Raggi e le consulenze Asl, il pm scrive a Cantone: «I moduli erano sbagliati»

La conclusione dell’inchiesta sul sindaco Virginia Raggi rischia di avere un risvolto paradossale. Perché se la prima cittadina di Roma, salvo clamorose sorprese, uscirà indenne dall’indagine per falso ideologico in atto pubblico in poche settimane, ora potrebbe essere l’amministrazione capitolina a dover rispondere dei moduli sulla trasparenza firmati da lei, quando era consigliere comunale, e da tutti i rappresentanti cittadini.

Nei prossimi giorni, una volta chiusa l’inchiesta, piazzale Clodio sta valutando di inviare proprio al presidente di Anac Raffaele Cantone la documentazione raccolta sul caso. E, a questo punto, sarà il Comune – e, segnatamente, la precedente amministrazione – a dover rispondere del proprio comportamento anche se non in sede penale. Perché, appunto, le verifiche del procuratore aggiunto per i reati contro la pubblica amministrazione Paolo Ielo hanno notato un dettaglio importante: i moduli che applicano la legge sulla trasparenza sono sbagliati e incompleti. Non riportano fedelmente il testo di legge chiarendo che chi non cita sia i compensi spettanti sia quelli effettivamente erogati finisce per non applicare correttamente la legge in ogni caso.

 IL MODULO
Tutto nasce dal modulo che Virginia Raggi ha firmato quando era ancora consigliera comunale. Il modulo, applicando la legge sulla trasparenza, doveva chiedere a tutti gli eletti di indicare gli incarichi presso la pubblica amministrazione e i compensi spettanti. Non solo quelli effettivamente percepiti, dunque, ma qualunque tipo di retribuzione prevista anche se non effettivamente erogate. Quando il caso della consulenza per la Asl di Civitavecchia in bianco è saltata fuori, c’era anche chi aveva notato le risposte apparentemente confuse dell’attuale primo cittadino che sembrava non aver compreso la richiesta specifica contenuta nel testo di legge. Lei, appunto, ha indicato l’incarico e i relativi compensi solo nell’anno in cui ha effettivamente ottenuto il pagamento ma non per tutta la durata del rapporto con la Asl a nord di Roma. La legge, al contrario, specifica in un comma che debbano essere indicati sia i compensi percepiti, sia gli «altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l’indicazione dei compensi spettanti».

Il problema, appunto, è che questa parte, nel modulo del comune di Roma, non sarebbe sufficientemente chiaro. C’è una dizione relativa ai compensi «spettanti» ma non viene specificato se e a che titolo debba essere riportato il tutto e se anche questa seconda parte sia collegata al rischio di sanzione. Insomma, ce n’è abbastanza perché la procura decida di inviare tutto all’Anac per valutare l’effettiva applicazione all’interno del Comune di Roma della legge sulla trasparenza.

IL DOLO
A portare l’accusa nei confronti di Raggi per falso ideologico verso l’archiviazione c’è anche la mancanza di dolo specifico nella sua condotta, quasi impossibile da dimostrare tanto più in questa confusione. Da chiarire, a questo punto, resta solo il comprtamento della Asl di Civitavecchia che ha assegnato l’incarico all’attuale sindaco evitando l’albo dei legati che aveva invece l’obbligo di consultare. Ma in questo caso a procedere potrebbe essere la Procura di zona.

Fonte: Un articolo di Sara Menafra dal Messaggero