La Ferie delle Messi a San Gimignano il 17-18-19 giugno. Di Raffaella Bragazzi

Vi ricordate le gite scolastiche? Alle medie duravano un solo giorno. Partenza all’alba…arrivo e visita al sito prescelto…pranzo al sacco… rientro previsto in serata. Di solito le circolari che riguardavano la tanto agognata giornata di vacanza da trascorrere con i compagni di classe erano redatte pressappoco così. Il nostro preside selezionava inevitabilmente, visto il poco tempo a disposizione, una località toscana non troppo distante da La Spezia (città dove sono nata e cresciuta). Il primo anno visitammo Volterra. L’anno successivo la scelta cadde su San Gimignano cittadina anch’essa legata, almeno in origine, alla civiltà Etrusca.

Eravamo ragazzini ancora un po’ immaturi e, a parte i due secchioni della classe, non morivamo proprio dalla voglia di rinchiuderci ancora una volta dentro l’immancabile museo ad osservare, attraverso il vetro di una teca, gli oggetti in uso all’epoca degli Etruschi. Quindi, quando arrivammo a destinazione, una parte di noi non seguì il gruppo e l’insegnante di italiano, ma si diresse esattamente dalla parte opposta pregustando di girovagare senza meta tra le vie del borgo.

Dopo soli dieci minuti il nostro sogno di libertà si infranse miseramente. La prof, che si era accorta della nostra assenza, venne verso di noi e “gentilmente” ci invitò a seguirla… con la promessa (mantenuta) di una nota sul registro e di una approfondita interrogazione sul programma di storia da effettuarsi nei giorni seguenti. Sinceramente, quel giorno, prestai ben poca attenzione alle bellezze di San Gimignano (stavo pensando all’inevitabile reprimenda paterna che mi sarei dovuta sorbire una volta a casa), l’unica cosa che mi rimase in mente furono le leggende narrateci dalla prof sulla sua fondazione e sulla sua denominazione.

san gimignano torriSembra che la sua nascita si debba a due giovani fratelli appartenenti alla nobiltà romana, Muzio e Silvio che, accusati di aver appoggiato la congiura ordita nel 63 avanti Cristo da Lucio Sergio Catilina per sovvertire la Repubblica romana, si rifugiarono in Val d’ Elsa dove costruirono due castelli: quello di Mucchio e quello di Silvia da cui prese il nome la cittadina.

La denominazione Silvia venne poi cambiata in quella attuale nella prima metà del VI secolo in segno di gratitudine verso San Geminiano, a cui i fedeli si appellavano contro le avversità, che nel 550 venne invocato dagli abitanti del borgo terrorizzati dall’avanzata delle truppe di Totila, re dei Goti, che minacciavano di saccheggiare e distruggere la cittadina. Il santo, in risposta alle loro preghiere, apparve sulla cinta muraria e, miracolosamente, fermò l’orda barbarica.

Il ricordo di quella gita scolastica disastrosa è poi sbiadito nel corso degli anni. Il suo posto è stato preso dalle tante stupende immagini che mi si sono impresse nella memoria ogniqualvolta sono ritornata in quest’angolo di Toscana, dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” per la complessa architettura medievale del suo centro storico e (aggiungo io) anche per la bellezza dei paesaggi che si possono ammirare passeggiando lungo il perimetro delle sue mura.

san gimignano valleLa cittadina svetta, con le sue torri che si alzano verso il cielo, su una collina che domina la Val d’Elsa. Un tempo le torri, che oggi sono tredici, erano molte di più. Ogni palazzo importante ne era provvisto. Nella prima metà del XIV secolo molte famiglie, grazie alla produzione e al commercio di pregiati prodotti agricoli del territorio (su tutti il vino Vernaccia e lo zafferano), avevano raggiunto il benessere economico e gareggiavano tra loro costruendo imponenti dimore di cui la torre costituiva il segno distintivo di maggior prestigio.

Il cuore del centro storico è rappresentato da Piazza del Duomo. Per raggiungerla entriamo in città da una delle cinque porte principali, quella dedicata a San Giovanni. Percorriamo la via omonima e, oltrepassato l’Arco dei Becci, sbuchiamo in Piazza della Cisterna (che deve il suo nome al pozzo in travertino che vi si trova al centro) un tempo palcoscenico della vita pubblica dei sangimignanesi dato che vi si trovavano la maggioranza delle botteghe e delle taverne del borgo.

La piazza è circondata da meravigliosi palazzi medievali tra cui spicca la cosiddetta Torre del Diavolo di palazzo Lupi costeggiando la quale si accede al vicolo dell’Oro dove svolgevano la loro attività gli orafi e i battiloro, abili artigiani che martellavano le monete d’oro sino a ridurle in lamine sottilissime. Secondo una leggenda la torre venne denominata così dal suo antico proprietario che, dopo essere stato in viaggio per lungo tempo, una volta rientrato nel borgo la trovò inspiegabilmente più alta di come la ricordasse e non riuscendo a darsene una spiegazione razionale ne attribuì l’opera al demonio.

san gimignano piazzaDa Piazza della Cisterna bastano pochi passi per ritrovarsi in Piazza del Duomo. La piazza è magnifica. Vi si trovano i monumenti più importanti della cittadina: il Palazzo del Popolo (all’interno del quale hanno sede anche il Museo Civico e la Pinacoteca) dominato dalla torre Grossa che è la più alta di San Gimignano, il palazzo del Podestà sovrastato dalla torre Rognosa (chiamata così poiché divenne un carcere) e, naturalmente, la Collegiata a cui si accede salendo un’ampia scalinata. All’interno del Duomo, in fondo alla navata destra, si trova la cappella di Santa Fina in cui si possono ammirare un ciclo di affreschi di Domenico del Ghirlandaio.

Santa Fina è, insieme a San Geminiano, patrona della città. Più di vent’anni fa, per onorarla ulteriormente, è nata in città un’associazione, “I Cavalieri di Santa Fina“, che oltre a partecipare alle celebrazione del 12 marzo (giorno in cui viene ricordata come Beata dalla Chiesa Cattolica) organizza ogni anno il terzo week end del mese di giugno la rievocazione storica di una tradizionale festa medievale che veniva celebrata, da tutta la popolazione, prima che iniziasse il periodo dei raccolti: la “Ferie delle Messi” che vede il suo momento conclusivo nella Giostra dei Bastoni.

san giminiano festaSe quindi deciderete di visitare San Gimignano durante il prossimo fine settimana potrete veramente fare un salto temporale che vi riporterà nella seconda metà del 1200 poiché le vie del borgo rievocheranno ancora di più l’atmosfera medievale che già vi si respira normalmente. Infatti, in Piazza della Cisterna e in Piazza delle Erbe potrete curiosare in un mercato dell’epoca mentre tra le vie incontrerete musici e giocolieri, vedrete sfilare il corteo storico composto da ben 500 figuranti in costume e assistere al tiro alla fune e alla gara della Treccia.

La domenica mattina, ultimo giorno della manifestazione, potrete poi assistere in Piazza del Duomo al rituale della benedizione dei cavalli e dei cavalieri delle quattro contrade in cui, nel XIII secolo, venne suddivisa la cittadina.

Subito dopo vi consiglio di imboccare la via che si trova sulla destra della chiesa e che conduce in Piazza delle Erbe da dove, tramite la scalinata, salirete verso la Rocca di Montestaffoli, il punto più alto di San Gimignano dove avrà luogo la Giostra dei Bastoni.

Nell’attesa di assistere alla gara, al termine della quale la contrada vincitrice si aggiudicherà la Spada d’Oro mentre al cavaliere verrà fatto dono del “cencio della città”, se riuscite a raggiungere l’unica torretta della Rocca rimasta agibile godrete di un panorama straordinario in cui lo sguardo spazierà dalle torri del borgo alle dolci colline che lo circondano.

In ogni caso non lasciate Montestaffoli se non dopo aver visitato il Museo del Vino e della Vernaccia di San Gimignano che si trova nella Villa della Rocca.

vernacciaLa Vernaccia, oltre ad essere stato il primo vino italiano ad ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata, vanta anche una citazione nel XXIV canto del Purgatorio della Divina Commedia. Il sommo poeta narra l’incontro con papa Martino IV che spiega in questo modo a Dante la sua collocazione nel girone dei golosi: “…Purgo per digiuno l’anguille di Bolsena e la vernaccia”

Parlando di piaceri della tavola mi viene ora naturale parlarvi delle prelibatezze che potrete gustare a San Gimignano. Sono talmente tante che mi limiterò a consigliarvi i piatti più caratteristici come: il minestrone di verdure, lo stracotto, i pici, i salumi, i dolci…e…l’elenco potrebbe continuare all’infinito!

Per quanto riguarda il consueto souvenir da portarsi a casa la scelta potrebbe cadere su una bottiglia di vernaccia o un bel vasettino di vetro con i preziosissimi pistilli di zafferano, una spezia talmente pregiata che nel 1228 il Comune di San Gimignano obbligato a pagare i molti debiti contratti durante l’assedio al Castello della Nera, onorò l’impegno in parte con denaro contante e in parte con zafferano.

Come di consueto per maggiori delucidazioni vi invito a contattare l’Ufficio Informazioni Turistiche, in questo caso l’Associazione Pro Loco San Gimignano Tel. 0577 940008

Alla prossima!

Raffaella Bragazzi