Prevenzione e Limitazione Integrate dell’inquinamento e modelli di ricerca in campo ambientale. Di Andrea Casarini

Con la terminologia Prevenzione e Limitazione Integrate dell’Inquinamento si rappresenta la traduzione italiana dell’acronimo IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) noto a livello internazionale come l’acronimo di una delle Direttive UE più importanti in materia ambientale, la Direttiva 96/61/CE poi codificata nella Direttiva 2008/1/UE pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 29 gennaio 2008 ed entrata in vigore il 18 febbraio.

La disciplina IPPC è stata recepita nell’ordinamento ambientale nazionale con l’emanazione del decreto legislativo n. 59 del 2005 che regolamenta l’emanazione dell’autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e dei controlli connessi a tale autorizzazione.

Le competenze dell’Istituto in Materia di Prevenzione e Limitazione Integrate dell’inquinamento derivano proprio dal decreto legislativo n. 59 dell 2005 ad confluito nel TU Ambientale (D.lgs 152/06 come modificato dal D.lgs 128/10, art. 29).

Proprio per quanto sovraesposto ed a fronte delle evidenze sempre più documentate e sostanziali della drammaticità dei rapporti tra ambiente e salute, tra inquinamento e salute, è ancora una volta necessario ribadire il primato della prevenzione e della tutela della salute e dell’ambiente.

Ormai da decenni la comunità scientifica internazionale, resistendo anche a forti pressioni economiche, politiche e industriali, ha riconosciuto unanimemente nella prevenzione la strategia fondamentale in favore della salute umana e dell’ambiente.

La prevenzione delle malattie di origine ambientale richiede uno sforzo complesso di azione sia sui comportamenti e gli stili di vita che sulle norme e le misure istituzionali che consentono di garantire la sicurezza della popolazione esposta ai rischi ambientali.

E’ importante sottolineare la multidisciplinarietà degli studi in campo ambientale che devono veder coinvolti insieme diversi professionisti (medici, biologi, chimici, veterinari, ecc.) e devono avvalersi delle reciproche competenze.

Il mondo della ricerca e gli Enti deputati al controllo e monitoraggio degli inquinanti (ARPA e ASL con LSP) devono collaborare per una migliore valutazione dei rischi per la salute legati all’ambiente.

I progetti di ricerca devono superare l’ambito locale, devono essere condivisi a livello nazionale o internazionale, mediante collaborazioni o progetti multicentrici. I risultati della ricerca devono permettere il confronto tra le diverse realtà e l’acquisizione di informazioni estrapolabili a tutti i gruppi esposti.

E’ auspicabile inoltre una buona diffusione dei risultati per fornire gli strumenti di intervento e supportare le decisioni politico –  amministrative.

Andrea Casarini