Olanda. Le carceri chiudono per mancanza di detenuti

Contrariamente a quanto accade in molti Paesi, nei Paesi Bassi i penitenziari chiudono, ma c’è chi si oppone a questo fenomeno. I numeri indicano una tendenza chiara e difficilmente reversibile. I detenuti nelle carceri olandesi sono passati da circa 14 mila nel 2005 a poco più di 8 mila nel 2015. Leggendo questi dati da un’altra prospettiva, parliamo di 57 detenuti su 100 mila abitanti; nel 2006 se ne contavano 125. Osserviamo dunque che una terza parte delle celle nei penitenziari olandesi risulta essere disabitata, al punto che le stesse si affittano, ospitando detenuti provenienti da altri Paesi, soprattutto dalla Norvegia e dal Belgio. Questi ultimi hanno pagato 25.5 milioni di euro per raggiungere l’accordo sul trasferimento dei propri detenuti nei Paesi Bassi.

di Andrea De Vizio, blastingnews.com, 15 novembre 2016

Ci troviamo di fronte ad un miracolo? Certamente no. Il risultato è frutto di un lavoro strategico e preventivo effettuato dalle autorità olandesi. Infatti, molti trafficanti di droga sono stati identificati già all’arrivo in aeroporto, attraverso moderni sistemi di screening. Inoltre, si è deciso di concentrare gli sforzi degli agenti su attività criminali quali il terrorismo e il traffico di organi e non su altri reati.
All’interno delle carceri si cerca di trattare i detenuti in modo individuale, cercando di comprenderne le ragioni che li hanno indotti a commettere un determinato reato e, in tal modo, facilitarne una vera rieducazione. Un lavoro psicologico insomma che sembra portare enormi benefici. Si vedono dunque detenuti che partecipano a corsi di cucina con tanto di coltelli potenzialmente pericolosi o impegnati in lavori socialmente utili; per non parlare poi di biblioteche, attività all’aperto e celle dotate di video camere e Skype, volte a non far perdere il contatto con il mondo esterno. Alcuni di essi sono ritornati presso le rispettive famiglie o hanno scontato la pena in una maniera alternativa al carcere, causando per l’appunto una diminuzione considerevole del numero di detenuti nelle prigioni. Tutto questo fa sì che tali individui (restano tali anche se hanno sbagliato, non dimentichiamolo!) si sentano ancora cittadini e non più prigionieri e credano davvero nella possibilità di avere una seconda opportunità di reinserimento nella società civile.

Quanto alle carceri non più operative, sono state convertite in centri per anziani o addirittura hotel di lusso, creando così posti di lavoro per quelli che nelle carceri ci lavoravano da impiegati. I detrattori di questo fenomeno lo criticano, parlando di una sorta di negligenza da parte delle forze dell’ordine che, avendo visto ridotto il budget a loro disposizione, semplicemente non puniscono più i malviventi come accadeva in passato. Al di là della propaganda di parte, è difficile non riconoscere risultati che oggettivamente dimostrano come questo sia un grande successo per l’Olanda ed un concreto passo avanti nel modo in cui si gestiscono le carceri ed i detenuti. Sarebbe auspicabile che anche altri Paesi, in Europa e nel resto del mondo, ne prendano esempio. Il progresso e la civiltà di una comunità si misurano anche da questo.