“Noi difendiamo la terra col sangue”: le uccisioni di ambientalisti in America latina

Nel 2014, nel mondo sono stati assassinati 116 difensori dei diritti umani impegnati nella salvaguardia dell’ambiente: 88 di loro in America latina. L’anno scorso, il numero globale è tragicamente salito a 185 così come quello degli ambientalisti uccisi in America latina: 122.

di Riccardo Noury, Corriere della Sera, 2 settembre 2016

I due paesi più pericolosi al mondo per chi difende i diritti del territorio e delle sue popolazioni sono Honduras e Guatemala: negli ultimi due anni, si sono contati 20 omicidi in Honduras e 15 in Guatemala.
Questi due paesi hanno tassi di omicidio elevatissimi, rispettivamente 58,5 e 30 ogni 100.000 abitanti. Ma nel caso degli ambientalisti, si tratta di uccisioni mirate, spesso con la complicità o quanto meno l’inerzia delle autorità.

Secondo la Banca mondiale, il 62,8 per cento della popolazione honduregna e il 59,3 per cento di quella guatemalteca vivono sotto la soglia di povertà fissata a un dollaro al giorno. Si tratta per lo più di nativi o di contadini, e spesso i due gruppi coincidono, la cui sopravvivenza dipende dall’accesso alla terra o ad altre preziose risorse naturali.

berta2Terra e risorse che gli ambientalisti difendono e che, come denuncia un rapporto appena pubblicato da Amnesty International, sono bramate dalle imprese che portano avanti progetti idroelettrici e minerari. La notizia dell’omicidio di Berta Cáceres, avvenuto la notte del 2 marzo in Honduras, ha fatto il giro del mondo (nella foto, i suoi funerali). Ma, così come andava avanti prima della sua uccisione, gli attacchi agli ambientalisti sono proseguiti. Stavolta, con minore risonanza.

Sempre in Honduras, neanche due settimane dopo è stato assassinato Nelson García. Faceva parte del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e native dell’Honduras, l’organizzazione presieduta da Berta Cáceres. Il 6 luglio, in una discarica presso la frontiera col Messico, è stato ritrovato il corpo di Lesbia Urquía. Intimidazioni e agguati stanno avvenendo anche nei confronti di chi cerca verità e giustizia per Berta Cáceres.

Il 2 maggio, il giornalista investigativo Félix Molina è sopravvissuto a un agguato mentre il 13 luglio è stato devastato lo studio dell’avvocato Victor Fernández, che difende i familiari di Berta Cáceres. In Guatemala, sebbene quest’anno non vi siano state (ancora) vittime, è in atto una vergognosa campagna diffamatoria nei confronti degli ambientalisti che si oppongono ai progetti di sfruttamento delle risorse naturali del paese, in particolare quelle minerarie. Uno dei principali quotidiani del paese, che ironicamente si chiama “Stampa libera”, ha recentemente pubblicato a tutta pagina un’intervista a uno dei dirigenti della compagnia mineraria nazionale che ha accusato di terrorismo le organizzazioni per i diritti umani. Un modo tragicamente efficace per mettere le loro vite in pericolo.