L’Italia delle disuguaglianze

Le cause del fenomeno oggi rischiano di far saltare la coesione sociale, che dovrebbe essere il principale valore aggiunto di una nuova Europa. Fonte: Greenreport.it

C’è un dato, omogeneo nel mondo, che segna in modo indelebile il tempo presente: l’aumento esponenziale delle disuguaglianze. Gli effetti sono quotidianamente sotto i nostri occhi: disgregazione sociale, degrado ambientale, impoverimento culturale, diffusione di fenomeni di in­tolleranza e razzismo. In Italia le 50.000 persone più ricche (lo 0,1 per cento della popola­zione) tra il 1996 e il 2016 sono passate dal possedere il 6 per cento della ricchezza totale al 15 per cento, mentre il 50 per cento più povero è passato dal 15 al 5 per cento1.

Ma la differenza di ricchezza privata è solo la punta dell’ice­berg. Alla base il fenomeno è molto più articolato e preoccu­pante e riguarda il crollo degli investimenti nella ricchezza comune: taglio del welfare, riduzione dei servizi peggio­ramento dei livelli culturali, crescita del rischio ambientale. Lo scenario è inquietante e va affrontato con nuovi strumen­ti, con nuovi occhiali. È quello che sta cercando di fare il Forum sulle Disuguaglianze e le Diversità, promosso dalla Fondazione Basso, in cui Legambiente, insieme ad altre asso­ciazioni e ricercatori, è soggetto attivo.

Il punto da cui partire è che non ci sono solo disuguaglianze di reddito e di ricchezza priva­ta, ma anche disuguaglianze di accesso alla ricchezza comune, che vengono enfatizzate dalle prime e spesso le esasperano. Ci sono disuguaglianze territoriali (tra aree di pianura e di montagna, tra aree urbane e aree interne), disuguaglianze di opportunità (istruzione, mobi­lità), disuguaglianze sanitarie che si riverberano in disuguaglianze ambientali e culturali e che crescono al crescere delle disuguaglianze di ricchezza privata.

E le città sono al centro del problema. Qui si intrecciano e si moltiplicano le diverse forme che il fenomeno delle disuguaglianze sta assumendo e che cercheremo di approfondire di più e meglio. Non c’è solo l’antica polarizzazione centro-periferie. Sempre più le città sono segmentate in compartimenti stagni, a base sociale. Per invertire la rotta non basta avere risorse per la riqualificazione delle periferie, se contestualmente non si aggrediscono le cause che hanno generato quelle disuguaglianze e che oggi rischiano di far saltare la coesione sociale che dovrebbe essere il principale valore aggiunto di una nuova Europa.

di Vittorio Cogliati Dezza, responsabile Green society di Legambiente

Questo testo è tratto dall’edizione 2018 di Ecosistema Urbano, realizzata da Legambiente con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici. La versione integrale del rapporto è disponibile qui: https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_ecosistema_urbano_2018.pdf