Per le antiche scale. Una storia

Sorge su una collina un castello, trasformato nei secoli in un convento e infine in un istituto psichiatrico. Qui i malati sono curati dal dottor Anselmo come persone che hanno smarrito, spesso solo temporaneamente, la luce dell’intelligenza, non quella dei sentimenti. Questi rimangono intatti e riaffiorano non appena il delirio cessa di suscitare le proprie immagini irreali, ma potenti e devastatrici. Può essere allora che la voce dell’anima si manifesti attraverso il linguaggio della musica e il libro ce ne offre testimonianze drammatiche e toccanti (la schizofrenica che abbandona di colpo i suoi assurdi calcoli e sembra ritrovare al pianoforte un’identità perduta; oppure l’insegnante la cui cultura si frantuma in associazioni sconnesse, ma che da uno strumento ricava frasi compiute). Il medico indaga, dubita, interroga, coglie il vuoto emblematico dei valori nel delirio di negazione di un federale che ripete che il Duce non esiste, oppure scopre dietro la malinconia di Alfonsa la brutalità del marito o negli incubi di una suora un’ansia disperata di purezza.

L’evocazione di una figura singolarissima e sorprendente dei primi anni del secolo, il dottor Bonaccorsi, consente di seguire, incarnata nei personaggi, anche l’evoluzione della psichiatria, dalla diffusione in Italia delle teorie di Kraepelin fino ai moderni psicofarmaci, che assopiscono la pericolosità dei malati, e alle “generose speranze” della socioterapia, che vuole responsabilizzare i ricoverati, non trattarli come detenuti.

Come già ne Le libere donne di Magliano, Mario Tobino in Per le antiche scale. Una storia ha saputo trasfigurare la propria esperienza di psichiatra in un intenso discorso umano, percorso e come sorretto da una vibrazione lirica che dona lievità e mobilità inconfondibili allo stile. Ma rispetto all’opera precedente qui si avverte una adesione ancora più indifesa alla realtà, un arrendersi alle cose superando qualsiasi diaframma tra medico e paziente, tra lo scrittore e la sua materia, nella ricerca e nella conquista di un’umanità assolutamente vera e autentica, a cui anche il lettore partecipa con trepidazione, ansietà, affetto.