Mario Perrotta interprete e regista di Milite Ignoto – quindicidiciotto

Abbiamo incontrato Mario Perrotta interprete e regista di Milite Ignoto – quindicidiciotto. Uno spettacolo che racconta La Grande Guerra a partire dagli ultimi, dai dimenticati. Dalla voce e dalle parole in dialetto di quei soldati chiamati a combattere per fare la Storia e di cui si perso persino il nome “il primo, vero momento di unità nazionale. È, infatti, nelle trincee di sangue e fango che gli “italiani” si sono conosciuti e ritrovati vicini per la prima volta: veneti e sardi, piemontesi e siciliani, pugliesi e lombardi accomunati dalla paura e dallo spaesamento per quell’evento più grande di loro”.

Ecco l’intervista: 

Tratto da Avanti sempre di Nicola Maranesi e da La Grande Guerra, i diari raccontano un progetto a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi per Gruppo editoriale L’Espresso e Archivio Diaristico Nazionale. La produzione è Permàr / Archivio Diaristico Nazionale/ dueL / La Piccionaia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti di grande importanza,  ed ha ricevuto il riconoscimento della struttura di missione per il Centenario della Prima Guerra Mondiale – Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed è stato in finale come ‘Migliore novità italiana o ricerca drammaturgia ed è stato scelto da Radio 3 Rai. Perrotta ha affermato “..Ho immaginato tutti i dialetti italiani uniti e mescolati in una lingua d’invenzione, una lingua che si facesse carne viva. Ho provato a cucire insieme nella stessa frase quanti più dialetti potevo, cercando le parole che consentissero passaggi morbidi o fratture violente. Ne è venuta fuori una lingua nuova che ha regalato allo spettacolo un suono sconosciuto ma poggiato sulle viscere profonde del nostro paese. Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto, perché la prima guerra mondiale fu l’ultimo evento bellico dove il milite ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi – anzi, già negli ultimi sviluppi dello stesso – il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto ho voluto intendere “dimenticato”: dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce. Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell’ultimo respiro. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento…”  

Di Daniele Ceccarini