“Petrolieri pronti a bombardare” il mare di Leuca: Greenpeace contro Edison

Un articolo di Luisana Gaga su Il fatto Quotidiano

Edison vuole cercare petrolio e gas al largo delle acque salentine di Santa Maria di Leuca con la tecnica dell’air gun, ma Greenpeace non ci sta. Annuncia la presentazione di osservazioni sul progetto della multinazionale al Ministero dell’Ambiente per chiedere che respinga il permesso di ricerca d 84F.R-EL e pubblica il rapporto ‘Troppo rumor per nulla. Un altro assalto degli air gun al nostro mare, tra Adriatico e Ionio’. L’associazione parla di “bombardamento a tappeto sui fondali”, sottolineando che questa volta l’istanza riguarda un’area dello Ionio che, secondo la Convenzione sulla Biodiversità (Convention on Biological Diversity – CBD), è classificata come Ebsa, ossia come particolarmente preziosa per l’ecosistema marino nel suo complesso”. Secondo Greenpeace nello Studio di impatto ambientale (Sia) presentato da Edison al Ministro dell’Ambiente per ottenere il nulla osta a procedere, “si considerano trascurabili gli effetti di questa attività”. Ecco perché si chiede l’intervento delle istituzioni per contrastare una prospettiva “che minaccerebbe turismo, pesca e comunità costiere”. La minaccia dell’air gun – La tecnica dell’air gun per la ricerca di nuovi giacimenti di fonti fossili genera artificialmente onde d’urto e, analizzandone la riflessione sui fondali marini, permette di identificare i depositi di idrocarburi offshore. “Per la ricerca di un giacimento marino sono impiegati decine di air gun disposti su due file a una profondità di 5-10 metri – spiega Greenpeace – che producono violente detonazioni ogni 10-15 secondi”. Tutto questo per settimane, continuativamente. “Il rumore generato è almeno doppio rispetto a quello del decollo di un jet” aggiunge l’associazione, ricordando che gli effetti dannosi delle esplosioni sull’ecosistema marino sono documentati in numerosi studi e, “in questo caso, colpirebbero molto specie, tra cui tonni, pesci spada, squali, mobule, cetacei, tartarughe caretta”. Nonché habitat di profondità con organismi come coralli e spugne che rappresentano importanti serbatoi di biodiversità, sono aree di riproduzione di numerose specie ittiche di importanza commerciale e contribuiscono al riciclaggio di materia organica nella catena trofica.

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