L’Italia, la più povera d’Europa: ma attenti ai professionisti dell’indignazione

Presentato il rapporto della Caritas. Le parole dure di monsignor Galantino: inutile parlare di ripresa se nelle tasche della gente non arriva nulla Fonte: The gobalist 

Generazione perduta

Generazione perduta

globalist17 novembre 2017

Siamo fuori dalla crisi, lo dicono gli osservatori e i dati economici. Ma questi numeri ne scordano altri: quelli che registrano la quantità crescente di poveri in Europa e soprattutto in Italia. Sono i poveri giovani: una generazione spazzata via da quella crisi che ha cancellato il loro presente e il loro futuro condannandoli al precariato a tempo indeterminato e una vecchiaia di povertà senza una pensione.

Nel gennaio 2016 erano poco più di 117 milioni gli europei a rischio povertà e esclusione sociale, in Italia era 17 milioni, il 29 per cento della popolazione, una percentuale superiore a quella complessiva dell’Europa”. E’ preoccupato il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino che ha presentato, alla sede della Stampa estera a Roma, il “Rapporto su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia”, realizzato da Caritas Italiana nell`imminenza della prima Giornata mondiale dei Poveri di domenica.

“Il dato colpisce per la sua durezza, la crisi economica ci lascia un esercito di poveri superiore per entità alla popolazione di interi paesi dell’Unione europea. Le varie misure e provvedimenti di contrasto messi in campo dall’Unione, ma anche dall’Italia, fanno fatica a arrivare in periferia. Hai voglia a dire che il Pil è aumentato dello zero virgola… finché un giovane non sa dove andare a lavoro, finché non si arriva a percepire una possibilità reale, con tutto il rispetto, quegli annunci hanno il sapore della beffa. Se non arriva nelle tasche della gente questa possibilità, questa novità, finché uno non riesce a percepirla, non possiamo accontentarci”.
Non serve indignarsi, bisogna agire. “Non mi convincono i professionisti dell’indignazione, sport molto vicino a quello dello scaricabarile. Per l’indignazione fine a se stessa e lo scaricabarile siamo un popolo da podio se non da Oscar”.

“Come credenti dobbiamo continuare a lavorare, con la Caritas, in nome del Vangelo dobbiamo sentirci ingaggiati nella nobile battaglia contro tutte le povertà”, ha proseguito l’arcivescovo, auspicando che “coloro ai quali piace balconear, come dice Papa Francesco, stare al balcone e dare giudizi, una buona volta legano questi rapporti, entrino dove i tanti operatori Caritas, i tanti credenti e non credenti lavorano per sconfiggere la povertà, e la smettano di dire stupidaggini”.