partire dal 1965 l’artista dà vita ad alcune opere racchiuse sotto la de nizione di “Arte so- vrastrutturale” che, mediante un atto di “appropriazione artistica” di oggetti, cose e persone, esprimono l’esigenza di ssare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà. Ascrivibili a questa de nizione sono le Sculture neve, teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve arti ciale e disposti in teche trasparenti: immobile sotto il manto bianco che la riveste, la com- posizione trasporta lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo.

I Quadri parlanti, esposti per la prima volta nel 1974, sono invece tele in alcuni casi non lavorate in cotone bianco o nero, in altre impressionate con fotogra e, sul cui retro sono posi- zionati degli ampli catori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. Il più noto è “Scusi signore…” dove Bianco si auto-ritrae con il dito puntato, immagine già utilizzata nel 1965 quando, in occasione di una personale alla Galleria del Naviglio, la foto compariva su tutti i tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità. L’inse- rimento della voce umana rappresenta un tentativo di oltrepassare la dimensione tradizionale del quadro. Il tema è il bisogno di dialogare con il pubblico, trasformando la tela non più nel teatro della rappresentazione, ma nel luogo dell’ascolto e, soprattutto, del ricordo, punto focale di gran parte del percorso dell’artista.

L’esposizione al Museo del Novecento ripercorre il ricco e sorprendente percorso di Remo Bianco esplorando proprio il tema della memoria, attraverso le sue opere e tramite un’ esau- stiva documentazione d’archivio: cataloghi, manifesti, articoli e fotogra e d’epoca.

Il catalogo della mostra, edito da Silvana, è corredato dai testi di Lorella Giudici ed Elisa Camesasca, dagli apparati a cura di Gabriella Passerini e Alberto Vincenzoni e riporta un’in- teressante intervista a Marina Abramović del 2012, riguardo al lavoro di Remo Bianco, cono- sciuto nel 1977.