Pitelli, dove è un bambolotto che fa notizia, il killeraggio quotidiano è una barzelletta.

Un paese appare senza speranza quando il mondo dell’informazione si mobilita, su scala nazionale, davanti alla bravata (stupida quanto si vuole, ma sempre una bravata resta) di uno o più individui che han fatto rinvenire appeso, come un’impiccato, un bambolotto raffigurante il figlio Vergine prelevato da un presepe. Su giornali e telegiornali, siti web, una delle principali notizie di questo passaggio d’anno, è dedicata a questo, portando Pitelli alla ribalta nazionale. A parte al fatto che una bravata del genere non meritava certamente tanta attenzione e pubblicità, la questione è che dei morti veri, così come dei malati di gravi patologie tumorali, prodotti dall’inquinamento devastante di quella collina di Pitelli, quegli stessi organi di informazione (tanto preoccupati per il bambolotto), assecondano la volontà di oblio tanto perseguita dai responsabili e dalla perversa rete di protezioni e complicità che né ha garantito l’impunità. Tra paura ed ignoranza, come di accettazione di qualche “favore” in cambio di silenzio, la comunità ha fatto in fretta nel dimenticare quella “terra dei fuochi” dove è finito di tutto (e dove ancora tutto il marcio è interrato). Chi scoperchiò quello scandalo, nella magistratura, è stato isolato e poi trasferito, dopo aver dovuto affrontare depistaggi e persino tentativi di blocco nel nome di un improponibile “Segreto di Stato”. Penalmente tutto fu fatto andare in prescrizione, con sospiro di sollievo non solo dei Duvia di turno, ma anche dei politici ed amministratori pubblici compiacenti. La realtà è però rimasta la stessa: i morti per gli effetti di quell’inquinamento devastante, così come i malati in carne ed ossa per le sostanze tossiche di quanto sotterrato e disperso nell’ambiente (nelle terre come nelle acque, sino al mare), sono sempre lì, o nei cimiteri o in coda nelle strutture di cura. Questo killeraggio continuo non fa notizia come il “bambolotto” e così il mondo dell’informazione lo tralascia, rimanendo così oggetto di attenzioni sporadiche di qualche giornalista di buona volontà che prontamente viene o minacciato o deriso e insultato, così che sia chiaro che di quella questione non si deve parlare. Lo scempio di morte di Pitelli è una barzelletta, come la morte del Capitano De Grazia che dalla Calabria stava salendo a La Spezia per indagare sui traffici di veleni, gestito operativamente dalla ‘ndrangheta, che dalle colline di La Spezia e dal suo Porto, finivano sulle famose “navi a perdere”. Barzellette queste, degne dell’oblio (anche se gli effetti sono oggi ancora drammatici ed i responsabili tutti a piede libero nell’assoluta impunità), mica si tratta di un “bambolotto”.

Crhistian Abbondanza – Casa della Legalità