Nicoletta Dosio: continuerò ad evadere, la storia ci assolverà

“Continuerò ad evadere tranquillamentre  perchè la mia evasione non è un modo per nascondermi ma un modo per rivendicare la nostra lotta e per farla conoscere dappertutto. Lo posso fare perchè c’è la solidarietà comunque di tutti questi uomini e queste donne che sono il cuore e la testa del movimento No Tav. Il segno della nostra resistenza è una speranza e un esempio per tanti. Noi abbiamo detto: questi tribunali ci condannano, ma la storia ci assolverà“.

Queste le parole di Nicoletta Dosio all’uscita dal tribunale che – lo scorso 14 dicembre – l’ha condannata ad 8 mesi  per aver rifiutato l’imposizione degli arresti domiciliari e la trasformazione della sua casa in una prigione. Resta ancora da definire come dovrà scontarli, questi 8 mesi.

Dalla fine di settembre Nicoletta irride alle misure cautelari, partecipando ad incontri pubblici e manifestazioni in Val di Susa e in tutt’Italia, mandando letteralmente in corto circuito  la procura di Torino.

Segno inequivocabile di tale corto circuito è la richiesta, inoltrata al G.i.p. il giorno prima della sentenza, dal PM Rinaudo e dal procuratore generale Spataro (in persona personalmente) dove si invoca il ritiro delle misure cautelari a Nicoletta per i seguenti motivi:

“La ragione del comportamento della Dosio è all’evidenza quella di sfruttare la situazione in cui si trova per suscitare clamore mediatico attorno al così detto ‘movimento NOTAV’, o meglio alle attività illegali di quella parte minoritaria di cui ella fa parte, che include vari suoi coimputati, nella convinzione di influenzare l’opinione pubblica in senso favorevole alle ragioni di tale parte del movimento stesso…. Appare allora evidente che proprio per porre un fine a questa situazione ed impedire che la posizione e la condotta della Dosio, in quanto sottoposta a misura cautelare non ottemperata, diventino a loro volta strumento di propaganda delle attività illecite di quella parte del movimento che le pratica ed a cui ella appartiene e, addirittura, di proselitismo, la soluzione più coerente è quella di richiedere la revoca degli arresti domiciliari“.

Ora, premesso che festeggerei volentieri con laute libagioni il ritiro delle misure cautelari per Nicoletta, non posso fare a meno di notare la natura del tutto politica, e per nulla giuridica,  delle motivazioni di Spataro.

Se mai avessi avuto qualche dubbio sulla natura politica dell’orientamento della magistratura sabauda, il procuratore generale me lo ha tolto definitivamente.

Comunque mi piacerebbe dirgli:
-se decidete che questi 8 mesi Nicoletta debba passarli in carcere, scoppia un casino, e voi avete perso
-se le confermate gli obblighi, lei continuerà a violarli e voi avete perso
-se le togliete gli obblighi, scoppia un festa, e voi avete perso

Fate una bella cosa: arrendetevi e fatela finita !

Alexik, La Bottega del Barbieri

La “parte minoritaria” di cui Nicoletta fa parte