OUR WAR il film che racconta la storia di chi ha scelto di combattere l’Isis. Al cinema dal 20 gennaio

Un film documentario di Benedetta Argentieri Bruno Chiaravalloti Claudio Jampaglia
con Joshua Bell Karim Franceschi Rafael Kardari
Prodotto da PossibileFilm, RaiCInema e Lorenzo Gangarossa, in associazione con Start
Musiche di Vittorio Cosma la canzone “Our War” di Cosma-Finardi è cantata da Eugenio Finardi

Sinossi: Un ex-marine statunitense, un attivista politico italiano, una guardia del corpo svedese. Tre ventenni accomunati da una scelta: arruolarsi come volontari nelle Unità di Protezione Popolare (YPG) in Rojava, la regione controllata dai curdi nel Nord della Siria, per combattere l’autoproclamato Stato Islamico. Le loro immagini nel teatro di guerra più difficile e significativo degli ultimi decenni, si intrecciano con la loro vita quotidiana in USA, Svezia e Italia, e con una domanda che tocca tutti noi: per chi combattono? 

Segue la recensione del documentario presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2016 di Federico Gironi per Coomingsoon.it  Terrorismo. Guerre. Terremoti. Emergenze ambientali. Non passa quasi giorno, oramai, che il mondo complesso e teso in cui viviamo non ci metta di fronte a questioni difficili; a problemi che a volte sembrano insormontabili; a domande alle quali è arduo trovare la risposta appropriata. Per quanto però difficile possa essere, è palese che è non solo insufficiente, ma spesso perfino dannosa, la risposta data dalle anime belle della rete, che affidano a post di Facebook o ai 140 caratteri di Twitter uno sdegno fatto di eccessi, di recriminazioni gratuite, di formulette e sentenze sputate, buone per la polemica e per lavare la coscienza come una Messa domenicale per il cristiano che si ricorda di esser tale una volta alla settimana.
Parlare (in questo caso, addirittura, scrivere) è facile: fare lo è molto di meno. Per questo un film come Our War, oltre a sapere come raccontare una vicenda di stringente attualità e i tre personaggi attraverso la quale viene esplorata, è un film fortunatamente scomodo. Perché sotto alle questioni che riguardano la politica, sotto quelle dell’ideologia, sotto quelle che vanno a toccare l’argomento spinoso della violenza e del suo utilizzo “per scopi nobili”, sbatte in faccia a chi guarda la questione sempre più rimossa, e moralmente complessa e rilevante, del fare.  I tre protagonisti del film di Benedetta Argentieri, Bruno Chiaravallotti e Claudio Jampaglia, i tre foreign fighters che hanno lasciato le loro case in Occidente per andare a combattere una guerra al fianco dei guerriglieri curdi dello YPG, nel Rojava, a Kobane, contro l’avanzata dell’Isis, sono tre personaggi che – guidati da motivazioni differenti – hanno scelto di fare. Di agire.
Sono un ragazzo italo-marocchino dei centri sociali, spinto da una passione politica; un curdo nato in Svezia, rimasto scioccato dopo un video dell’Isis visto su Facebook; un ex marine americano che voleva tornare al fronte ma senza la politica che lo aveva disgustato nella gestione del Corpo. Sono tre persone che, invece di imbracciare una tastiera e arringare gente su internet, sono andate a fare: rischiando la pelle, combattendo una guerra che ritenevano giusta, sostenendo una causa.  Argentieri, Chiaravallorri e Jampaglia evidenziano questa dimensione, senza esaltare però la loro scelta, lasciando che siano le loro parole e la realtà dei fatti che tutti conosciamo ad evidenziare il contrasto tra il loro agire e il gomitolo di lana caprina dentro al quale rischiano di perdersi tutte le iniziative dei Governi e tutte le parole degli opinionisti e dei cittadini, di fronte al crescere e l’avanzare dello Stato Islamico. Così facendo, lasciano pure che emergano le tante contraddizioni insite nelle loro azioni da un lato, e nelle inazioni imbambolate dell’Occidente dall’altro; le ambiguità morali e le questioni eticamente scottanti insite in una scelta di violenza estrema, e quelle di una politica che intreccia l’interesse economico a quello della sicurezza del mondo.
Il loro sguardo è curioso, aperto, alla ricerca di motivazioni e conseguenze più che di semplici e un po’ arroganti giudizi. E le questioni che mettono sullo schermo sono lì, pronte per essere valutate e discusse. Nel bene come nel male.

Fonte: comingsoon.it/