La Valsusa martoriata dal fuoco. Paesi evacuati, ettari di bosco bruciati

La Valsusa sta bruciando da giorni, l’origine quasi certamente dolosa, fiamme altissime stanno attraversando la valle e tutta la Regione Piemonte, piccoli focolai che nell’arco di poche ore hanno percorso anche duemila metri di dislivello muovendosi poi per chilometri spinti da un forte ed eccezionale vento. Frazioni intere e paesi evacuati, scuole chiuse e migliaia di ettari bosco bruciati, numerosi animali morti, sono un primo provvisorio bilancio dei danni. Un’attacco di forza naturale enorme ed immenso.
La risposta del territorio altrettanto forte. Centinaia di persone, volontarie e non, che insieme hanno risposto. In condizioni disperate, chi pronto ed attrezzato, chi in modo più spontaneo, accomunati dalla tristezza e dalla rabbia disegnate sui loro visi sporchi e anneriti dalle fiamme.
Non una casa di un immenso patrimonio rurale è andata persa. Questo deve restare nella memoria di chi ha visto da Bussoleno le fiamme partire e di chi nei giorni successivi anche da lontano ha seguito le notizie giungere con il cuore in mano da una terra amica e avvolta dalle fiamme.
Una battaglia triste in cui si vedono il bosco e la terra ardere. Allo stesso tempo una battaglia combattuta in modo feroce e determinato, casa per casa, metro dopo metro, con le lance e gli idranti, con le pale i rastrelli, ed ogni mezzo occasionale. Senza tregua per anche 48 ore di fila senza interruzioni.
Quella di Bussoleno in particolare, come la battaglia dell’Argiassera, frazione a nord del paese, domenica scorsa, data quasi per persa ed evacuata, ma vinta nella notte a colpi di lancia e pala dalle squadre locali degli anti incendi boschivi, dagli abitanti che tenacemente sono rimasti a lottare.
Nella disperazione del momento, nel vedere la natura piegata, la gioia dell’aver scelto la lotta, sul campo e di persona. Oggi, per difendere la terra in cui si è nati e che si ama, dalle fiamme, ieri e domani da chi vuole distruggerla speculando e riempiendola di cemento.

I bilanci delle spese si faranno poi, di come si sarebbe dovuto investire il denaro pubblico, dei tanti Canadair che si sarebbero potuti comprare al posto di un F35, o dei tanti tagli alla pulizia boschiva per far posto ad una inutile galleria. La rabbia sale pensando a quante risorse in più servirebbero per pulire i boschi, tenere viva la manutenzione dei sentieri e delle piste tagliafuoco, avere più mezzi a disposizione (come i Candair) per intervenire più in fretta, con più incisività e in più punti.

La Valsusa, la Valle del Tav, un luogo vivo che dimostra come ogni euro usato per quel  treno inutile sia un euro rubato alla vita, al territorio, al futuro. Un luogo dove le forze di polizia presidiano da anni un cantiere, piuttosto che essere utili in casi come questi.

 

fonte: notav.info