La tortura nel Bel Paese, dal mobbing al microchip. Una ricerca a cura di Romano Nobile

(ANSA) – Il fenomeno della tortura in Italia è più vasto e subdolo di quanto possa apparire e, specie per le forme più sofisticate, “viaggia” in modo sommerso. Se infatti forme di violenza come il mobbing o gli abusi nelle carceri sono già stati denunciati e studiati, poco si sa della tortura “politica” o dei maltrattamenti subiti dagli anziani nelgi ospizi e dagli immigrati nei Cpt. Ora, per la prima volta, una ricerca analizza il fenomeno nella sua globalità, dalle forme più evidenti a quelle più sottili e avveniristiche come il microchip.

Romano Nobile vive a Roma. Avvocato, Presidente dell’Ares (Agenzia Ricerca Economico-sociale) e collaboratore della rivista Carta, ha curato per l’editrice Malatempora alcuni saggi, tra i quali “Paradisi fiscali, uno scippo planetario” (2003), “Lavorare stronca” (nel 2004 insieme a Giulio Piantadosi), “Giù le mani dai beni comuni” (2006).

Attualmente si occupa di attività politico-culturale per la tutela dei beni comuni e dei diritti umani. Da tale attività è nata l’esigenza della presente ricerca che descrive i vari tipi di tortura che affliggono il Bel Paese, dal mobbing al microchip, compresi quelli attualmente praticati sulla pelle di persone che hanno dato e danno fastidio al potere e che, finora inascoltate dai media, possono, grazie ad un piccolo editore alternativo, denunciare finalmente alla luce del sole ed al proprio rischio la loro condizione. Ciò che apre grossi interrogativi sul nostro sistema “democratico”.

La tortura nel Bel Paese“, ricerca di Romano Nobile, è un’edizione Malatempora (www.malatempora.com).