La terra avvelenata di Gela, dove si nasce già malati

Fonte: Theglobalist.it  Un articolo di Tancredi Omodei

C’è una malformazione dell’uretra che è presente nella popolazione di Gela con numeri record, i più alti al mondo. La malformazione è l’ipospadia. Numeri record anche per casi di palatoschisi, una malformazione del palato, e record di casi di spina bifida. Malformazioni genetiche che sono la conseguenza criminale di come sono stati trattati e smaltiti i rifiuti tossici dell’impianto Eni della città siciliana. Per più di mezzo secolo. Una montagna di guasti, di illusioni e di delusioni, che si è riversata sulla popolazione, lasciando in eredità una città distrutta nella costa, nell’impianto urbanistico, nel sistema sociale ed economico. Per quella presenza industriale incontrollata, non c’è famiglia a Gela che non conosca lutti e malformazioni.
A raccontare di Gela e l’inglese Guardian che fa quel che tanta stampa italiana non sta facendo. Ma, si sa, da queste parti molto spesso valgono le dichiarazioni politiche incrociate. Per quella tragedia, tragedia che continua, il pubblico ministero, giorni addietro ha mandato a processo cinque manager dell’Eni. Se ritenuti colpevoli, rischiano sei anni di carcere. Interpellati dal Guardian, in vertici dell’Eni hanno confermato fiducia nei loro dirigenti e dicono di attendere con altrettanta dose di fiducia il risultato del processo. Secondo l’accusa, a carico dell’Eni ci sarebbe anche la decisione di “smaltire” i rifiuti tossici dell’impianto in mare, a tre miglia dalla costa.

Scelta che sarebbe stata devastante, a giudicare dai risultati delle ricerche scientifiche sulle patologie riscontrate nelle popolazione di Gela, soprattutto tra bambini, neonati e sulle gravidanze. Il più approfondito è uno studio del 2011. Un legale, l’avvocato Luigi Fontanella – come ricorda il Guardian – ha realizzato un dettagliato dossier prendendo in esame ben 70mila abitanti. Mostruosi i numeri legati ai difetti alla nascita. A Gela, per decenni, non è passato giorno che non si dovesse registrare una anomalia legata alle distorsioni provocate all’ambiente. Una sfilza di malattie congenite, tante, troppe. Ora Gela attende giustizia; attende che si avvii nel suo territorio una vasta e attenta opera di bonifica. Progetto che serva a dare serenità ad una popolazione profondamente ferita da quella sciagurata e incontrollata scelta industriale, non ad ingrassare qualcuno, magari che odora di mafia. Nei decenni, Gela è stata capitale di una industrializzazione che si è dimostrata fallace, poi capitale dell’abusivismo, quindi capitale di una mafia nuova e violenta, quella della “Stidda”. Ora vive male sulle macerie, anche umane, e sui lutti.