Marcello Lonzi, morto in carcere nel 2003, riserva del Gip sulla chiusura delle indagini

LIVORNO – Sarà resa nota nelle prossime settimane la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno sulla richiesta di archiviazione formulata dal pm Antonio Di Bugno nei confronti dei tre medici indagati per la morte di Marcello Lonzi, il detenuto livornese deceduto nel carcere delle Sughere nel 2003. Lo si è appreso ieri al termine dell’udienza preliminare durante la quale l’avvocato Chiara Tartari, che rappresenta la madre della vittima ha ribadito la sua opposizione alla richiesta della Procura. Sul banco degli imputati rischiano di finire infatti il medico legale Alessandro Bassi Luciani, che eseguì l’autopsia dopo il decesso, e i due medici della casa circondariale livornese, Enrico Martellini e Gaspare Orlando, che tentarono inutilmente di rianimarlo in cella. “Secondo noi – ha spiegato il legale – vi sono elementi per procedere all’imputazione coatta e dunque approdare a un vaglio dibattimentale per alcune ipotesi di reato, mentre per altre ipotesi di reato e in particolare per fare definitivamente luce sulla morte di Marcello riteniamo che siano necessarie ulteriori indagini“.

L’intervento dell’avvocato Chiara Tartari per Informazione Indipendente:

Marcello Lonzi, 29 anni, morì nel carcere “Le Sughere” di Livorno l’11 luglio del 2003 dove doveva scontare 9 mesi per tentato furto. Il suo corpo  venne trovato sul pavimento tra la porta della cella numero 21, sezione sesta, padiglione “D” e il corridoio. Tutto intorno c’era sangue. Secondo gli inquirenti, la morte sarebbe avvenuta per arresto cardiaco. Stridono però le immagini del corpo di Marcello con la presunta causa di morte: otto costole rotte, due denti spezzati, due buchi in testa con una strana vernice di colore blu attaccata, mandibola, sterno e polso fratturati.

Maria Ciuffi, la madre di Marcello, si batte da anni per sapere la verità, è convinta che suo figlio sia stato vittima di un violento pestaggio ed ha presentato denuncia per omicidio contro ignoti. In questi anni le denunce sono sempre state archiviate, ma la signora Ciuffi ha sempre chiesto di riaprire le indagini e afferma: “Penso che, guardando le foto anche il più sprovveduto, si renda conto che mio figlio è stato picchiato”.