Medicina Democratica rinnova la sua iniziativa a quarant’anni dalla nascita

MILANO – Quartant’anni di lotta per la salute è il titolo del convegno che si è svolto a Milano il 20 e 21 gennaio scorsi.

Inizialmente indetto da Medicina Democratica, Movimento di lotta per la salute, per ricordare e riprendere il pensiero espresso nel primo Congresso Nazionale del 1976 a Bologna il convegno è diventato un’iniziativa comune alle reti per il diritto alla salute, nello specifico: Rete sostenibilità e salute, Rete per il diritto alla salute di Milano e Lombardia, Rete per il diritto alla salute di Napoli e Campania, Rete Europea contro la privatizzazione e commercializzazione della salute e della protezione sociale (Bruxelles), Sud Santè socieaux-solidaire (Nizza).

Il pensiero e l’elaborazione sul tema del diritto alla salute, espresso da Giulio Maccaro, Franco Basaglia e Luigi Mara, è la diretta conseguenza delle lotte di fabbrica, sociali, politiche e culturali dalla fine degli anni ’60 ad oggi.

L’0ggi è caratterizzato da un’involuzione progressiva dei risultati raggiunti grazie a quel pensiero e a quell’azione. Il diritto al lavoro, alla salute, alla protezione sociale hanno subito gravi conseguenze, ma non vogliamo fermarci a ragionare su di esse, piuttosto vogliamo discutere e proporre iniziative di movimento, di lotta e di cultura per superarle, per trovare un nuovo modo di affermare i diritti nella loro complessività.

I temi affrontati nella discussione generale, a partire dai numerosi contributi che si sono avvicendati – che saranno inseriti nei siti di Medicina Democratica e delle reti – ci dicono che si può ripartire. Questo sarà possibile se i movimenti di lotta per la salute troveranno il modo di unirsi e ancor più di coordinarsi, di fare rete, di individuare i nodi fondamentali su cui sviluppare le proprie lotte e le proprie iniziative.

Siamo di fronte a un pesante ridimensionamento del diritto al lavoro, simbolicamente rappresentato dalla soppressione dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori (legge 300/1970) che ha comportato e comporta disoccupazione, prevalentemente giovanile, precarietà, riduzione salariale, una situazione ricattatoria attenta alla salute dei soggetti colpiti.

Ci si deve opporre a tutte le forme di involuzione legislativa e di liberalizzazione del lavoro, in particolare non deve passare la proposta di legge del senatore Sacconi, il quale non solo si oppone a qualsiasi proposta innovativa (si veda ad esempio il PDL Casson sull’amianto), ma vuole stravolgere i principi fondamentali della legge 81/2008. Più in generale sull’esperienza di alcune associazioni che fanno parte della rete.

Occorre riconoscere l’importanza e la necessità di utilizzare lo strumento giuridico, con ricorsi appropriati alla Magistratura – sia penale che amministrativa – quando le leggi vengono negate o disattese, si pensi, per esempio, al crimine ferroviario di Viareggio e alle lotte dell’associazioni delle vittime, il 31 gennaio è prevista la sentenza.

Tra le iniziative che connettono il diritto alla salute con un sistema sanitario pubblico e universale si richiama l’esempio del comitato delle mamme in difesa dei servizi alla maternità erogati dall’ospedale di Angera in fase di chiusura.

Un’iniziativa specifica deve essere presa nei confronti dell’Inail che si trova in evidente conflitto di interessi in quanto al contempo deve riconoscere e, se del caso, risarcire le malattie professionali. Va ribadito che il compito di riconoscere l’infortunio o la malattia professionale spetta al Servizio Sanitario Nazionale, come prevedeva la legge di riforma del 1978. Con i lavoratori si deve insistere e metterli in condizioni di non delegare nulla in tema di difesa della propria salute, dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Si riafferma la necessità di subordinare la sanità alla salute. L’attuale normativa, al seguito della riforma De Lorenzo (legge 502/1992) che ha stabilito la nascita delle aziende sanitarie e ospedaliere rette da un direttore generale, deve essere rivista a favore di un sistema istituzionale basato sulla partecipazione e il controllo dei cittadini organizzati.

Non più un finanziamento in base alla quantità, ovvero alle prestazioni svolte, ma alla qualità, legato ai risultati di salute della collettività. Sono inaccettabili le misure degli ultimi governi di tagli alla sanità, anche degli operatori nel numero e nelle mansioni. Non è vero che la spesa sanitaria è incontrollabile. E’ vero che aumenta fortemente in funzione dell’oligarchia sanitaria dominante. Sono corruzione, clientelismo e inefficienze che fanno aumentare la spesa. Il sistema sanitario deve essere pubblico e universale, gratuito, fondato sulla fiscalità generale.

L’attività privata è libera ma deve essere svolta al di fuori del servizio pubblico.

Che la salute non sia una merce e la sanità non sia un affare non è solo uno slogan, ma pura verità. Le forme di privatizzazione striscianti vanno respinte. In Italia non sono fino ad ora state prese misure di ridimensionamento pesante sulla sanità pubblica come in Inghilterra e in Spagna. Sono in atto, in modo più subdolo, ma nella stessa direzione, anche qui.

In Italia la privatizzazione passa anche dalla sanità integrativa quale modalità progressiva di erosione e sfiducia in un sistema universalistico. L’obiettivo è un sistema mutualistico e/o assicurativo, già sperimentato, con effetti disastrosi, in passato. In Italia e attualmente in altri paesi.

In conclusione i partecipanti al convegno che si sono riuniti in gruppi di lavoro hanno discusso entrando nel merito dei temi più importanti relativi al diritto alla salute: salute e organizzazione sanitaria, salute e lavoro, ambiente e lavoro, salute della donna, salute mentale, epidemiologia e prevenzione, disabilità, cronicità, non autosufficienza, livelli essenziali di assistenza, salute e servizi sanitari in Europa.

La discussione continuerà soprattutto in vista dell’iniziativa comune ai paesi europei di mobilitazione per al Giornata mondiale della salute prevista per il 7 aprile prossimo.

Medicina Democratica