L’ecomafia cinese dietro la lavorazione di corni di rinoceronte direttamente in Sudafrica

Fonte: un articolo di greenreport.it

Il nuovo rapporto “Pendants, Powder and Pathways—A rapid assessment of smuggling routes and techniques used in the illicit trade in African rhino horn” pubblicto oggi da Traffic grazie  a un progetto per ridurre le minacce del commercio  illegale alla fauna selvatica e agli ecosistemi dell’Africa  finanziato da Arcadia, un fondo di  Lisbet Rausing e Peter Baldwin, rivela nuove del salto di qualità effettuato  da reti criminali di origine cinese che operano in Sudafrica: «stanno ora trasformando livello locale i corni   in perline, bracciali, braccialetti e polvere per sfuggire ai controlli e fornire prodotti pronti destinati ai consumatori in Asia, soprattutto in Vietnam e in Cina».

Il rapporto, documenta i casi più recenti  in cui la polizia sudafricana ha scoperto piccoli laboratori casalinghi per la trasformazione dei corni di rinoceronte in ninnoli e ha sequestrato perline, braccialetti e i polvere di corno di rinoceronte. Prima di questi casi, i sequestri di corni di rinoceronte riguardavano quasi esclusivamente  corni interi o al massimo tagliati in due o tre pezzi.

Secondo il colonnello Johan Jooste, camandante nazionale dell’Endangered species section del Directorate for priority crime investigation (DpciI) del Sudafrica, «E’ problema crescente. Le mafie non vogliono più esportare corni interi. Hanno cominciato a tagliarli in quelli che chiamano “dischi” e perline di grandi dimensioni, in linea con la domanda sul mercato e per evitarne l’individuazione».

Negli ultimi 10 anni in Africa sono stati uccisi più di 7.100 rinoceronti solo per prendere i loro corni. Traffic spiega che « Il Sud Africa, che ospita il 79% degli ultimi rinoceronti rimasti in Africa, è l’epicentro  della tempesta, arrivando al  91% delle perdite inflitte dai bracconieri nel continente nel 2016. Facilitata da  reti criminali resilienti e altamente adattate e dalla corruzione endemica in molti Paesi lungo il catena di approvvigionamento, la domanda di corno di rinoceronte è sostenuta dai consumatori in Asia, con il Vietnam e la Cina identificati come i mercati dominanti per l’ utilizzo finale».

Attraverso 456 sequestri registrati da Traffic tra il 2010 e il giugno 2017, il rapporto presenta una panoramica dettagliata delle rotte del contrabbando conosciute dall’Africa all’Asia e alcune tra le miriadi di metodi utilizzati dalle reti criminali per contrabbandare il corni.

Si stima che, tra il 2010 e il giugno 2017, nel mondo  siano stati sequestrati almeno 2.149 corni di rinoceronte, per un  peso superiore alle 5 tonnellate,  ma Traffic fa notare che «Questa è una frazione della stima di 37,04 tonnellate di corno di rinoceronte ottenute dai 6.661 rinoceronti  che sono stati ufficialmente dichiarati uccisi dai criminali in Africa tra il 2010 e il 2016 e senza dubbio entrate nel commercio illegale». Nella maggior parte dei casi, i corni di rinoceronte vengono contrabbandati co gli aere.  I rapporto  di Traffic esamina diversi aeroporti africani e asiatici  che si sono rivelati come gli hotspot  del traffico illegale e nei queli sono state sequestrate almeno 2 tonnellate di corni di rinoceronte durante il periodo preso in esame, con circa il 24% dei casi registrati nel database di sequestri di Traffic che riguardano anche il traffico simultaneo di altri prodotti della fauna selvatica, in particolare l’avorio.

Il rapporto evidenzia che «Le rotte del contrabbando sono complesse e dinamiche, sfruttano le debolezze dei controlli alle frontiere e dei vincoli della  capacità di applicazione della legge. Le rotte si estendono su più aeroporti, frontiere e giurisdizioni legali, approfittando delle risposte frammentarie in materia di applicazione della legge, che sono ostacolate dalla burocrazia, dalla insufficiente cooperazione internazionale e dalla corruzione. I metodi di contrabbando sono infinitamente versatili, limitati solo all’immaginazione e dall’opportunità. Poiché i nuovi metodi di contrabbando vengono identificati dalle agenzie di contrasto, le reti di traffico si adattano e perfezionano la loro tattica, trovano nuovi metodi di per nasconderli (i corni) e nuove debolezze da sfruttare».

I metodi dei contrabbandieri sono a volte grezzi; avvolgono i corni con fogli di alluminio, li cospargono con dentifricio e shampoo o li ricoprono di cera per nasconderne l’odore. M stanno emergendo metodi più sofisticati; corna camuffarli da souvenir e giocattoli, nasconderli in sacchetti di anacardi, scatole di vino e spedizioni di legname, o addirittura trasformarli in imitazione di parti elettroniche e meccaniche. Per confondere le piste del contrabbando, vengono utilizzate rotte di transito circolare, piccoli bagagli e scambi.
Julian Rademeyer, responsabile del progetto per Traffic, è molto preoccupato per quanto scoperto in Sudafrica: «La produzione interna dei prodotti fatti con corno di rinoceronte da parte di reti criminali nell’Africa meridionale è probabile che ponga sfide significative alle già sovrapposte forze di polizia lungo la catena di approvvigionamento illecito dall’Africa all’Asia. E’ essenziale che vengano messe a disposizione maggiori risorse per attuare misure di rilevazione migliorate e la condivisione di informazioni per contrastare questo nuovo allarmante sviluppo. E’ anche essenziale che le indagini non si arrestino ai sequestri di prodotti della fauna selvatica illeciti. Piuttosto, queste crisi ricorrenti dovrebbero essere considerate come un primo passo per studi più ampi e mirati, incentrati sulle reti e sui principali individui che facilitano il traffico di corni di rinoceronte e di altri prodotti della fauna selvatica».