Nel cuore di tenebra dell’Afghanistan: il romanzo-verità di Michelini

Da Milano ad Herat e poi oltre, nel cuore di un paese devastato dalla guerra e pieno di minacce: Il minareto di Jam (pp. 336, euro 16) di Gianfranco Michelini, appena uscito per i tipi di Mauro Pagliai, non è solo il racconto vero, sotto forma di romanzo, di una missione difficile e disperata. È una finestra aperta sull’Afghanistan di oggi, sulla crisi che affligge la nazione e infine sull’Islam, nelle diverse interpretazioni dei predicatori e nelle derive degli estremisti. 

Gianfranco Michelini, ingegnere milanese e fiorentino d’adozione, è anche imprenditore e poeta, ma soprattutto instancabile viaggiatore e per lavoro, vocazione o studio ha raggiunto i più remoti angoli del mondo. È un ex alpino, proprio come lo è Valerio, il protagonista del romanzo chiamato a partecipare a una missione insolita quanto pericolosa: dovrà viaggiare in terra afghana sulle tracce di Rachid, amico dei tempi dell’università convertitosi poi all’estremismo islamico. Conoscendo bene il paese ed essendo affezionato al vecchio compagno di studi, l’ingegnere milanese non può che accettare e ad Herat, quartier generale della missione militare italiana in Afghanistan, viene costituito un commando sotto copertura, di cui Valerio è il capitano. La strada è densa di minacce, e in ogni momento il cacciatore può trasformarsi in preda…

“Gran parte degli eventi descritti in questo libro”, assicura l’autore, “sono successi davvero, e di molti sono stato testimone o protagonista”. E non meno vere sono la terra rappresentata e le culture che la abitano: un mondo ancora oggi oscuro ai più dove sembra vivere in un altro tempo.