Portella della Ginestra, il 1° maggio di 69 anni fa la prima strage di Stato. Di Claudia Bertanza

portella della ginestraLa vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all’aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C’era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell’odore di polvere da sparo. La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti. Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana. (fonte: misteriditalia.it).

Sono passati 67 anni. L’eccidio di Portella della Ginestra, considerato la prima strage di Stato è ancora oggi in parte avvolto nel mistero. I suoi morti, undici, e i feriti, ventisette, tra cui donne e bambini, non hanno avuto giustizia. I morti di Portella della Ginestra erano lavoratori, manifestanti, uomini e donne, giovani e non, che protestavano e allo stesso tempo festeggiavano.

portella 2Il 1° maggio era tornato festivo dopo il regime fascista, la giornata era bella, primaverile e divenne un inferno. Il rapporto dei carabinieri ricondusse la cieca violenza (i banditi spararono all’impazzata sulla folla) a “elementi reazionari in combutta coi mafiosi“. Ma il bandito Salvatore Giuliano, ritenuto autore del massacro assieme ai suoi uomini, nel 1949 denunciò le motivazioni politiche dietro alla strage, che l’allora ministro degli Interni Mario Scelba negò con forza; l’anno dopo il bandito venne ucciso in circostanze mai chiarite: pare che l’omicida fosse Gaspare Pisciotta (dietro indicazioni dello stesso Scelba), che venne a sua volta ammazzato nel 1954. Pisciotta era in carcere, all’Ucciardone: avrebbe dovuto deporre proprio su Portella della Ginestra, ma un caffè alla stricnina glielo impedì.

Violenza immotivata, vittime innocenti, testimoni potenzialmente “scomodi” uccisi. Un mistero, tra i tanti d’Italia, che probabilmente non verrà mai svelato. Un mistero, come quelli più recenti, sepolto dall’omertà, dalla vigliaccheria, da una collusione mafioso-politica della quale ancora oggi, nonostante altre stragi, nonostante processi e uomini coraggiosi uccisi, non riusciamo a liberarci.

Claudia Bertanza