Quante persone ci vogliono per fare una rivoluzione?

Quanto (e chi) ci vuole perche abbia successo un cambiamento globale nella società – una rivoluzione politica o economica o una mutazione radicale di convinzioni o costumi?  Per esempio, fino a quando le società chiudono un occhio sulle molestie sessuali sul posto di lavoro o sull’omofobia o lo sfruttamento dei lavoratori? Quante persone devono  prendere posizione prima che un comportamento tollerato e diffuso non sia più visto come normale?

Sono le domande alle quali cerca di rispondere  lo studio “Experimental evidence for tipping points in social convention”, pubblicato su Science da Damon Centola, Joshua Becker e Devon Brackbill dell’università della Pennsylvania e da Andrea Baronchelli dell’università di Londra, socondo il quale «Prima che si verifichi un cambiamento sociale su larga scala, deve prendere posizione circa il 25% delle persone».  Un punto di svolta sociale che può essere applicato sia ai diritti dei lavoratori che a qualsiasi tipo di movimento e iniziative politiche, ambientali e di cambiamento di opinione e costumi.

All’università della Pennsylvania fanno notare che «Online, le persone sviluppano norme su tutto, da quale tipo di contenuto è accettabile ostare sui social media, a quanto civile o incivile possa essere il loro linguaggio. Di recente, abbiamo visto di recente come gli atteggiamenti pubblici possono cambiare su questioni come il matrimonio gay, le leggi sulle armi, il razzismo e l’uguaglianza di genere, così come quali credenze sono o non sono pubblicamente accettabili. Negli ultimi 50 anni, molti studi sulle organizzazioni e sui cambiamenti nelle comunità hanno tentato di identificare le dimensioni critiche necessarie per un punto di svolta, basandosi semplicemente sull’osservazione. Questi studi hanno ipotizzato che il range dei tipping points possa variare tra il 10% e il 40%».

Ma il problema è che nel mondo reale le dinamiche sociali  sono complicate e che per gli scienziati non è possibile riprodurre la storia esattamente nello stesso modo, per misurare con precisione se i risultati sarebbero stati diversi se un gruppo di militanti che ha dato il via a una rivoluzione fosse stato più grande o più piccolo.

Il leader del team di ricerca Centola,  che insegna alla Annenberg school for communication e alla School of engineering and applied science dell’università della Pennsylvania, spiega: «Quello che siamo stati in grado di fare in questo studio è stato quello di sviluppare un modello teorico che prevedesse la dimensione della massa critica necessaria per cambiare le norme di gruppo, e quindi testarlo sperimentalmente».

Fonte:Greenreport — Continua a leggere http://www.greenreport.it/news/scienze-e-ricerca/quante-persone-ci-vogliono-per-fare-una-rivoluzione/