Legambiente su deroga navi da crociera a Portofino

Il “caso Portofino” finisce in Parlamento per iniziativa dell’on. Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, che ha presentato un’interrogazione parlamentare (la n. 4-13852) ai Ministri Del Rio e Galletti sul provvedimento della locale Capitaneria di Porto, che riduce ulteriormente il limite di avvicinamento delle navi da crociera all’area marina protetta di Portofino. Il Presidente Realacci esprime perplessità sulla misura messa in atto e sottolinea come la “deregulation” dei flussi turistici e la mancata tutela della aree marine protette e di aree di alto pregio naturale e artistico a causa del turismo «mordi e fuggi», abbiano suscitato ripetuti ammonimenti da parte dell’UNESCO, perché tale condizione minerebbe la tutela del patrimonio culturale mondiale.

Com’è noto a Portofino le navi da crociera sono state portate più vicine alla costa grazie alla nuova ordinanza dell’ufficio circondariale marittimo di Santa Margherita Ligure, che abbassa da 0,7 miglia marine a 0,3 il limite non valicabile dai confini dell’area marina protetta. L’ennesima deroga alla deroga, secondo Legambiente. La precedente distanza delle 0,7 miglia, rappresentava infatti già una deroga eccezionale rispetto al limite delle 2 miglia previsto dal cosiddetto decreto “Salva coste”, emanato dopo la tragedia della Concordia all’Isola del Giglio. Per l’associazione ambientalista si tratta di una decisione davvero assurda che mette in pericolo l’ecosistema marino, l’ambiente e il turismo di qualità e sostenibile.

“Quanto sta accadendo nell’area marina protetta di Portofino– dichiara Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente. Con questa deroga grave e vergognosa si depotenzia ancora una volta il decreto salvacoste e si lancia un pericoloso segnale per il ritorno degli inchini sottocosta, una pratica sciocca e dannosa di cui stiamo pagando ancora le conseguenze. A Portofino sembrano aver dimenticato il terribile incidente della Concordia avvenuto quattro anni fa all’isola del Giglio, in Toscana, proprio per colpa di uno stupido inchino che ha causato diversi morti e danni all’ecosistema marino, senza contare che il relitto della nave è rimasto lì per anni prima di essere portato a Genova attraverso una delicatissima operazione via mare. Inoltre, la decisione di abbassare da 0,7 a 0,3 miglia il limite di avvicinamento per le navi da crociera alle coste, potrebbe avere un pericoloso effetto domino, aprendo al resto delle aree protette costiere la possibilità di chiedere deroghe alla distanza stabilita. Per questo lanciamo un appello al ministro Galletti e al ministro Delrio affinché blocchino il depotenziamento di un decreto, che deve essere casomai potenziato interessando non solo le aree protette, ma anche quei territori di pregio, come Capri o le isole Eolie ad esempio, sui quali ancora non vigono vincoli di tutela”.

 “Per giustificare una nuova deroga all’avvicinamento alla costa dell’area marina protetta è stato evidenziato un aumento della sicurezza e una riduzione di inquinamento dovuta alla maggiore velocità nei trasbordi dei passeggeri. Ma il punto non è questo – afferma Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – Qui si tratta di voler riportare sottocosta le navi da crociera diminuendo la sicurezza per il litorale e aumentando il potenziale rischio. Quando si parla di grandi navi la sicurezza si fa con la distanza, come dimostra l’incidente disastroso della Jolly Nero avvenuto addirittura in un contesto sorvegliato e servito come il Porto di Genova e in condizioni meteo climatiche non avverse. Il rischio esiste eccome e se si parla di prevenzione con questa deroga si fa solo dell’ironia”.

La deroga, infine, sembra un vero e proprio favore alle compagnie da crociera e Legambiente pone l’accento sugli impatti e le conseguenze dei flussi turistici che sono generati da questo settore. Manca, infatti, una pianificazione preventiva degli arrivi accompagnata da una programmazione e valutazione degli impatti turistici nei territori, come dimostrano i casi di Venezia o del Porto della Spezia con pesanti effetti sul territorio del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

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