PARLIAMO DI CLIMA ED AMBIENTE CON LUCA MERCALLI DI ANDREA CASARINI

LUCA MERCALLI – (Torino, 24.02.1966). Climatologo, si occupa di ricerca su variazioni del clima e ghiacciai delle Alpi occidentali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, comunicazione del rischio climatico, efficienza energetica ed energie rinnovabili, sostenibilità ambientale. Dopo il liceo classico e l’iniziale formazione in scienze agrarie con indirizzo Uso e difesa dei suoli e agrometeorologia (Università di Torino) si è laureato in Geografia alpina e scienze della montagna, con indirizzo climatologia e glaciologia (Université de Savoie, Chambéry, Francia). Nel 1993 ha rinnovato la Società Meteorologica Italiana (già Ente Morale, oggi Onlus) la maggiore associazione nazionale del settore delle scienze dell’atmosfera fondata nel 1865 da p. Francesco Denza, della quale è presidente. Ha fondato e dirige dal 1993 la rivista internazionale di meteorologia Nimbus (con una sezione dedicata al clima delle Alpi Francesi e del Canton Ticino in collaborazione con Meteo France e Meteo Svizzera) e la collana di monografie climatologiche “Memorie dell’atmosfera”. Iscritto all’ Ordine Nazionale Giornalisti dal 2001 opera nel settore del giornalismo scientifico (SISSA Trieste, FIMA Federazione Italiana Media Ambientali) e della comunicazione dei rischi naturali (formatore per l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte); ha condotto oltre 1750 conferenze, in Italia e all’estero, e ha partecipato a piu di 1000 interventi radiotelevisivi. Ha ricevuto il I premio AICA alla carriera (Assoc. Int. per la Comunicazione Ambientale) “Comunicare con i cittadini fa bene all’ambiente”, Alba (CN), 3.11.2004 , nel novembre 2008 gli è stato conferito il Premio Internazionale Exposcuola per la Divulgazione Scientifica, Salerno, Premio “Magna Charta” per la difesa del territorio, Castagnole delle Lanze (AT), 29.04.2010, Premio Aimar/Fondazione Goria per la comunicazione sui temi della montagna, maggio 2011 e il Premio per la comunicazione ambientale “Città di Sasso Marconi – BASF” nel maggio 2012. Attivo nella diffusione delle energie rinnovabili e della difesa del territorio, abita in Val di Susa, in una casa ad alta efficienza energetica dotata di pannelli solari termici e fotovoltaici, pompa di calore, orto e cisterna di raccolta acqua piovana, auto elettrica.
IL dott. Luca Mercalli è stato intervistato da Andrea Casarini per Informazione Indipendente

D. Le due conferenze internazionali sul clima (Parigi 2015 – Cop21 – e Marrakech 2016 – COP22) sono state considerate dai media internazionali come uno step fondamentale nella lotta al Cambiamento Climatico. Allo stato attuale ritiene che gli obiettivi fissati in queste conferenze siano adeguati?
R. Diciamo che sono il massimo che è stato possibile raggiungere con la diplomazia internazionale che tra l’altro è stata ulteriormente indebolita dalla defezione di Trump . Da un punto di vista fisico, cioè da quello che dovremmo fare per contenere i danni del cambiamento climatico, sono assolutamente insufficienti. Infatti, sappiamo che l’accordo di Parigi chiede il contenimento dell’incremento termico entro il 2100 a 2°centigradi di aumento di temperatura e caldeggia una possibilità di scendere ulteriormente a 1,5°. Ora, gli ultimi calcoli ci dicono che l’ 1,5° è praticamente irraggiungibile, quindi è oramai un obiettivo che è pura illusione e non realizzabile. Anche i 2° centigradi sono sostanzialmente difficilissimi da raggiungere e solo con uno sforzo immediato e globale, di cui attualmente non si vede minimamente traccia, sarebbe ro forse raggiungibili. Quindi diciamo che realisticamente, sommando le promesse dei paesi firmatari e la rinuncia o comunque il tentennamento degli Stati Uniti , oggi siamo più vicini ai 3° centigradi che ai 2°. Ovviamente tutto è comunque utile per evitare i 5°centigradi che sarebbe l’aumento e lo scenario catastrofico che si avrebbe in assenza di una totale politica di contenimento delle emissioni.

D. Cambiamenti climatici, specie invasive, fenomeni estremi, crisi energetica: qual è oggi lo stato di salute del nostro mondo?
R. È uno stato molto compromesso tant’è che ormai ha avuto una denominazione nuova che lo marchia per il futuro, anche di lunghissima data a livello di epoca geologica, come Antropocene. Dal ‘900 in poi l’umanità ha profondamente segnato tutti i processi naturali; il clima è solo uno di questi. Sappiamo che ci sono altri processi profondamente compromessi che vanno dalla perdita della biodiversità , all’acidificazione degli oceani, lo squilibrio nei cicli dell’azoto e del fosforo, gli inquinanti di ogni genere che sono stati immessi in natura e di cui tra l’altro facciamo le spese anche noi da un punto di vista sanitario. Mettendo insieme tutto questo, ci accorgiamo che siamo in un momento delicatissimo della nostra storia e dobbiamo prendere atto che non è possibile continuare in questo modo perché moltissimi di questi processi
1°- sono additivi, cioè peggiorano via via
2°- sono irreversibili almeno sui tempi umani
3°- potrebbero anche avere effetti di combinazione uno con l’altro e quindi anche auto amplificarsi.
Chiaro che chiunque veda questi numeri davanti a se dovrebbe dire: “Questa è la vera urgenza della nostra contemporaneità; evitare di finire in un collo di bottiglia. Abbiamo un collasso globale del sistema naturale che si ritorce contro di noi. Non mi sembra che ci sia questa consapevolezza e quindi, personalmente, sono piuttosto preoccupato nel senso che subiremo delle conseguenze via via crescenti verso le generazioni future”

D. I ghiacciai sono un ottimo indicatore precoce per capire cosa sta succedendo al clima. Qual è l’attuale situazione delle nostre montagne ?
R. Il 2017 è stata la seconda estate più calda della storia meteorologica italiana e quindi ha infierito particolarmente sui ghiacciai. Abbiamo perso nuovamente massa di ghiaccio, quindi, sia il caldo dell’estate sia la scarsa nevosità, in particolare sulle Dolomiti, ha fatto sì che i ghiacciai hanno perso tra 1 metro e ½ e oltre 2 metri di spessore nella sola estate del 2017. Questo non fa altro che confermare il trend in atto da oramai più di 20 anni. È un trend che sta consumando i ghiacciai ad un tasso molto superiore a quello del passato e che ai modelli di simulazione lascia poche speranze alla conservazione di questo patrimonio per il futuro. Verso il 2050 le Alpi saranno pressoché deprivate dalla maggior parte del ghiaccio

D. Cosa si intende per climatologia ?
R. Semplicemente è la scienza che studia il funzionamento del sistema climatico terreste e, a livello più geografico, le differenze di clima tra una regione e l’altra. C’è una climatologia più descrittiva ed isto grafica e ce n’è una più predittiva ed analitica. Ad oggi non si può più pensare ad una climatologia a se stante e che esuli da altre branche della scienza; è chiaro che al fine di creare la modellistica del futuro la climatologia deve giocoforza interagire ed intrecciarsi con altre discipline della scienza della terra e della vita compresa la biologia.

D. Il tema delle problematiche ambientali ritorna prepotentemente alla ribalta dei media e dei politici in occasione delle varie campagne elettorali o di disastri ambientali. Cosa ne pensa?
R. Penso che prima di tutto su questi argomenti che riguardano la sicurezza e l’incolumità delle persone il primo problema della politica è che non si fa abbastanza informazione e prevenzione. Durante la fase di emergenza si cerca sempre di trovare un capro espiatorio, quattro chiacchiere che poi, come vede, durano due giorni e non lasciano mai una ricaduta concreta su come evitare che si ripropongano alla prossima occasione. La mia opinione è che una delle cose più importanti che dobbiamo fare in Italia è l’alfabetizzazione della cittadinanza. Le persone in Italia non sanno cosa fare di fronte alle allerte climatiche; un po’ perché nessuno glielo ha insegnato e poi per una scarsa attitudine della popolazione italiana alla esercitazione preventiva. In questo senso il mio suggerimento alla politica è quello di impostare, prima degli eventi, una grande campagna di informazione un po’ come hanno saputo fare in questo senso gli americani di fronte all’uragano Irma. L’evacuazione della Florida è un eccezionale esempio di organizzazione; hanno sposato 6 milioni di persone. Tutti tranquilli, nessuno si è lamentato ed alla fine hanno avuto quasi meno morti di Livorno in rapporto alla dimensione dell’evento.

D. Si parla spesso dell’effetto serra e del grandissimo problema del surriscaldamento globale, anche se a dire il vero non se ne parla ancora abbastanza. Che cosa si intende scientificamente per effetto serra e quali rischi si corrono in caso di significative variazioni e/o intensificazioni dello stesso?
R. L’effetto serra è un fenomeno naturale che tiene la temperatura ottimale per la vita sul pianeta e noi semplicemente lo stimano incrementando aggiungendo i residui della combustione del carbone e del petrolio all’atmosfera. Abbiamo anche dei numeri fondamentali per capire questo che sono le concentrazioni di CO2 dell’atmosfera estratte dai ghiacci del Polo Sud su un periodo lunghissimo di 800 mila anni. Se si osservano i dati dei carotaggi al Polo Sud non c’è alcun dubbio che la quantità di CO2 nell’atmosfera non ha eguali negli 800 mila anni precedenti. Questo è già un dato fondamentale e schiacciante! Sappiamo che abbiamo alterato, nel corso dell’ultimo secolo, addirittura la composizione chimica dell’atmosfera non di una piccola frazione ma aggiungendone il 30% in più.

D. Perché dobbiamo credere nel Cambiamento Climatico e come mai ancora oggi e nonostante quanto sta accadendo nel mondo, un gran numero di persone ignora od è insensibile a questo evidente problema?
R. È una bella domanda vasta ed articolata. Il perché dobbiamo credere è molto semplice anche se non userei nemmeno il “termine credere” perché questo non è un credo. Dobbiamo semplicemente convincerci osservando i dati; i dati e la scienza a supporto del cambiamento climatico sono assolutamente maturi ed autorevoli come per tante altre branche della scienza. Per fare un esempio, lei lavora nel campo epidemiologico … benissimo … sa esattamente che la medicina ha le sue incertezze ma è sufficientemente matura per sapere che, per esempio, il fumo fa male alla salute punto e basta. Non è pensabile che qualcuno non medico si metta a contradire gli pneumologi dicendo che il fumo fa bene. Ecco … io applicherei lo stesso paradigma al campo della climatologia; la climatologia non può fare delle previsioni precise e puntiformi perché il pianeta è grande ed i processi sono complessi ma, i meccanismi di fondo seno ben individuati e documentati. Non è più accettabile che si dia così tanta importanza a delle critiche da parte di personaggi che sono completamente al di fuori della comunità scientifica dei climatologi. Ad esempio in Italia abbiamo l’ottuagenario Antonino Zichichi che non ha mai scritto una parola sul clima e si permette di dire che sono tutte fandonie. Oramai la scienza è documentata e matura per dire che tale situazione è causata dalle emissioni antropogeniche. Lasciamo pure perdere il negazionismo organizzato e politico alla Trump dove è chiaro che dietro c’è il supporto delle lobbie dei combustibili fossili. Interessante è invece vedere il grande pubblico, quello che non ha particolari conflitti di interesse; qui è un problema da psicologi. Si tratta di un grande problema nell’approccio umano alla prevenzione di lungo periodo in cui le persone tendono ad ignorare oppure a rimuovere psicologicamente l’unico strumento che ci permetterebbe di evitare il danno futuro che è quello di occuparsene oggi. Torno ad una metafora medica: quante persone finché stanno piuttosto bene ignorano la prevenzione fino al giorno prima in cui il sintomo fa il suo esordio?

D. Che affidabilità danno i modelli climatici utilizzati per predire i futuri mutamenti del clima? R. I modelli climatici oggi come oggi non sono carenti sullo scenario definitivo ma sono carenti nei dettagli di tempo e di luogo. Inutile chiedere ad un modello climatico come sarà l’annata tal dei tali in Italia. Essendo modelli che lavorano su grandi sistemi come il bilancio energetico terrestre, sono sostanzialmente affidabili sullo scenario finale. È quindi credibile che se un modello ci dirà che se tra cento anni raddoppiamo la quantità di CO2 la temperatura terrestre sarà più calda. Poi possiamo cominciare a dire ma più calda di quanto? Ecco … via via che chiediamo al modello una maggior precisione oggi non siamo in grado di ottenerla perché non possiamo mettere tante virgole ai numeri ma non abbiamo alcun dubbio sulla direzione del cambiamento.

D. Da divulgatore scientifico sta registrando, soprattutto tra le giovani generazioni, una maggiore sensibilità rispetto ai grandi temi ambientali?
R. Sto registrando una sempre miglior profondità di conoscenza e presa di coscienza nella nicchia di coloro che erano già informati e sensibili. Quella nicchia, che purtroppo rimane una nicchia, va sempre più migliorando informandosi, approfondendo e dandosi da fare per agire nei modi più vari all’ interno della loro vita quotidiana. Purtroppo constato come sia difficile invece conquistare le masse. Le masse rimangono a margine; sono difficili da catturare con l’informazione perché non sai come parlar loro. Io non so più come si possano raggiungere questi grandi bacini di popolazione che non accedono, non hanno i mezzi o non vogliono accedere all’informazione autorevole. Purtroppo vediamo che c’è sempre una maggior banalizzazione. Lo vedete anche voi nel vostro campo dove la questione vaccini è molto significativa ed è quasi uguale a quella del clima. Passa un idea bizzarra lanciata da qualcuno ed è molto più facile vedere attecchire un’ idea scientificamente infondata che vedere passare un informazione corretta e sostenuta dai dati. Quanto alle giovani generazioni anche qui ho una lettura piuttosto difforme nel senso che ci possono essere singoli individui o singoli studenti che incontro nelle scuole molto interessati ma, manca assolutamente una volontà di aggregazione nel discutere di queste problematiche.

D. Concludiamo con un appello di Luca Mercalli al cittadino.
R. Chiaramente prima informarsi e dico subito, che informarsi e costruirsi una cultura su questi temi complessi costa tempo e fatica ma non possiamo permetterci ad oggi di costruire questa conoscenza con gli slogan. Secondariamente, dopo aver investito un po’ di sforzo per capire bisogna passare all’azione che può essere declinata a seconda delle proprie possibilità. Chi ne ha la possibilità, una situazione favorevole od una casa può fare cose molto concrete come mettere i pannelli solari sul tetto; altri, che hanno possibilità inferiori, possono sempre fare una buona scelta evitando di prendere l’auto ed utilizzando il mezzo pubblico o fare la raccolta differenziata. Ognuno in base alla propria quotidianità può fare qualcosa. Questo mio appello coincide con un altro appello ben più autorevole che è quello di Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si”. Alla fine diciamo tutti le stesse cose.

Di Andrea Casarini