Le marocchinate, quando l’arrivo degli “alleati” si trasformò in un incubo

Nella primavera del 1944 in un’arco di tempo molto breve il sogno di libertà della popolazione si è in realtà trasformato in un incubo così grande da far quasi dimenticare la durezza in quelle zone dell’occupazione tedesca. Come è possibile che dei soldati comandati da generali francesi abbiamo compiuto atti così atroci? Come è possibile che nessun generale francese fosse a conoscenza o che non abbia cercato di fermarli? Sono ancora oggi interrogativi pesanti e angosciosi.

Siamo nell’Aprile nel ’44, da più di 4 mesi gli alleati anglo americani cercano senza fortuna di forzare la linea Gustav all’altezza di Montecassino. Una barriera difensiva che si estende dal Tirreno all’Adriatico costruita dai tedeschi per rallentarne l’avanzata. La popolazione civile si trova in grande difficoltà schiacciata tra due fuochi di bombardamenti quello dei tedeschi e quello degli “alleati”. Le donne, i bambini e gli anziani cercano rifugio nelle campagne, negli ovili, nelle stalle e nelle grotte, abbandonando le proprie case, con la speranza di sfuggire ai bombardamenti e di poter festeggiare presto l’arrivo degli alleati e la fine della guerra. In realtà la guerra non è finita e la parte più feroce non si è ancora realizzata. Nel maggio gli alleati non riuscendo a forzare la linea difensiva tedesca decidono di provare ad aggirarla attraverso i monti Auronci. Il generale americano  Clark affida al generale francese di origini algerine Alfonse Juin con al seguito oltre 110 mila soldati francesi tra cui truppe coloniali algerini e marocchine e tunisini del corpo del cef il corpo di
images-1liberazione francese di cui fanno parte anche 12 mila Goumier truppe militari marocchine addestrate a combattimenti in difficili condizioni come sulle montagne dell’Atlantico. Il 14 maggio i Goumier del Corpo di spedizione francese in Italia, attraversando un terreno apparentemente impossibile, aggirarono le linee difensive tedesche nell’adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe tedesche che iniziano a ritirarsi verso nord lasciando aperta la via per arrivare alla liberazione di Roma. Per le popolazioni di quella zona d’Italia sembra la fine dell’incubo della guerra ma purtroppo il sogno di tornare a vivere in libertà per la cacciata dei tedeschi si trasformerà in un incubo ancora più grande. Lhqdefaulte truppe coloniali iniziano a rubare a saccheggiare, uccidere, devastare e violentare come diavoli impazziti. La follia e la disperazione della guerra si manifesta nella sua totalità sui civili innocenti e la popolazione inerme resta in balia  della violenza delle truppe del corpo di spedizione francese che avanzando si scaglia su tutti e tutto ciò che incontra sul suo cammino. Stupri di massa, saccheggi delle poche cose che rimanevano, uccisioni di chi si ribellava o tentava di difendersi da questo mostruosi atti, eventi di questo tipo si verificarono nel Lazio settentrionale e nella Toscana meridionale. Molte furono le città laziali  dove ragazze e bambine furono barbaramente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori inermi nei confronti della furia dei soldati Goumier, ricordiamo nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia, Castro dei Volsci,Vallemaio, Sant’Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Coreno Ausonio, Morolo e Sgurgola, nella Provincia di Latina Lenola, Campodimele, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze.

Esperia un paese di circa duemila cinquecento abitanti è uno di quelli più colpiti, la quasi totalità delle donne del paese ha denunciato di essere stata violentata, mentre numerosi uomini furono uccisi o violentati a loro volta. Inquietante l’episodio del parroco di Esperia don Alberto Terrilli che nel tentativo vano di salvare tre donne dalle violenze dei soldati, fu legato e sodomizzato tutta la notte morendo due giorni dopo per le sevizie subite. ll sindaco di Esperia affermò che 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono o si ammalarono. Lo scrittore Norman Lewis ufficiale britannico sul fronte di Montecassino scrisse nel libro Napoli ’44 : Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi… Quando i soldati americani del 351º reggimento fanteria giunsero a Pico i goumier stavano compiendo le violenze, ma furono bloccati dal comandante francese del reparto, che disse loro che “erano qui per combattere i tedeschi e non i francesi”. Dalla relazione di  Umberto Pittali  capitano italiano “ufficiali francesi lasciano ai marocchini una discreta libertà di azione…preferiscono ignorare… Addirittura c’è tra loro chi non ha paura di parlare di vero e proprio diritto di preda per i reparti marocchini. Don Alfredo Salulini nel suo libro “Le mie memorie del tempo di guerra” cita un episodio di una ragazza di 16 anni tenuta prigioniera in un casolare a Vallecorsa e costretta a subire violenza carnale da un intero plotone di goumiers, tra i quali anche soldati francesi che si nascosti tra loro, morta dopo le terribili violenze. 

marocchinate-702x336C’è un documento di cui non è stata provata l’autenticità, un volantino che sarebbe circolato tra i goumier scritto in francese o in arabo e inviato dal generale Juin alla vigilia della battaglia finale di Montecassino con il quale avrebbe concesso una sorta di carta bianca nei territori liberati. Per quanto l’originale sia introvabile e molti neghino l’esistenza di questo volantino, tuttavia, l’acquiescenza di comandanti ed ufficiali ed il carattere sistematico delle violenze hanno portato a definire l’idea di una libertà di azione concessa ai soldati nei confronti dei civili…. Ai soldati marocchini, cioè, sarebbe stato concesso il diritto di preda. La cosa più plausibile è infatti che ci sia stato una sorta di complicità omertosa che avrebbe permesso alle truppe marocchine di compiere questi atroci atti. Ecco il testo tradotto del discusso documento « Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete »

Le stime delle vittime sono difficili da calcolare partono dai 3.100 casi di una inchiesta italiana sottostimata per difetto fino alle 60.000 denunce presentate entro la fine del conflitto. In realtà la stima delle vittime non è chiara, ci si basa principalmente sulle richieste di indennizzo delle quali non si conosce la veridicità. La magistratura francese avviò solo 160 procedimenti giudiziari nei confronti di 360 individui. Il 7 aprile 1952 la deputata del PCI Maria Maddalena Rossi denunció alla Camera che nella Provincia di Frosinone vi erano state 6.000 violenze.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle “Marocchinate” Emiliano Ciotti disse: « Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze… diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare…  

L’ex presidente dell’Algeria Ahmet Ben Bella, presente in quei terrbili giorni affermò che la responsabilità non sarebbe stata del generale francese Juin mai degli alti vertici militari francesi. Secondo alcuni storici le ragioni potrebbero ritrovarsi a quando nel 1940 Mussolini rinnegando il patto di non belligeranza con la Francia decise di entrare in guerra al fianco della Germania e intervenire contro la Francia, decisione considerata dai francesi come una grave pugnalata alle spalle. la-ciociara

A guerra finita Alberto Moravia dedicherà un librò a questa tragica parte di storia La Ciociara che nel 1960 diventerà un film diretto da Vittorio De Sica.

Di Daniele Ceccarini