Libero olio in libero Stato dell’oleologo Luigi Caricato

Ormai l’olio da olive è di moda. C’è olio per tutti, senza distinzione di popolo, religione o appartenenza ideologica o di classe. Ricchi e poveri possono far ricorso agli oli di oliva senza incontrare alcun limite, nemmeno di natura economica. La disponibilità dell’olio extra vergine di oliva a prezzi accessibili è solo una conquista recente. Tutti i produttori d’olio hanno però diritto a una equa remunerazione, senza essere sfruttati da avidi speculatori. E’ possibile allora conciliare l’idea di un olio democratico, disponibile per tutti, con il diritto dei lavoratori a vivere senza l’angoscia di non quadrare i conti? Con un mercato globalizzato che estende i consumi ad ogni angolo del Mondo ciò che appariva un tempo impossibile è realizzabile, con grande beneficio dei consumatori.

Libero olio in libero Stato (Edizioni Zona Franca) non è un semplice libro, ma un duro e severo pamphlet. Da una parte emergono i toni bonari e accomodanti, molto cari all’autore, dall’altra i tanti spunti polemici con veri atti d’acccusa, senza fare sconti a nessuno.

Luigi Caricato, oleologo, scrittore e giornalista indipendente, è ambasciatore del nostro olio nel mondo, ha avuto il merito di stimolare una riflessione interdisciplinare intorno all’agricoltura e di coinvolgere voci professionalmente diverse, per sostituire schemi concettuali e operativi stantii. Non a caso Giuseppe Pontiggia amava chiamarlo “il Papa dell’olio”, per la sua attività di esperto e studioso, autore di diversi volumi dedicati all’olio extra vergine di oliva.

Dalla prefazione dell’antropologa e scrittrice Daniela Marcheschi: “Luigi Caricato precisa che l’olio di oliva dovrebbe, e a ragione, mutare preposizione in da oliva. Una correzione semplicissima che ristabilisce la differenza rispetto ad altri oli. Dalla differenza, sinonimo di conoscenza, nasce, nei buoni intenzionati, il senso del rispetto. Ma l’autore fa di più e ci ricorda che lo spagnolo aceite deriva da una voce araba che sta per succo di olive. Bello, no?”.

Dalla prefazione dello chef  Gualtiero Marchesi, due estratti dal libro di Luigi Caricato:

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“A osservare con attenzione questo mondo lontano – a distanza, senza emotività – sembra di stare tra esaltati sempre in stato di allerta. Si tenta di far legiferare ogni minimo aspetto che riguardi l’olio da olive, fino ad azzardare scelte parossistiche. Si tenta l’impossibile, un pò come pretendere che la qualità eccellente, l’olio di gran pregio, lo si possa riconoscere e ritenere tale solo per legge. Un’assurdità che ha in se i segni dell’irrazionale, e perfino del grottesco. E’ un pò come se un vino tanto celebrato come il Sassicaia lo si debba far riconoscere e giudicare “eccellente” non dal mercato, e di conseguenza dai consumatori che lo acquistano, ma dal legislatore, quindi in sostanza da un comitato di burocrati che sentenzi quanto sia eccellente e quanto invece non lo sia”.

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“Si resta a volte senza parole. Com’è possibile, dopo aver creduto l’Italia il Paese oliocentrico per eccellenza, vedersi miserabilmente scalzati dalla Spagna? Non c’è da stupirsi: accade. La Spagna domina ormai da protagonista assoluta la scena mondiale. Per via dei grandi volumi di olio prodotto, soprattutto; ma non solo: anche sul fronte della qualità gli iberici non scherzano. Sono perfettamente in grado di farsi valere, senza ricorrere a effetti speciali”.