LA GESTIONE DEL VERDE PUBBLICO. PERCHÉ DIRE NO ALLA CAPITOZZATURA

La potatura degli alberi fa parte dell’ordinaria gestione del verde urbano anche se, molte volte, il risultato che ci consegnano le imprese alle quali viene affidato il lavoro di manutenzione è davvero raccapricciante e privo di buon senso.
Alberi con la chioma mozzata o poveri scheletri senza foglie che nulla hanno a che vedere con la vita vegetale.

Oltre ad un motivo “puramente estetico” l’opporsi a questa obsoleta e dannosa pratica è strettamente correlato alla salute delle piante stesse ed anche, non di basso rilievo, ad aspetti economici in quanto se l’albero capitozzato sopravvive, nel giro di pochissimi anni occorrerà effettuare nuovi interventi con successiva potatura di contenimento della pianta e, di conseguenza, un impegno economico da parte delle amministrazioni piuttosto rilevante sul medio e lungo periodo.
I risultati della capitozzatura su viali e giardini pubblici sono oramai sotto gli occhi di tutti ma spesso non ne conosciamo o non siamo al corrente dei danni e degli effetti a medio lungo termine che questa pratica sconsiderata ha sulla vita vegetale: indebolimento precoce, malattie, insediamento di parassiti, cedimento improvviso dei rami, collasso della pianta ecc.
Tutto questo non significa però che, all’interno del contesto urbano, il verde pubblico non debba essere gestito.

È doveroso fare potature corrette e con cognizione di causa affidandosi a ditte e personale qualificato al fine di evitare danni ancora maggiori sia per la cittadinanza sia per la salute stessa delle piante e di quel po’ di natura rimasta ai margini di piazze, parcheggi, strade o marciapiedi.
Purtroppo, a mio avviso, molte volte le autorità comunali spinte da una reale necessità di salvaguardia dell’incolumità pubblica scrivono ordinanze e firmano esecuzioni lavori convinti di mantenere gli alberi sani e sicuri e, per cronica carenza di fondi, giocando al ribasso negli appalti pubblici che di fatto contribuiscono al fiorire di un sottobosco di aziende e cooperative aventi maestranze improvvisate e personale non formato e spesso non qualificato.
La potature e di conseguenza la gestione del verde pubblico dovrebbe quindi limitarsi ad una semplice ed oculata potatura di diradamento od al limite di selezione avente il fine di eliminare rami secchi o parte della pianta morte, morenti, malate o pericolose per la vita urbana.

Di seguito, in sintesi ed in base agli studi scientifici effettuati sino ad ora possiamo sintetizzare 7 buoni motivi per dire NO alla capitozzatura del verde pubblico:
• Benefici ambientali: un asola grande pianta assorbe 150 chili di CO2 all’anno filtrando anche le polveri sottili emesse dal traffico urbano, dalle industrie e dalle caldaie domestiche.
• Deficit nutritivo: qualunque intervento che rimuove più di 1/3 della superficie della chioma causa un deficit di sostanze nutritive che altera l’equilibrio energetico della pianta determinando un abbassamento delle sue difese naturali contro l’aggressione di microrganismi patogeni e/o aggressioni esterne.
• Shock solare: la chioma ha funzione di ombrello che scherma gli agenti atmosferici e l’azione diretta dei raggi solari per cui , se il tessuto della corteccia rimane nudo rischia di essere esposto a scottature solari esponendo, di conseguenza, allo stesso rischio tutta il verde circostante.
• Sviluppo di malattie e parassiti: i “mozziconi” di piante capitozzate formano ferite difficile da rimarginarsi soprattutto se in sede apicale. Questi monconi sono quindi facilmente attaccabili da insetti, parassiti ma anche da spore di funghi che causano la “carie del legno”.
• Ricrescita accelerata con rami deboli: la pianta cerca di reagire con getti di nuovi rami epicorici che spuntano cioè dalle nuove gemme del tronco. Tali rami sono però particolarmente deboli in quanto presentano un’attaccatura fragile col rischio che si stacchino più facilmente.
• Morte dell’albero: alcuni alberi adulti soprattutto di alcune specie (es. faggio) sopportano male la capitozzatura per cui la drastica riduzione del fogliame li conduce rapidamente ed inesorabilmente all’essiccamento.
• Brutture: non per ultimo la potatura drastica distrugge la naturale forma della pianta lasciando al posto della sua parte terminale solamente orribili branche e monconi. Un albero oggetto a tale pratica non riuscirà mai a riacquisire la sua forma naturale ed estetica.

A) – CAPITOZZATURA: è una tecnica di potatura delle piante che consiste nel taglio indiscriminato di grossi rami, branche o del fusto stesso con il rilascio di monconi. Può comportare la rimozione di oltre il 50% della chioma di un albero e, nei casi più gravi, anche del 100%. Viene spesso eseguita per contenere le dimensioni di un albero nell’errata convinzione che una riduzione drastica delle sue dimensioni ne riduca il pericolo. Rispetto ad una potatura corretta e mirata con altre tecniche, è un intervento facilmente eseguibile, con limitato dispendio di energie, di tempo e che non richiede particolari capacità o competenze da parte degli operatori che quindi la preferiscono rispetto alle tecniche citate sotto.
B) – POTATURA DI CONTENIMENTO O RIDUZIONE: si intende una riduzione in altezza od in larghezza della chiama eseguita mediante il raccorciamento effettuato con la tecnica del taglio di ritorno ed il raccorciamento dei rami laterali quel tanto che occorre affinché non interferiscano con linee elettriche, punti luce, facciate di edifici o case e/o eventuali infrastrutture urbane. La pianta dovrebbe mantenere la sua strutture principale che aveva prima dell’intervento.
C) – POTATURA DI SELEZIONE: consiste nell’eliminazione di una certa quantità di rami secondari avente lo scopo di diradare la chioma eliminando i getti poco vigorosi ed in competizione fra loro, far penetrare maggiormente i raggi solari all’interno della struttura arborea ed aumentare la resistenza meccanica al vento operando in maniera tale da ottenere una distribuzione quanto più omogene delle branche e dei rami rimanenti senza lasciare parti di chioma troppo fitte o trappe rade.

D) – POTATURA DI RICOSTITUZIONE: nel caso vi siano state grosse rottura di branche per cause naturali od interventi di potatura pregressi cui sia seguito un notevole scoppio vegetativo, questa tipologia di potatura ha il fine di selezionare i nuovi getti tra quelli con migliore inserzione e distribuzione sulla branca ridando possibilmente alla pianta la sua struttura naturale.
E) – POTATURA DI RIMONDA: si intende l’eliminazione di tutte le parti secche od ammalate e deperite presenti sulla pianta oltre a tutte le presenze estranee (es. piante rampicanti) eventualmente rinvenute sull’albero oggetto di intervento. Permette di ridurre le infestazioni di insetti e le infezioni da funghi oltre che diminuire il rischio di caduta di branche più o meno compromesse.
F) – POTATURADI ALLEGGERIMENTO: si intendono interventi effettuati sulla parte distale dei rami, per lo più orizzontali, in maniera da scaricarli dall’eccessivo peso apicale rendendoli, di conseguenza, strutturalmente più resistenti e facilitando lo sviluppo di rametti e/o gemme a legno più interne rispetto agli apici dominanti.
di Andrea Casarini

 

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www. isaitalia.org > 03-potare-gli–alberi
www. isaitalia.org > 04-potatura-dove–tagliare
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