La valorizzazione del territorio con l’ecoturismo sostenibile. Oltrepò Pavese e Valle Staffora: la Greenway Voghera/ Varzi

  • Siamo entrati in un periodo storico in cui le parole “ecologia” e “biodiversità sono molto di moda ed anche nel settore dei viaggi e del turismo si fa sempre più strada “l’ecoturismo” inteso come un modo di viaggiare responsabile e sostenibile, in cui il turista visita e soggiorna in un “luogo” conservando e rispettando l’ambiente naturale e la cultura, sostenendo e contribuendo alla crescita economica e al benessere della popolazione locale anche attraverso un vero e proprio movimento culturale legato alle vie verdi, noto come “greenways movement”. In tale contesto, il progetto di ultimazione della di Greenway Voghera/Varzi, va oltre quella di un semplice pista ciclabile (con cui spesso viene confusa), investendo aspetti più strutturali, come la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse e la promozione di uno sviluppo sostenibile, il recupero dei paesaggi degradati e lo sviluppo armonico delle città rivolgendosi non solo ai ciclisti ma a tutti gli utenti non motorizzati.
    In un’ottica di mobilità legata prettamente al territorio lombardo ed in attuazione del Regolamento (CE) 1083/2006 che prevede la realizzazione e promozione di itinerari turistici per la fruizione sostenibile delle “risorse culturali e ambientali”, le Greenways possono costituire un sistema di percorsi dedicati a una circolazione non motorizzata in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio.
    È un concetto importante e fortemente voluto dalla Provincia di Pavia, Amministrazione Locali, Gal Oltrepò e Regione Lombardia in quanto, lo sviluppo di una rete ciclabile poggia prevalentemente sul recupero di viabilità minore esistente o potenziale, sul recupero di manufatti, sedimi, caselli o stazioni di linee ferroviarie dimesse, sulla valorizzazione di strade vicinali e interpoderali vincolandole ad un uso dolce con specifici accordi con i frontisti e per ultimo, non meno importante, sullo sviluppo di economie su piccola scala nei territori attraversati dalle ciclovie ove, l’ospitalità, il ristoro, l’accompagnamento di gruppi ed un’editoria (mappe e guide) specializzata trarranno sicuro beneficio dallo sviluppo davvero sostenibile di un percorso come quello qui proposto ed in procinto di prossima ultimazione. Il primo stralcio della Greenway Voghera/Varzi, inaugurata l’11 aprile 2104, parte dall’ Autoporto città di Voghera, ove è stato realizzata la velo stazione o bike station con capienza di oltre 350 biciclette e va a collegare Voghera a Salice Terme lungo un tragitto di circa 14 Km sull’ex sedime della ex ferrovia Voghera/Varzi. Ad oggi, completamente ultimato, ha avuto un costo di circa 1 milione e 700 mila euro.
    È di pochi giorni fa la notizia che entro l’estate di quest’anno partiranno i lavori per il completamento del restante tratto di 18,6 Km. che collegherà Salice Terme a Varzi andando a chiuder un ciclo che ha come scopo principe quello di a valorizzare e l’intero percorso dell’ex tratto ferroviario Voghera/Varzi che si snodava per 32 Km. e 600 m. A fronte di una spesa totale prevista di 2 milioni e 700 mila euro (Fondazione Cariplo, Provincia di Pavia e comunità Montana) la Greenway Voghera/Varzi diventerà il punto cardine intorno al quale dovranno ruotare i percorsi escursionistici e tutte le attività di ristorazione ed accoglienza di qualità che l’Oltrepò Occidentale e la Valle Staffora sono in grado di offrire. La conclusione dei lavori del nuovo tratto di ciclo pedonale è prevista per l’estate del 2018 con la speranza futura di un successivo collegamento alla Lomellina ed allacciarsi così al progetto VenTo, ovvero la ciclabile che dovrebbe collegare Venezia a Torino. Voglio concludere ricordando che il tratto ferroviario della ex Voghera/Varzi si snodava quasi interamente a ridosso del Torrente Staffora con un percorso di 32,600 Km. ed era costituito da una ferrovia in concessione, a scartamento ordinario e trazione elettrica a binario unico e con pendenza massima del 18 per mille.

Di Andrea Casarini