La razza Varzese: dal rischio di estinzione al progetto di recupero

La vacca Varzese appartenente al gruppo delle cosiddette “montagnine” era classificata come razza a triplice attitudine (latte, carne e lavoro), classificazione che oggi è scesa soltanto a due (latte e carne) poiché i lavori agricoli da tempo non si svolgono più con la trazione animale  Questa razza autoctona è iscritta dal 1985 al “Registro Anagrafico delle popolazioni bovine autoctone e gruppi etnici a limitata diffusione” istituito per salvaguardare le razze bovine minacciate di estinzione che risultano allevate in Italia e per la salvaguardia di questi patrimoni genetici. Ripercorrendo la storia sembra che la presenza di “vacche fromentine” in territorio italiano sarebbe documentata fin dall’età romana. La maggioranza degli studiosi sostiene che ciò sarebbe avvenuto al seguito del generale cartaginese Annibale al tempo delle guerre puniche quando, all’inizio del III secolo a.C., egli valicò le Alpi provenendo dall’odierna Tunisia attraverso Spagna e Francia per andare alla conquista di Roma portandosi dietro non solo gli elefanti ma anche mandrie di bovini che servivano per l’alimentazione e il lavoro.  Proprio in Val Trebbia Annibale incontrò le prime forti resistenze alla sua avanzata che lo costrinse a fermarsi in zona per un certo tempo rendendo così plausibile la diffusione della vacche al suo seguito nel nostro Appennino.  Altro possibile contributo all’arrivo nelle nostre valli di questa razza potrebbe essere stato fornito dai Liguri, popolazione allora presente dall’Appennino Settentrionale fino ai monti Iberici lungo tutto il litorale mediterraneo, e che poteva, quindi, incrementare ulteriormente la presenza di razze fromentine.
Eppure questa bella razza nostrana, che presenta tante caratteristiche positive, è stata a fortissimo rischio di estinzione passando dai 40.000 capi del secondo dopoguerra al declino iniziato attorno agli i ’70 per raggiunge il momento più critico a cavallo del nuovo millennio quando ne sopravvivevano circa 50 – 60 capi.
Fortunatamente, a questo punto, grazie alla sempre crescente consapevolezza da parte delle istituzioni dell’importanza delle razze autoctone e ad una sempre maggiore presa di coscienza da parte degli stessi allevatori e, non ultimi, di una fascia consistente di consumatori si sono messi in atto progetti di recupero di questa razza che, seppur tra mille difficoltà, hanno cominciato ben presto a dare risultati incoraggianti e di tutto rispetto La stessa Regione Lombardia, per esempio, vara nel 1980 il “Piano di salvaguardia e valorizzazione del bestiame bovino Varzese” e vengono organizzati convegni ad hoc (La vacca “Varzese” nell’anno della “Biodiversità”, Voghera 2010, ma altri in precedenza erano già stati organizzati a Varzi nel 2003 e a Val di Nizza nel 2006).  Importante è stato anche il ruolo di alcuni media nazionali come la RAI che, durante la stagione 2000 – 2001, dedica una puntata di “Linea verde” alla tutela della Varzese.
Per l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Giovanni Fava oggi facciamo i conti con la mentalità tale per cui l’unico obiettivo è quello produttivo in un contesto dove la quantità prodotta non è remunerata adeguatamente.  Un mercato che non soddisfa più l’imprenditore, che deve iniziare a diversificare approcciando modalità che ti danno accesso a risorse.  Un ricorso maggiore al biologico, che sembra auspicabile e, dove possibile, all’utilizzo di razze in via di estinzione in linea con il recupero delle specie autoctone, della valorizzazione territoriale oltre che della sostenibilità ambientale e dell’economicità gestionale”.
Siamo sulla buona strada
Di Andrea Casarini

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